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La tridimensionalità   versione testuale
Lo studio della presenza di informazione tridimensionale in immagini è iniziato con l'elaborazione di immagini provenienti da satelliti artificiali; negli anni '70 gli scienziati della NASA riuscirono ad ottenere fotografie tridimensionali di corpi celesti in quanto questi sono a distanza tale da rendere percepibile la diversa intensità luminosa delle loro immagini.
Nelle comuni fotografie, invece, l'informazione tridimensionale non è presente; il processo fotografico infatti non può far sì che gli oggetti ripresi siano messi in relazione diretta con la distanza che li separa dalla macchina fotografica.
L'analisi e la rielaborazione tridimensionali sono possibili solo quando l'illuminazione ricevuta dall'oggetto dipenda dalla sua distanza; in caso contrario per ottenere un'immagine in rilievo occorrono non meno di due fotografie dello stesso oggetto, separate da una distanza nota (è il caso della fotografia stereoscopica). Quando si elaborano pertanto normali fotografie di persone, al fine di ottenere rilievi verticali, si ottengono notevoli distorsioni.
Paul Vignon, professore di biologia all'Institut Catholique di Parigi, fu il primo a notare, nel 1902, che l'intensità dell'immagine sindonica sembrava variare inversamente con la distanza tra la tela ed il corpo, cioè quanto più il corpo è stato vicino alla tela, tanto più l'immagine è diventata scura. All'epoca di Vignon non c'era alcun modo di verificare quest'ipotesi.
Nel 1977 i ricercatori della U.S. Air Force Academy, Eric J. Jumper e John Jackson, effettuarono tale verifica per messo di un analizzatore VP-8 che trasformò, sulla base di una legge iperbolica, le sfumature di intensità dell'immagine in livelli di rilievo verticale; fu così ottenuta l'immagine tridimensionale del corpo e il particolare del volto.
Il professor Giovanni Tamburelli dell'Università di Torino, assistendo nel maggio del 1978 ad una conferenza sulla Sindone, rimase interdetto circa la qualità delle immagini ottenute da Jumper e Jackson, in quanto esse presentavano una definizione minore dell'immagine bidimensionale originale. Tamburelli diede allora vita a Torino ad un gruppo di ricerca che iniziò gli studi informatici sulla Sindone. I primi risultati furono ottenuti già nell'estate del 1978 e negli anni successivi furono continuamente aggiornati e ampliati con ulteriori studi che proseguono tuttora anche dopo la morte di Tamburelli (1990) e sono svolti da un'équipe del Dipartimento di Informatica dell'Università di Torino, sotto la direzione del professor Nello Balossino.
Nell'elaborazione numerica tridimensionale si è supposto che il lenzuolo avesse un'adeguata curvatura e cioè che assumesse la forma di una superficie curva regolare con una certa pendenza tra il naso e la fronte e che vi fosse contatto con i punti del corpo di massima intensità luminosa.
La distanza fra il corpo e il telo è stata valutata secondo la linea verticale considerando il corpo in posizione supina. L'ipotesi formulata è che alla formazione di un pixel dell'immagine abbiano contribuito tutti i pixel di una regione che congloba il punto in diretta corrispondenza con il pixel dell'immagine.
La legge di trasformazione adottata si basa sullo sviluppo in serie di Mac Laurin in cui sono stati variati opportunamente i coefficienti in modo da ottenere la massima definizione dell'immagine.
Per effettuare l'elaborazione tridimensionale si è partiti dall'immagine mostrata a destra della figura 2; il risultato ottenuto è riportato in figura 3, nella quale sorprendentemente appaiono un rilievo ovunque regolare ed una definizione alquanto elevata.
L'inclinazione fornita all'immagine ha lo scopo di sfruttare appieno la fisiologia della visione: infatti l'aspetto tridimensionale di una struttura si valuta meglio quando ci siano delle linee di fuga che simulano andamenti prospettici.
Con la stessa tecnica utilizzata per il volto è stata effettuata l'elaborazione dell'immagine del corpo. Si è realizzata innanzitutto l'elaborazione dell'immagine bidimensionale in modo da eliminare il più possibile i disturbi. Successivamente si è introdotto il rilievo con una legge di compromesso diversa da quella usata per il volto, data la diversa distribuzione del sangue nelle rimanenti parti del corpo. La rappresentazione tridimensionale della parte frontale del corpo è riportata in figura 4.
L'origine tridimensionale dell'immagine della Sindone è risultata pertanto pienamente confermata: il rilievo e la definizione dei particolari sono impressionanti sia sotto l'aspetto umano sia sotto quello scientifico.
Le due elaborazioni informatiche del volto e del corpo sono molto importanti perché hanno consentito di rilevare numerosi dettagli e particolari che nelle immagini bidimensionali originali non sono riscontrabili oppure lo sono in modo dubbio.
Si possono infatti leggere sulla Sindone, con l'ausilio dei dati forniti dall'elaborazione informatica, quasi tutte le torture subite dall'Uomo della Sindone, torture che, a posteriori, si dimostrano del tutto confrontabili con quelle subite da Gesù Cristo e descritte dai vangeli.
Il fatto che taluni particolari siano emersi soltanto dopo l'elaborazione tridimensionale esclude la possibilità di un qualunque intervento manuale nella formazione dell'immagine sindonica. Infatti è inconcepibile che particolari significativi, invisibili a occhio nudo e visibili soltanto dopo l'elaborazione, siano stati inseriti in modo artificioso nell'immagine.