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Intervento di don Angel Artime, rettore maggiore dei Salesiani   versione testuale
Per l'incontro con Papa Francesco domenica 21 giugno



Amatissimo Padre, Papa Francesco,
è con profonda riconoscenza e gioia che Le diamo il benvenuto nella casa di Don Bosco. Dopo che Lei qui a Torino ha contemplato l’amore sconfinato di Dio nella croce di Gesù, espresso nell’icona della Sindone, è venuto qui a Valdocco a ricordarci che Don Bosco ha voluto essere un segno di questo amore di Dio verso i giovani, anzitutto quelli poveri ed abbandonati.
 
Noi riconosciamo, e crediamo veramente, che S. Giovanni Bosco è un dono di Dio a tutta la Chiesa, affidato dalla divina Provvidenza alla testimonianza di amore fedele e creativo della Famiglia Salesiana, in particolare verso il mondo giovanile. Dire Don Bosco a Torino vuol dire ricordare una delle pagine più belle della storia della Chiesa in questa città e regione, a motivo della stupenda fioritura di uomini e donne della carità. Basti ricordare insieme a Don Bosco i ‘santi sociali’: Giuseppe Cafasso, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, la Marchesa di Barolo, Francesco Faà di Bruno, … tutti dedicati ai poveri, ai carcerati, ai disabili, ai giovani operai, agli immigrati. E’ nostra cura che la loro memoria rimanga
luminosa e incoraggiante in particolare a favore della gioventù.
 
Dire Don Bosco a Torino vuol dire ricordare un prete, che ha dedicato tutta la sua vita per la gioventù, la quale proveniva dalle periferie della città e dalle contrade del Piemonte, giovani poveri, senza lavoro, senza affetto, senza gioia, la cui fede nel Signore era spenta perché nessuno faceva loro il catechismo, dava loro la bella notizia del Vangelo. E sappiamo bene che Don Bosco iniziò tutto con un’Ave Maria, nella forma di un oratorio, che si prolungò in istituzioni varie, misurate sempre sui bisogni dei giovani, quelli poveri anzitutto, non senza contrasti anche gravi, ma superati con l’aiuto di autorità religiose ed anche civili che comprendevano il valore della sua azione educativa.
 
Per fare questo Egli aveva un segreto, da lui costantemente vissuto e affermato: accettare la vita come missione tra i giovani, datagli da Dio, quindi con totale fiducia nel suo amore, con una confidenza illimitata in Maria Ausiliatrice, con l’obbedienza alla Chiesa in particolare nella persona del Papa. Di tutto ciò la sua condotta di prete, sostenuta dalla passione per la salvezza delle anime, fu sempre la migliore testimonianza.
 
Da Torino ben presto la missione ricevuta superò i confini geografici, storici, culturali, in sintonia con il comando di Gesù di annunciare il vangelo fino ai confini del mondo. Egli la prefigurò con i suoi sogni e la realizzò con i suoi discepoli e collaboratori. Davanti a Lei, carissimo Padre, si trova la Famiglia salesiana, come un albero dai molti rami: qui presenti sono quelli fondate dallo stesso Don Bosco: i membri della Congregazione salesiana, dell’Istituto delle Figlie dei Maria Ausiliatrice, dei Salesiani Cooperatori, dell’Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice, e anche degli Ex allievi e
delle Ex allieve, tra loro i primi che hanno voluto dal inizio ringraziare a Don Bosco per la sua educazione ricevuta, e delle istituzioni religiose che vivono diversi aspetti della missione di Don Bosco. Tramite mio Le esprimono piena docilità ai suoi insegnamenti nella cura in particolare dei giovani poveri.
 
E Lei sa meglio da noi che parlare di Don Bosco vuol dire passione evangelizzatrice ed educativa per i giovani e il richiamo ai giovani è continuo, è bello, è benedetto da Dio; per questo qui fuori sulla piazza ci sono ragazzi e ragazze che l’attendono. Ma questo è anche carico di responsabilità, che richiede di fare propri i suoi scopi, il suo stile, la sua generosità. Di fronte a tanto impegno cui ha dedicato tutte le sue energie, Don Bosco ha sempre dato una precisa motivazione: Dio vuole la salvezza dei giovani, di ogni giovane, a partire dai più esposti al disagio umano e religioso. Seguire Don Bosco
comporta condividere pienamente la sua missione, uscendo da posizioni ristrette e comode, verso le periferie, come Lei ci insegna con vivacità. Ciò richiede di accettare il suo metodo di educazione, animato da un grande cuore, che si traduce in dialogo da persona a persona, in proposte concrete di crescita religiosa e civile, fiducia carica di speranza, così da portare i giovani alla gioia, anzi all’allegria, segno certo di santità.
Ci troviamo in piena emergenza educativa che, in forme diverse forme, tocca l’orizzonte giovanile. Vogliamo assicurarLe, carissimo Padre, la nostra piena dedizione alla missione affidata dal Signore a Don Bosco per la “gioventù povera, abbandonata, pericolante” come egli la chiamava (MB XIV, 662), ammirati e stimolati in questo dalla sua premura instancabile verso di essa.

Vi è un tradizionale canto a Don Bosco, che Lei stesso credo abbia sentito nella sua lingua. E’ il canto composto in occasione della sua beatificazione nel 1929. Ha per ritornello: “Don Bosco ritorna tra i giovani ancor”. Dopo duecento anni dalla sua nascita, crediamo nella grazia di una seconda nascita, che lo Spirito Santo e Maria Ausiliatrice vogliono per noi, perché i giovani attendono. Possa la Famiglia salesiana, animata oggi dalla Sua presenza, rinnovare generosamente la propria vocazione ai giovani; possano la Sua parola, la Sua preghiera e la Sua benedizione confermare questo proposito.
 
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