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Cercate il mio Volto   versione testuale

C’è un uomo, nell’antica terra d’Israele, che si dibatte tra i morsi della paura e del disorientamento. Ha grande fiducia nel Dio che salva, ma la sua vita è giunta a un momento di difficoltà drammatica. Alle prese con l’angoscia, dà inizio a una preghiera dai toni più disparati: dialogo con sé, con interlocutori non meglio identificati, soprattutto con il suo Signore: nasce così il Salmo 27.
Non riusciamo a decifrare con esattezza i particolari della descrizione che ci presenta il Salmo. Il salmista ha nemici che possiedono un enorme potere di intervento contro di lui. Egli parla di malvagi che gli vogliono straziare la carne, li sente attorno a sé numerosi e organizzati come un esercito che muove a battaglia. Sovente nella Bibbia la sofferenza è causata non solo da malvagità ma anche da empietà: fra le cause della sofferenza del giusto di solito c’è proprio la sua fedeltà a Dio, che lo rende più vulnerabile da parte di chi non conosce né giustizia né timore di Dio.
La preghiera incomincia con una solenne dichiarazione di fiducia, che rasenta addirittura l’enfasi («Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?»: v. 1) e poi si trasforma in supplica accorata: «Non nascondermi il tuo volto… non abbandonarmi» (vv. 8-9).
Due sono gli oggetti del desiderio del salmista perseguitato: rifugiarsi nella casa del Signore e vedere il suo volto. La casa in cui si dà rifugio al giusto perseguitato (v. 5). Là si gusta la sua dolcezza e l’amico di Dio desidera abitarvi tutti i giorni della sua vita.
Qualcosa fa prendere coscienza al salmista che anche per lui, non solo per i nemici, l’accesso alla casa del Signore non è un fatto del tutto scontato. Egli grida al Signore: «Abbi pietà di me!». E subito segue un invito a cercare il volto del Signore. «Non nascondermi il tuo volto» (v. 8).
«Cercare il volto» del Signore è, nello sviluppo del pensiero del salmo, entrare in rapporto col Signore, porsi sotto la sua protezione, ma anche essere fedeli al suo servizio, dargli la preferenza del nostro interesse. La «faccia» di Dio è la sua presenza, dolce e autorevole nella sua maestà, che infonde fiducia e concede salvezza.