Santa Sindone

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Andare   versione testuale

L’uomo è spinto a muoversi verso Dio, andando alla ricerca del suo volto attraverso tutti gli avvenimenti della vita. Partire dunque, come pellegrini, seguendo le vie che ci conducono alla maturità della fede; mossi dalla forte aspirazione alla visione di Dio. Il volto di Dio è la finalità della speranza umana, il senso del suo cammino. Il pellegrinaggio ricorda all’uomo la sua condizione di creatura di passaggio sulla terra, in cammino verso la città celeste.
Ciò che conta non è la meta, quanto il cammino che si percorre per raggiungerla: dunque il viaggio è tempo di meditazione, di ripensamento, di dialogo con il Padre.
 
Esercitazione spirituale per pregare la Parola di Dio
 
La chiamata ad andare (GEN 12,4)
La prima parola che il Signore rivolge ad Abramo, nel rivelargli la sua vocazione è proprio: "Vattene". Parti! Cammina! Abramo dunque, insieme a Lot, esegue l’ordine del Signore e si mette in viaggio. La scelta di partire è il primo passo in cui si realizza la promessa. In Gen 15,2 Abramo ribadisce lo stile del suo cammino: egli vagabonda come un pastore errante.
 
Il Signore accompagna il nostro cammino (ES 33,14)
All’invocazione di Mosè, che chiede gli sia indicata la via da seguire e il dono della conoscenza, il Signore risponde con la promessa di camminare al fianco del popolo. Da ciò si comprende che Mosé ha trovato grazia presso il Signore. La generazione dell’esilio si sente accompagnata da Dio.
 
La parola segue il passo di Dio (ES 25,12)
Qui, dove si parla della costruzione dell’Arca santa del tabernacolo, c’è scritto che le stanghe dovevano essere infilate negli anelli dell’arca per poterla portare, e non dovevano mai essere tolte; venivano portate dai leviti, e quindi con passo umano. Questo significa, secondo l’interpretazione ebraica delle Scritture, che Dio tiene il passo del popolo; né più lento né più veloce.
"La cosa principale è che si tenga il passo di Dio, che non si continui a precederlo di qualche passo, ma nemmeno che si rimanga indietro rispetto a lui di qualche passo" (Bonhoffer).
 
Il pellegrino ha il cuore puro (SAL 24, 3-4)
I pellegrinaggi dell’Antico Testamento vanno annoverati tra le richieste fondamentali di Dio al suo popolo. Essi non consistono in un semplice atto rituale, ma sono un incitamento a fidarsi di Dio, ad ascoltare la sua parola, a convertirsi. Ecco il senso delle parole del salmista.
 
Il canto del pellegrino (SL 84)
Il desiderio di Dio, alimentato dal pellegrino durante il viaggio, "mentre attraversava la valle…passando di fortezza in fortezza (v.7-8), è ora saziato davanti al tempio, nel luogo sacro in cui egli gode l’intimità della preghiera. Al momento di ripartire un senso di nostalgia pervade il suo cuore: il pellegrino invidia i passeri e le rondini che hanno stabilito la loro dimora nel Tempio. "Un giorno nei tuoi atri più di mille ne vale" (v.11).
 
Il nutrimento del cammino (LC 24, 13-35)
I discepoli di Emmaus incontrano Gesù risorto proprio cammin facendo. Si stanno allontanando da Gerusalemme: sono tristi e delusi. Uno straniero si avvicina e cammina con loro; li ascolta, accoglie il loro sfogo. È nel cammino che si svela il senso delle scritture; il viaggio di Abramo, di Mosè... dà senso alla via crucis del Signore Gesù e, oggi, illumina la via dei discepoli increduli.
Il Signore sosta a riposare con loro: la rivelazione è piena. I discepoli possono riconoscerlo nello spezzare del pane. Quel pane è nutrimento indispensabile per riprendere il cammino nella chiesa: i due discepoli torneranno a Gerusalemme.