Honoré Daumier – Ecce homo

(Olio su tela; Essen, Museum Folkwang; cm. 160 x 127)

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Quale volto? Quale sguardo? Quale contorno? Il pittore ha optato per una soluzione straordinariamente moderna: il contrasto con la luce dello sfondo ci fa nitidamente percepire il profilo di Cristo: vediamo la barba, il naso pronunciato, la corona di spine. Ma nulla più è offerto alla nostra contemplazione.
Daumier, pittore coinvolto nei fermenti repubblicani francesi del XIX secolo, si è raramente cimentato con la pittura a soggetto religioso: preferiva altri generi. La capacità di comunicare il messaggio religioso sorprende ancor più. E questa capacità aumenta se collochiamo il volto di Cristo nel contesto più ampio del giudizio che Pilato chiede alla folla: liberare Gesù o Barabba?
Sul volto di Cristo si scontrano le luci e le ombre, quasi come la lotta titanica fra il bene e il male. E ci pare proprio di vedere in Lui il compimento della profezia contenuta nel salmo 21, quello che Gesù ha recitato sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?… Io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo… il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere”.
 
Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza (Salmo 26, 9)