Nicolò Musso – Cristo porta la croce al Calvario

(Torino, Galleria Sabauda)

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Il particolare ci mostra un volto sofferente, fortemente contrastato anche per effetto della luce spiovente che arriva dall’alto. Pare frastornato da quanto sta accadendo: dopo un processo-farsa, Gesù è stato condannato a morte; caricato della croce che sarà il suo supplizio, è costretto a salire verso il Calvario.
La bocca semi aperta indica lo stupore. Ne comprendiamo – o meglio ne intuiamo – il motivo guardando l’insieme dell’opera da cui è tratto il particolare del volto: c’è una donna che, in mezzo a tanta cattiveria, compie un atto di pietosa sollecitudine. Asciuga con un lino quel volto ancora sporco degli sputi dei soldati e su cui cola il sangue fuoriuscito dalla corona di spine.
Lo sguardo è intenso, come di chi sta portando non solo il peso di una croce ma qualcosa di più grande e che forse non ha fatto in tempo, visto l’improvviso precipitare dell’evento, ad assimilare. Il dolore è contenuto, non cede alcunché alla disperazione. La missione di Gesù sulla croce si compirà e per questo il suo volto esprime anche adesione a un progetto non voluto ma accettato.
 
Con quali occhi contempleremo noi mortali la tua Icona scintillante di luce divina, che gli eserciti degli Angeli non osano guardare? (Autore anonimo)