Andrej Rublëv – Cristo Salvatore

(Tavola; Mosca, Galleria Tretjakov; cm. 158 x 106)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
L’icona faceva parte della deesis allargata destinata alla iconostasi della chiesa di Zvenigorod. Delle almeno sette icone che ne dovevano far parte ci rimangono questa, l’arcangelo Michele e san Paolo.
Pur danneggiata (ha perso il fondo oro, i monogrammi, il nimbo, la parte superiore di fronte e capelli, le mani) la tavola emana una bellezza unica, grazie soprattutto alla freschezza di colori e all’armonia dei lineamenti di Cristo. L’alta fronte di Cristo, le sopracciglia emergenti, la barba lunga ma quasi trasparente, la bocca piccola che, benché chiusa, sembra parlare, lo sguardo fisso sull’osservatore: sono elementi che dotano la sacra immagine di forza spirituale e di bellezza quasi divina.
La forza di tale rappresentazione non è comprensibile se non rapportata al contesti in cui Rublëv dipinge. Monaco, cresciuto alla bottega di icone del Monastero della Trinità di Zagorsk, quando dipinge per le cattedrali la sua opera diventa un tutt’uno con la sua preghiera, perché come ogni iconografo sa che Dio si fa presente nella sacra immagine posta alla venerazione dei fedeli.
 
Gesù fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Mt 17,2)