Georges Rouault – Ecce homo

(Tela applicata su legno; Parigi, Musée Nationale d'Art Moderne)

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Osserviamo il volto di questo Ecce homo: è un’immagine dignitosa della sconfitta di Cristo deriso, flagellato e coronato di spine. È molto semplificata e delimitata da linee di contorno nere marcate e spesse. È un probabile ricordo dell’attività giovanile del pittore, che lavorava come restauratore di vetrate; ma anche un modo per isolare dallo sfondo la figura di Gesù.
L’uso di un colore prezioso e brillante, la scelta di presentarci Gesù con gli occhi abbassati, sono un modo per dare un’interpretazione personale del fatto evangelico. E tale scelta deriva dalla profonda fede di Rouault, la cui spiritualità aveva potuto crescere anche grazie all’amicizia che lo legò al filosofo Jacques Maritain, padre del personalismo cristiano.
L’uomo che ci presenta il pittore richiama il senso della passione di Cristo. È l’agnello condotto al macello, sottomesso alla volontà divina per la quale è venuto nel mondo, ormai nell’atteggiamento di accettazione piena di quel calice che avrebbe voluto non bere ma che, figlio obbediente, sceglie di bere per compiere la sua missione (cfr. Lc 22,41-43).
 
Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo (Salmo 21,8)