Giorgione – Cristo portacroce

(Tela; Boston, Isabella Stewart Gardner Museum; cm. 52.p x 42.3)

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L’opera, di incerta attribuzione, presenta in primo piano Cristo intento a portare la croce. Il suo volto è bellissimo, solcato da una lacrima che vediamo scendere dall’occhio sinistro. È il volto di chi è triste perché sa che la cattiveria degli uomini lo sta conducendo a morte. Ma nel suo sguardo intenso non notiamo rabbia o disperazione, bensì il dolore grande di chi è consapevole di essere giunto al momento decisivo della sua esistenza.
La croce è pesante ma al pittore non interessa evidenziare questo fatto. Mentre va verso il Calvario, Gesù fa come una sosta e guarda chi lo guarda. Ma non lo fissa, perché il suo sguardo è intento a pensare al suo destino. Ma sottopone lo spettatore a interrogarsi su quello che sta accadendo. La corona di spine ci ricorda che è stato volgarmente trattato dai soldati che lo hanno sbeffeggiato. Ma la tunica preziosa, con un filo d’oro intorno al collo e la fascia decorata del manto ci dicono la dignità regale di Cristo: “Il mio regno non è di questo mondo” aveva detto poco prima a Pilato che gli chiedeva se era re!
 
Non nascondermi il tuo volto; nel giorno della mia angoscia piega verso di me l’orecchio (Salmo 101, 3)