Mons. Nosiglia: il senso della vita e il nostro cammino

Pubblichiamo il testo integrale della Meditazione di fronte alla Sindone «Abbiamo visto l'Amore» per l'incontro dei giovani di Taizé tenuta dal Custode mons. Nosiglia nella Cattedrale di Torino il 30 dicembre 2021

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Ci ritroviamo qui per la prima tappa del Pellegrinaggio di fiducia sulla Terra. Taizé, per me, è un luogo dove si rispetta la parola. Dove «prendere la parola» significa esprimere la propria libertà. E non conta più se sei un giovane qualsiasi, un consacrato, un pezzo grosso della Chiesa o dell’industria. Si prende la parola, e gli altri si obbligano all’ascolto, sono lì per ascoltarti.

Questa dimensione dell’ascolto ci manca moltissimo, a mio parere, nella cultura moderna dentro cui viviamo immersi oggi. Il circuito che si crea tra cuffie e schermo sembra fatto per escludere ogni altro possibile ascolto.

Ed esclude, soprattutto, il silenzio.

Invece siamo qui, oggi, per compiere insieme un’esperienza particolare. Siamo invitati a entrare, tutti, nel silenzio della Sindone.

Venire qui non significa cercare un’alternativa ai rumori del mondo. Non si viene per fuggire, come non si viene solamente per contemplare la morte.

Dal suo silenzio la Sindone suscita parole, nelle nostre teste e nei nostri cuori. Le parole della memoria, perché attraverso quel Telo passa la testimonianza del racconto della Passione come ci è stato tramandato dai Vangeli. E la memoria scorre lungo questi ultimi venti secoli, tutti attraversati e segnati dalla presenza di Cristo. E comprendiamo meglio, forse, che quel che conta non è il successo nella storia, ma il mistero di salvezza che in quella presenza si ripete, riverbera nelle nostre vite. Un mistero di salvezza che è capace di raggiungere altre persone. Un mistero, verrebbe da dire oggi, contagioso più di un virus.

Ma la presenza della Sindone, che per noi significa il silenzio del Cristo morto, suscita anche quelle domande che, se siamo onesti, sappiamo che non ci abbandonano mai, ogni giorno. Le domande sulla morte e sulla vita, nostra e del mondo intero. La grande domanda su Dio, sulla sua presenza, sui suoi progetti. In questi miei anni a Torino tante volte mi sono fermato a vedere i volti delle persone che da tutto il mondo venivano a vedere quest’immagine. Ho visto gli occhi passare dalla disattenzione alla commozione.

Ho visto, e potete credermi, tante lacrime.

Per questo, come Custode della Sindone, ho voluto fortemente questo momento, anche se le circostanze non ci sono favorevoli. Non l’ho voluto per convertirvi o per farvi piangere: ma perché sento il bisogno di comunicare, di condividere con voi, con tutti i giovani che verranno, questo mistero.

Da quegli occhi chiusi ci viene uno sguardo che, ogni volta, ci tocca nel profondo. Ci obbliga a prendere sul serio noi stessi e il significato della nostra vita nel mondo.

Di questi tempi va di moda ridurre la morte a una questione di dignità individuale, nasconderla nell’ambito delle scelte opzionali di esistenze che vogliamo immaginarci come un film di cui siamo sia registi che protagonisti. Io vi chiedo invece, qui, di riflettere, di ragionare sulla morte partendo dalla vostra vita. C’è in fondo a ciascuno di noi un nodo profondo che sappiamo di non poter mai sciogliere. Un nodo che tiene insieme il nulla da cui veniamo e il destino che ci attende, adesso e dopo. Ecco, la Sindone è qui per parlarci, silenziosamente, di quel nodo. Per ricordarci le domande che non possiamo eludere: Chi sono? Chi voglio essere?

La Sindone ci è data, io credo, proprio per questo nodo. Sciogliere il nodo, per me e per la Chiesa, significa scegliere la vita e l’amore, la risurrezione di Pasqua. Per questo abbiamo scelto come parola che ci guida in questa contemplazione «Abbiamo visto l’amore». Sì, contemplare la Sindone è immergerci nell’amore, quello vero, duraturo di cui abbiamo estremo bisogno perché viene da Dio che è amore e come tale si dona a ciascuno di noi e ci dice:non temere io ho dato la mia vita per te e niente e nessuno potrà mai separarci perchè niente e nessuno mai come me ti amerà.

 

+ Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino

Custode della Sindone