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La storia della conservazione   versione testuale
Alla luce delle operazioni compiute per il nuovo sistema di conservazione della Sindone, diventa interessante cercare di risalire ai modi di conservazione della Sindone durante la sua tormentata esistenza. Oggi, come noto, il Lenzuolo è custodito disteso in una apposita teca nella cappella del transetto sinistro della Cattedrale di Torino. Fino al 1998 tuttavia la Sindone era conservata arrotolata su di un cilindro di legno all'interno della preziosa cassetta cinquecentesca, oggetti oggi visibili presso il Museo della Sindone di Torino.
Il sistema di conservazione che vedeva la Sindone arrotolata è documentabile solo dopo l'arrivo a Torino.
Già allora tuttavia vi fu chi si pose delle questioni circa le migliori condizioni per tutelarne il decoro e l'integrità. San Carlo Borromeo, che come noto nutriva una particolare venerazione per la Sindone, aveva addirittura inviato il suo architetto Pellegrino Tibaldi a Torino per consigliare Carlo Emanuele I sull'argomento. Straordinariamente attuale e degno di menzione è l'approccio di Tibaldi, il quale, oltre a sostenere la necessità di costruire un edificio all'interno del Duomo - secondo le direttive del cardinale Borromeo - per sottolineare la centralità della Sindone per Torino, affermò in una lettera l'utilità di una struttura che permettesse di evitare di "piegare e dispiegare" il tessuto per le ostensioni. Precedentemente al periodo torinese abbiamo il termine certo del 1532: all'epoca la Sindone era conservata ripiegata su se stessa in modo da formare un pacchetto, di circa 75 cm per 30 cm. Il telo era stato piegato per la conservazione nel contenitore d'argento dapprima quattro volte, in modo che venivano a trovarsi sovrapposti sedici strati di stoffa. Poi il pacchetto venne adattato alle misure della cassetta con una ulteriore piegatura di circa 35 cm da un lato. In questo modo si trovavano 32 strati sovrapposti all'interno di un cofano d'argento.
Questo sistema di conservazione è testimoniato dalle bruciature simmetriche sul tessuto dovute all'incendio della Sainte-Chapelle di Chambéry di quell'anno. Sappiamo che tale cofano era stato commissionato nel 1509 da Margherita d'Austria, vedova di Filiberto II di Savoia, divenuta reggente dei Paesi Bassi: un capolavoro di oreficeria fiamminga firmato da Liévin Van Lathem, che costò la notevole somma di oltre 12.000 scudi d'oro. Quando la Sindone nel 1578 giunse a Torino era ancora ripiegata, dentro un piccolo cofano di legno, all'epoca incrostato di tartaruga e madreperla, oggi conservato preso il Museo della Sindone di Torino.
Tuttavia la nicchia nel muro dietro all'altar maggiore della Sainte-Chapelle di Chambéry, ritrovata nel 1958 durante i restauri dell'edificio, che appare essere quella in cui era conservata la Sindone prima dell'arrivo a Torino, sembrerebbe di dimensioni più adatte ad ospitare la Sindone arrotolata e non ripiegata come era al momento dell'incendio. Si può quindi ipotizzare che nel 1534, dopo aver eseguito i restauri delle bruciature, la Sindone sia stata arrotolata. La cosa è plausibile, se si pensa che in quell'occasione il Lenzuolo venne rinforzato supportandolo su di un altro telo di lino, cioè il telo d'Olanda. Il sistema della piegatura poteva quindi essere riservato solo agli spostamenti, anche per rendere più anonimo il viaggio della Sindone.
Per quanto riguarda il periodo anteriore al 1532, quasi certamente la Sindone era conservata ripiegata, anche perché, sino al principio del Cinquecento, il Lenzuolo seguiva la Corte sabauda itinerante per i vari castelli dei propri feudi. Sono documentati infatti viaggi ed ostensioni nel ‘400 in vari luoghi del Piemonte ed anche a Torino nel 1495. Risalendo agli anni di proprietà degli Charny, quindi alla metà del XIV secolo, non abbiamo notizie del modo di conservazione. Considerate comunque le peregrinazioni di quel periodo è sempre pensabile un sistema di piegature, all'interno del cofano portante gli stemmi della famiglia, raffigurato nel medaglione ritrovato a Parigi e oggi al Musée de Cluny.
Sulla Sindone è anche visibile un'altra serie di lesioni simmetriche, meno appariscenti, che documentano un diverso sistema di piegatura rispetto a quello di Chambéry. Sono infatti già chiaramente documentate in una copia dipinta nel 1516 conservata nella chiesa di Saint-Gommaire a Lierre in Belgio, ed in una miniatura inedita di un codice del 1527. Non è tuttavia possibile datare tale sistema di piegatura. Recenti studi hanno voluto vedere in alcuni piccoli segni presenti su una miniatura del XII secolo raffigurante la sepoltura di Cristo e la visita delle donne al sepolcro, contenuta nel Manoscritto Pray di Budapest, una riproduzione di queste bruciature. In ogni modo queste bruciature dimostrano che al momento della loro formazione la Sindone era ripiegata in modo diverso, tale da dividerla in 12 settori. La disposizione delle grandi macchie di acqua sul tessuto attestano, secondo Flury-Lemberg, un sistema di piegatura ancora diverso, a fisarmonica, precedente a Chambéry. Recentemente, durante i lavori per la conservazione della Sindone, si è anche potuta rilevare la traccia di una lunga piegatura che percorre tutto il lenzuolo nel senso della lunghezza, dovuta all'originaria piega del tessuto al momento della sua confezione. Esami sulle fotografie della Sindone sembrano inoltre evidenziare la persistenza della traccia di altre sette linee di piegatura. Il rilievo è interessante, ed andrà approfondito con un esame diretto sul telo, in quanto ripiegando la Sindone secondo tali tracce, si otterrebbe un rettangolo con al centro il solo volto, in suggestivo accordo con l'ipotesi dell'identificazione della Sindone con il Mandylion di Edessa.