L'idea di rendere disponibile anche ai non vedenti i segni inquietanti della sofferenza che si leggono sulla Sindone, è nata per una preoccupazione di ordine pastorale: è possibile farli incontrare personalmente con la Sindone in modo diretto senza l'intervento della parola umana? Al consulente ecclesiastico di Torino del Movimento Apostolico Ciechi, don Giuseppe Chicco, ciò sembrava impossibile, almeno di primo acchito.
In occasione dell'Ostensione del 2000 l'Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovendenti ha preso contatti con la Commissione Diocesana proponendo la realizzazione, a grandezza naturale, dell'intera figura sindonica nella sua parte anteriore. Nella proposta sono stati coinvolti il Dipartimento di Informatica dell'Università per lo studio del modello matematico e la Scuola di Carità Arti e Mestieri di Torino per la realizzazione.
Il punto di partenza è stata la seguente considerazione: come i diversi contenuti informativi vengono diversificati dalla percezione visiva, così deve avvenire dal punto di vista del tatto. Il lavoro informatico si è allora sviluppato nella creazione del modello matematico atto a operare sulle diverse informazioni presenti sul telo al fine di trasformarle nel corrispondente rilievo.
Sono stati utilizzati a tale scopo filtri predisposti sia a eliminare o almeno attenuare il rumore presente nell'immagine, dovuto fra l'altro alle vicissitudini subite dal telo, sia a separare la trama dalle impronte, in quanto solo queste ultime devono essere lette. Si è poi applicata la metodologia per la determinazione del rilievo dell'impronta corporea, contenendo gli effetti delle macchie ematiche e di quelle dovute a liquidi.
Le bruciature sono state invece messe in risalto con un rilievo che è stato controllato parametricamente in modo da renderlo apprezzabile ma diversificato da quello dovuto alla struttura del corpo. Per quanto riguarda i rattoppi, questi sono stati determinati automaticamente nella forma e forzati a un avvallamento, in modo da fornire l'indicazione della loro presenza come parte riportata sul telo sindonico; se infatti non vi fossero, il telo presenterebbe delle mancanze di tessuto esattamente come appare nelle due parti mancanti in alto a destra e a sinistra in cui la Sindone è cucita al telo d'Olanda.
I dati ottenuti, organizzati in un appropriato data base sono stati poi forniti alla ditta DUEL che li ha convertiti in forma opportuna per le macchine fresatrici messe a disposizione della ditta Zeta tre.
Consultata la società APRI, alla quale viene proposto un primo prototipo, si decide poi di realizzare il rilievo finale su un supporto in alluminio, in quanto tale metallo viene considerato maggiormente idoneo per le caratteristiche di robustezza e di percezione tattile (fig. 22).
La realizzazione della Sindone per non vedenti è stata una delle novità più interessanti dell'ostensione del 2000: l'hanno dichiarato la Commissione per l'Ostensione e i mezzi di comunicazione ed è stato confermato dagli oltre 500 non vedenti che l'hanno letta durante il percorso di pellegrinaggio verso il Duomo.
Ora il rilievo si trova presso la sede del Museo della Sindone in via S. Domenico 28 a Torino. La Sindone per non vedenti possiede un valore scientifico e sociale. Si tratta infatti della prima realizzazione tridimensionale ottenuta con strumenti informatici e con dettagli esattamente coincidenti con quelli presenti sull'immagine bidimensionale; essa si inserisce nell'ampio disegno di integrazione degli ipovedenti.
Per la prima volta i non vedenti possono così provare le stesse emozioni che avverte chiunque si trovi al cospetto del telo sindonico. La realizzazione è però anche molto apprezzata dai vedenti: si tocca con mano quanto si può vedere e le emozioni crescono.