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Perché il Sabato Santo   versione testuale

Anticamente vi era la pia pratica di ostendere la Sindone il giorno del Venerdì Santo. Ma Benedetto XVI ha sottolineato il profondo legame che esiste tra la Sindone ed il mistero del Sabato santo: “Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo…la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato…In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui…Questo è il mistero del Sabato Santo! (…) In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla – senza contare quanti la contemplano mediante le immagini – è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore”.

Il Sabato Santo dunque, giorno del grande silenzio, giorno di meditazione e preghiera in attesa dell’annuncio della Resurrezione, ben si presta ad una preghiera e meditazione di fronte a quella immagine straziante ma così composta e maestosa. Non si tratterà evidentemente della celebrazione di una Santa Messa, che come dovrebbe essere noto non viene celebrata il giorno del Sabato Santo, e nemmeno una ostensione nel senso comune del termine: la Sindone resterà nel suo contenitore e al suo posto, aprendo il guscio di protezione in modo che le telecamere possano riprenderla per permettere al mondo la contemplazione di quell’immagine che racchiude dolore e speranza, e aiutare così ad unirsi nella preghiera che l’Arcivescovo dirà per tutti e con tutti.

Gian Maria Zaccone

Direttore Centro Internazionale Studi sulla Sindone

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