Marten van Heemskerk – Deposizione nel sepolcro

(Torino, Pinacoteca dell'Accademia Albertina)

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Impressiona di questo volto il realismo con cui è resa la morte. Riverso, la bocca semiaperta, gli occhi quasi completamente chiusi, il colore della pelle che ha perso il roseo della vita. È quasi esposto alla pubblica venerazione, per rendere testimonianza che davvero “tutto è compiuto”, che le profezie si sono avverate e che il sacrificio è stato compiuto.
Il contrasto si acuisce se allarghiamo l’orizzonte e contempliamo questo volto nella composizione. Esattamente al centro di una scena affollata (cinque persone alla sua destra e cinque alla sua sinistra), ”giocato” pittoricamente con toni a predominanza del chiaro (fra incarnato, lenzuolo che lo avvolge e pietra sepolcrale), il volto di Gesù è fulcro del quadro; il pittore vuole condurre il nostro sguardo a costatare la morte: non è una finzione, non è un’impressione, non è un’illusione. È una terribile verità che ora sta sotto i nostri occhi, così come sembrano indicarci quei personaggi (almeno tre) che, guardando verso lo spettatore, intraprendono con lui un muto dialogo.
 
“Bacio la tua passione, con cui io sono stato liberato dalle mie brutte passioni… Bacio le ferite delle tue membra, con cui sono state fatte guarire le ferite della mia ribellione… Bacio la preziosissima sindone di cui ti sei rivestito per avvolgere me nella veste dei tuoi figli adottivi” (Giorgio di Nicomedia)