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Incontro con monsignor Verdon del 21 settembre 2009 (sintesi)   versione testuale







Contemplare i misteri della fede attraverso l’arte, scoprire il volto di Cristo nelle immagini e nei dipinti di secoli passati e lontani. È stato questo il tema dell’affascinante viaggio che mons. Timothy Verdon ha proposto ai volontari che si stanno preparando all’ostensione della Sindone, riuniti per il secondo incontro di formazione presso la sala congressi del Santo Volto, lunedì 21 settembre. Storico dell’arte, direttore dell’Ufficio diocesano per la catechesi attraverso l’arte di Firenze e docente alla Stanford University, mons. Verdon ha incentrato il suo discorso sulla Sindone e il suo significato, illustrando, attraverso l’arte, il compito cui saranno chiamati i volontari e il significato che acquisterà per i pellegrini la contemplazione del volto di Gesù e del mistero della Croce e della sofferenza. 
Per prima cosa, mons. Verdon ha invitato tutti, specialmente i volontari, a vedere nella Sindone un segno di fede, piuttosto che un oggetto singolare che suscita curiosità. «I vari dibattiti scientifici tendono ad aumentare la curiosità attorno al Lino e, così, si cercano delle prove storiche per poter capire questo oggetto, che deve essere visto prima di tutto come un segno di fede. Occorre allora distanziarsi da questo approccio che cerca delle prove certe e prepararsi ad affrontare la Sindone alla ‘maniera antica’». Una «maniera» che, secondo lo storico dell’arte americano, ci viene indicata più dalle stampe antiche che dalle fotografie moderne. Nelle raffigurazioni di una volta, infatti, spesso è la Vergine Maria che ostende il Telo, che mostra l’effige del Signore. Così, «voi che accompagnerete e assisterete i visitatori – ha spiegato rivolgendosi ai volontari – sarete come la figura di Maria in queste antiche immagini. Il modo in cui lavorerete tra voi e con i pellegrini dovrà essere materno, caratterizzato da un amore viscerale. Tutti noi, così come Maria, siamo chiamati a presentare li volto di Cristo». Per questa ragione i volontari «dovranno prepararsi ad essere degni presentatori di questo mistero, imparando a sentire nel proprio corpo il rapporto con il Verbo che si è fatto carne».
La presenza della Chiesa, che ha il compito di mostrare la Sindone, secondo mons. Verdon, diventa tangibile e visibile nell’opera dei volontari: con essi, infatti, avranno contatto diretto i pellegrini che giungeranno a Torino dal 10 aprile al 23 maggio del prossimo anno: «voi siete il corpo vivo della Chiesa» – ha detto mons. Verdon. «Le persone non vengono a vedere un pezzo di stoffa – ha sottolineato Verdon – ma con i loro dubbi, suscitati sia dalla fede sia dalla scienza, vogliono trovare nella Sindone un punto di focalizzazione visiva in cui cercare il corpo sofferente di Cristo. Un modo di entrare in contatto col mistero pasquale». Attraverso un’ampia rassegna di oggetti e opere d’arte, lo storico ha mostrato ad una platea affollata e col fiato sospeso con quali atteggiamenti, spirituali ma anche corporali, contemplare attraverso la Sindone i misteri della vita, della passione, morte e risurrezione del Cristo. Così un dipinto del Seicento, il «Cristo alla colonna» di Diego Velázquez, ci mostra l’anima cristiana che contempla, attraverso gli occhi di un bambino accompagnato da un angelo, le sofferenze di Gesù, e con esse il mistero della fede.
«Le persone a cui parlerete – ha detto ai volontari mons. Verdon – anche se saranno turisti distratti o scettici, nel profondo cercheranno di incontrare colui che ha il vissuto il mistero della sofferenza e della morte: esperienze che accomunano tutti gli uomini».
Allo stesso modo, croci ricoperte di gemme, antiche miniature che rappresentano la Crocifissione a fianco agli episodi dell’Antico Testamento, mosaici raffiguranti il Cristo glorioso, pale d’altare e affreschi che mostrano il Risorto, raccontano i diversi modi di stare di fronte al Mistero: il significato del Battesimo, della Risurrezione, della Croce, della sofferenza nella vita di Gesù e nell’esistenza di Dio. Le opere d’arte ci narrano ancor’oggi la fede degli uomini e delle donne vissute prima di noi, sono uno stimolo a riscoprire il mistero della Croce. «I pellegrini che verranno – ha concluso Verdon – provengono da altri luoghi, da altre identità dove i segni hanno significati diversi. Viviamo in una realtà dove siamo bombardati da immagini che ci vogliono vendere qualcosa, un mondo di false ambizioni, brutalizzato dal commercio e dall’avidità. Quindi, ciò che farete accompagnando i pellegrini dinanzi alla Sindone, immagine attraverso la quale essi potranno contemplare il volto di Dio, sarà un atto di liberazione da tutto ciò che è falso, che opprime e che umilia».
 
Gabriele Guccione
 
 
- E' disponibile il contributo audio dell'intervento di mons. Verdon nella Audio Gallery