I gruppi in visita alla Sindone nella Festa della Repubblica italiana

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Il 2 giugno nella Festa della Repubblica italiana fin dalle prime ore del mattino è stato incessante il flusso di numerosi gruppi di pellegrini che per tutto il giorno sono sfilati davanti alla Sindone, in particolare dalle diocesi e parrocchie di tutta Italia e dal mondo.

 

In visita 400 pellegrini dalla diocesi di Vicenza accolti questa mattina dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, già Vescovo di Vicenza per sette anni dal 2003 al 2010. Prima della visita al Telo mons. Nosiglia ha celebrato Messa con i fedeli vicentini nella chiesa di San Lorenzo in cui ha invitato «a lasciarsi affascinare dallo sguardo di amore dell’Uomo della Sindone per essere testimoni della gioia e dell’amore nelle proprie comunità». Presente un folto gruppo della Comunità Abramo di Vicenza, fraternità di spiritualità e formazione per la nuova evangelizzazione, guidato dall’assistente don Pietro Savio, con numerose famiglie. «La Sindone – ha affermato don Savio – ci insegna ad amare, e ci spinge ad uscire dalle nostre realtà quotidiane per donare questo amore con lo stile missionario del Vangelo, come testimoniato da papa Francesco che costantemente invita ad andare verso le periferie esistenziali della nostra società».

 

In mattinata hanno pregato di fronte alla Sindone oltre 100 pellegrini dalla parrocchia della Cattedrale di San Marco a Latina, affidata a sacerdoti salesiani, guidati dal parroco don Andrea Marianelli e dal viceparroco don Francesco Valente. «Un pellegrinaggio – ha sottolineato don Marianelli – alla scoperta dalla santità che passa dalla croce e dalle sofferenze e attraverso l’amore donato si apre alla vita, alla Resurrezione, come testimoniato dalla Sindone, don Bosco e i santi sociali torinesi».

 

Si segnalano inoltre 100 pellegrini delle parrocchie del comune di Concesio (Brescia), paese natale del beato papa Paolo VI, guidato da don Domenico Castelli e don Giusepppe Bambelli; altri 100 dalle parrocchie di Serramazzoni (Modena) guidati da don Antonio Lumore, 150 dalle parrocchie di Adrara San Martino (Bergamo) guidati da don Andrea Papini.

 

Hanno visitato la Sindone cinquanta pellegrini, tra cui una decina di bambini, della comunità cattolica africana di Verona: «È la prima volta che vediamo il Telo. L’impressione che trasmette è quella di un uomo che ha patito molto. Noi siamo venuti da credenti: l’occhio di chi crede è avvolto dalla fede. Questo è un tempo che rifiuta la sofferenza, e la via da seguire porta alla fede» – ha detto don Cornelio Ekwebelem. Al termine della visita il gruppo si è recato a pregare al Santuario di Maria Ausiliatrice.

 

Tra i gruppi dall’estero 21 pellegrini dalla Luisiana negli Stati Uniti guidati da fr. Michael Russo.

 

S. Egidio in pellegrinaggio per la Pace

Hanno pregato sotto un albero all’inizio del percorso, prima di proseguire la visita verso la Sindone, per la pace in Medio Oriente e per i cristiani che vi risiedono, per i profughi, per i prigionieri nelle carceri. Erano 50 donne provenienti da Roma e da Genova, e tra queste alcune dell’America Latina, della Moldavia, dell’Equador, della Bolivia, oltre a Zeinab Ahmed Dolal, somala, residente in Italia da molti anni e membro della Consulta per l’Islam presso il Ministero dell’Interno italiano: «Non tutti sanno che anche i musulmani credono in Cristo come profeta – ha spiegato Zeinab – poiché la stessa importanza che ha per i cristiani ce l’ha anche per i monoteisti. Io penso che la sofferenza di Cristo riguardi i musulmani come credenti: Gesù, infatti, è morto subendo questa sofferenza, e portandone il peso, come sacrificio per tutta l’umanità. Inoltre, non dimentichiamo, che la sepoltura dei morti per i musulmani è uguale a quella che ha subito Cristo, in quanto essi vengono avvolti in un lenzuolo bianco senza cuciture e seppelliti nella terra».

Daniela Pompei, referente del gruppo e responsabile nazionale della Comunità di S. Egidio, si occupa del Servizio Immigrazione: «Per noi questa giornata rappresenta una grande occasione per vedere la Sindone, soprattutto per il fatto che condividiamo insieme questo momento anche con amiche di differenti nazionalità; Zeinab, poi, è un esempio di come la figura di Gesù sia molto rispettata nell’Islam».