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Il sistema attuale   versione testuale

Allo scopo di affrontare e risolvere il delicato ed importante problema della conservazione della Sindone, nel 1992 l’Arcivescovo di Torino, Cardinal Giovanni Saldarini, nominò una Commissione scientifica internazionale composta da alcuni tra i maggiori esperti di tessuti antichi e da eminenti studiosi della Sindone e il 7 settembre di quello stesso anno ebbe luogo a Torino un’Ostensione privata alla presenza di tali esperti. Questa fase di studio e di confronto fra gli studiosi proseguì negli anni successivi e si concluse con una relazione finale, approvata nel 1996, nella quale la Commissione suggerì una serie di esigenze irrinunciabili per la conservazione ottimale della Sindone che si possono così riassumere:

  • la Sindone deve essere conservata in posizione distesa, piana e orizzontale;
  • la Sindone deve essere conservata in una teca di vetro antiproiettile, a tenuta stagna, in assenza di aria e in presenza di un gas inerte. La teca deve essere protetta dalla luce e mantenuta in condizioni climatiche (pressione, temperatura, umidità, ecc.) costanti.

La prima indicazione ha lo scopo di migliorare le condizioni fisiche di conservazione, eliminando completamente gli stress e le tensioni sul tessuto che nel corso dei secoli hanno provocato numerosissime pieghe e la perdita di materiale ematico. La seconda indicazione intende ottimizzare le condizioni di conservazione dal punto di vista chimico e biologico, evitando soprattutto l’ossidazione del tessuto dovuto all’ossigeno presente nell’atmosfera che provoca l’ingiallimento progressivo del telo e la conseguente riduzione della visibilità dell’immagine.
Tali indicazioni imposero ovviamente una modalità di conservazione radicalmente diversa da quella precedente (l’arrotolamento su di un cilindro) e soprattutto la necessità di costruire una teca di dimensioni ben maggiori. Si decise di costruire due teche ad elevata tecnologia e con caratteristiche e finalità diverse: quella destinata alle ostensioni pubbliche e quella per la “conservazione ordinaria”.
La prima teca (interamente finanziata dall’Italgas di Torino) fu costruita dalla ditta Bodino di Torino e ospitò la Sindone durante le due ultime ostensioni del 1998 e del 2000. Ha la forma di un parallelepipedo di dimensioni 4640 x 1380 x 282 mm, la cui faccia superiore è costituita da un cristallo di sicurezza multistrato di adeguato spessore e pesa 2.500 kg. La teca è collocata su di un robusto carrello metallico di supporto dotato di ruote pivottanti e piedi di appoggio rialzabili che consente la rotazione della teca dalla posizione orizzontale a quella verticale necessaria per la situazione di ostensione. Il peso del carrello è di circa 2.500 kg.
All’interno della teca la Sindone è disposta distesa su di una leggera barella metallica scorrevole su guide a rulli per consentirne, quando necessario, l’estrazione attraverso un portello a tenuta, apribile sul lato corto della teca. La struttura particolarmente leggera della barella, che ha un peso inferiore a 100 kg, permette la sua movimentazione manuale in caso di estrazione.
La seconda teca, a tenuta ermetica e dotata di caratteristiche di particolare leggerezza (il peso complessivo della teca e del carrello di supporto è di 1.100 kg), ha dimensioni e forma simili a quella precedente, ma può essere utilizzata solo in posizione orizzontale essendo destinata a contenere la Sindone nei periodi di “conservazione ordinaria”. È stata completata nell’anno 2000 e dal dicembre dello stesso anno ospita permanentemente il telo sindonico. È stata costruita da due primarie aziende nazionali operanti nel settore aerospaziale: l’Alenia Spazio e la Microtecnica, ricorrendo alle più aggiornate tecnologie di questo settore ed in particolare realizzandone il corpo metallico mediante la lavorazione di fresatura di un unico lingotto di lega leggera aeronautica. Come nella teca destinata alle ostensioni, la superficie superiore è costituita da un cristallo multistrato di sicurezza.
Da entrambe le teche è possibile, in situazioni di emergenza, estrarre rapidamente la sola Sindone dopo averla distaccata dalla barella sulla quale è distesa mediante l’azionamento di un dispositivo di sgancio rapido.
La teca è a sua volta protetta da un “sarcofago” realizzato con una struttura a più strati in grado di fornire una considerevole resistenza meccanica ed una valida protezione in situazioni di incendio. Il sistema di conservazione della Sindone è completato dall’impianto di generazione di gas inerte (argon) umido che viene attivato quando si debba procedere a rinnovare o rabboccare l’atmosfera interna della teca. Il sarcofago con la teca è situato al centro della Cappella situata nel transetto sinistro della Cattedrale di Torino, al di sotto dello storico Palco Reale. L’intera cappella è dotata di un impianto di condizionamento, di un sofisticato sistema di controllo anti intrusione e di un impianto di segnalazione e di estinzione automatica in caso di incendio.
Un sistema computerizzato consente di tenere sotto costante controllo i parametri di maggiore interesse della teca e della Cappella, quali temperatura, pressione, umidità, composizione del gas interno, ecc., con lo scopo di segnalare immediatamente l’eventuale insorgere di situazioni anomale e di poter contemporaneamente disporre di una registrazione continua dell’andamento di queste grandezze nel tempo.