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La sacrestia nuova e la Sindone   versione testuale

 
Nei giorni scorsi i giornali hanno sollevato un problema che trova sensibili tutti i torinesi, riferito all'area del Duomo, che non è certamente fra le più trascurate della città, ma può essere migliorata. Il problema della deviazione dei mezzi pubblici che attraversano Piazza San Giovanni non sarà certo di facile soluzione, come ci ricordavano gli amministratori pubblici in occasione delle ultime ostensioni della Sindone, quando veramente il pericolo per i pellegrini che si avvicinavano al Duomo era grande e ciononostante i tram e i bus non vennero sospesi.
Mi sia concesso di soffermarmi sulla questione della cosiddetta "sacrestia nuova". Le prospettive da cui si può affrontare il problema sono parecchie. Quella estetica non può essere avviata sulla base della foto comparsa su un giornale il 2 settembre scorso: anche un non professionista riuscirebbe a fotografare un topino e a farlo apparire un elefante. Non molto tempo fa ero vicino a un alto funzionario della soprintendenza, che guardava la "sacrestia nuova" ed esclamava: "Certo l'architetto Gabetti aveva proprio buon gusto". Molto meno tenero era invece il suo giudizio sul "palazzaccio". Ma questo è un discorso che non porta lontano.
Il dato oggettivo dice che la sacrestia nuova era un provvisorio e dunque è destinata a scomparire; d'altra parte i materiali della costruzione non sono in grado di affrontare lunghe sopravvivenze. Altrettanto oggettivo però è il fatto che quell'edificio è stato eretto in funzione della Sindone, in un momento in cui l'emergenza della cappella del Guarini era stata suscitata dall'incendio dell'11-12 aprile 1997. Quell'emergenza non è scomparsa e - anche se si spera di essere vicini alla ripresa dei lavori - la situazione non è ancora normalizzata.
Il dialogo tra la diocesi e la soprintendenza è avviato da tempo, ma non è ancora giunto al punto definitivo. Per la Sindone occorre disporre di un ambiente di riserva per tutte le operazioni di emergenza, di eventuale ricerca e di fotografie, come è accaduto nei tredici anni scorsi. La Sindone per la preziosità che porta con sé non solo per la Chiesa, ma anche per la città di Torino, va trattata con la massima cura e attenzione.
L'unica alternativa finora individuata alla sacrestia nuova è il locale immediatamente sottostante la
cappella del Guarini, chiamato "scurolo", di difficilissimo accesso (a causa delle imponenti strutture di sostegno alla cappella del Guarini, tuttora operanti e ingombranti). Nello scorso mese di giugno la commissione diocesana per la Sindone esaminava ancora una volta la situazione e giungeva a questa conclusione: "la Commissione Diocesana per la Sindone ritiene che per l' integrità e tutela del Sacro Telo fino a quando non verrà tolto il pilastro centrale [del sostegno in acciaio] non si potrà accedere con la Sindone allo scurolo. Entro sei mesi dall'eliminazione del pilastro la Commissione si impegna per la realizzazione della nuova clean room all'interno dello scurolo in conformità ai disegni del progetto preliminare presentato. Nel frattempo vi è la massima disponibilità per valutare eventuali soluzioni alternative che venissero proposte".
E' proprio alla ricerca di alternative valide che diocesi e soprintendenza pensano di riprendere il dialogo.
 
Mons. Giuseppe Ghiberti
Presidente commissione diocesana Sindone
 
Torino, 7 settembre 2011