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Il cardinal Bagnasco in ginocchio davanti alla Sindone   versione testuale
Il 12 giugno con 650 fedeli da Genova e 200 dalla Liguria




«In visita alla Santa Sindone con un folto gruppo di pellegrini da Genova prego il Signore Gesù per la mia cara Diocesi, per Torino e il suo pastore e per le intenzioni del Santo Padre». Queste le parole con cui il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale italiana, ha affidato al libro dell’Ostensione in occasione del suo passaggio davanti al Lino, il 12 giugno, insieme con 650 fedeli al seguito dal capoluogo ligure e con 200 da altre parti della sua regione. Un’ampia rappresentanza  che dopo la contemplazione del Telo, si è riunita nella basilica di Colle Don Bosco per una messa presieduta dallo stesso cardinale.

Questo pellegrinaggio è stato molto desiderato e a lungo preparato dal porporato noto per la statura intellettuale ed etica non meno che per l’impegno pastorale. «La Sindone è un segno grande di fede – ha spiegato – Il segno della sofferenza di Dio per l’amore del mondo. Un segno di follia dell’amore divino, un amore pieno,  totale e totalizzante che non ammette limiti e che infatti è giunto al sacrificio della vita». Si tratta di un amore che «solo Dio può dare in modo tanto profondo e radicale e che diventa per noi tutti un esempio e un invito a non arrendersi mai. Perché le tenebre non sconfiggono la luce. E’ piuttosto la luce che le dirada».

Per il cardinale Bagnasco, «pregare davanti a questa icona antichissima significa vedere e toccare con le mani e con l’anima la follia dell’amore divino, tornando a casa con un amore più grande nel cuore». E’ proprio questo amore più grande che il cardinale intende condividere con la sua città al momento tanto segnata dalla crisi. «Genova è sempre vissuta e prosperata su importanti produzioni, grandi cantieri, grandi industrie, realtà che oggi però sono in sofferenza profonda. Gli esperti parlano di un’inversione di tendenza, di segnali economici incoraggianti. Ma noi ancora non ne vediamo le ricadute sulle famiglie. Alle nostre parrocchie si rivolgono persone in situazioni precarie e disoccupati, che non sanno come rispondere alle necessità dei loro cari e che vivono in uno stato di continua incertezza».

La Sindone può offrire un messaggio positivo, di riscatto «Il Telo ci dice che Dio è con noi e che non ci abbandona – ha  considerato monsignor Bagnasco – la consapevolezza di non essere soli può aiutarci a non arrenderci, a non gettare la spugna di fronte alle difficoltà». Certo i frequenti episodi di disonestà e corruzione non incoraggiano alla speranza, «ma anche in questo caso bisogna reagire con compattezza e secondo direttrici comuni, richiamando i responsabili della cosa pubblica ai loro doveri». Il cardinale su questo punto è fermo: «Spesso la politica risulta scollegata dai veri problemi del paese, si perde in questioni che per la gente comune non hanno alcun rilievo. Invece la vera emergenza oggi è la povertà».

La visita del cardinale Bagnasco alla Sindone ha coinciso oggi con il pellegrinaggio di 64 senza fissa dimora in arrivo da Roma, cui Papa Francesco ha pagato il viaggio. «Dio mette al centro coloro che per la società sono ai margini: senza tetto, immigrati, sofferenti. E il Santo Padre non perde occasione per far sentire che Dio è per tutti, ma per i più deboli in particolare».
 
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