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Torino, una basilica a cielo aperto per la Messa con Papa Francesco   versione testuale
Mons. Nosiglia per l'arrivo del Santo Padre


La visita di Papa Francesco segna il momento culmine dei due mesi di ostensione della Sindone che terminerà il 24 giugno e delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (anche se per questa ricorrenza sono previsti ancora momenti forti, soprattutto con i giovani, il 15-16 agosto).

Il Centro storico di Torino sarà – in particolare durante la Messa del mattino del 21 – una grande “basilica all’aperto”. Da piazza San Giovanni a Piazza Castello, via Roma, Piazza San Carlo, via Po e Piazza Vittorio – tutti luoghi in cui il Papa passerà e in alcuni dei quali anche più volte – i maxischermi renderanno visibili le immagini dei vari momenti della visita del Papa alle persone che la potranno così seguire. Altrettanto, si potrà partecipare passo passo alla celebrazione della Santa Messa, durante la quale ci sarà anche la possibilità di ricevere la Comunione, grazie alla presenza delle molte chiese lungo il percorso, da cui partiranno i diaconi per la distribuzione del Santissimo Sacramento. L’immagine di questa “chiesa senza mura” nel cuore della città rappresenta a mio avviso un segnale forte di una Chiesa in uscita, così cara a papa Francesco.

Papa Francesco viene per incontrare tutti i “cuori” di Torino. Questa nostra città coltiva un’anima religiosa profonda, che negli ultimi due secoli, dalla nascita di Don Bosco in poi, ha saputo e voluto conciliare la propria presenza con le altre culture presenti nel nostro territorio. Quella stessa anima religiosa oggi ci consente di guardare con serenità, con impegno, con rispetto anche all’arrivo di nuovi “cittadini” provenienti dall’Est europeo o dai Paesi a maggioranza islamica. È in questa prospettiva, mi pare, che va inquadrato l’altro grande evento che Francesco ha voluto inserire nella sua visita torinese, l’incontro – l’abbraccio, anzi – con la Chiesa evangelica valdese. Il Papa, pellegrino alla Sindone e alla tomba di Don Bosco, si fa anche pellegrino per incontrare i fratelli di una confessione cristiana che a Torino e nelle valli alpine ha mantenuto una presenza secolare.

La dimensione ecumenica è fortemente sentita e coltivata nella Chiesa torinese: dai primi anni del dopo Concilio l’Ottavario di preghiera in gennaio si è affermato come un momento forte e non solo formale di incontro fraterno nell’unica preghiera. E la collaborazione nelle emergenze e sui temi della carità è una costante, pur nelle diversità di approccio e di identità.

C’è poi a Torino un “primato della carità” che non è una moda, ma che io ho chiamato “perla preziosa”, anche se a volte è nascosta, ma brillante e ricca di calore. Per questo la visita di Francesco privilegia gli incontri con le persone in difficoltà, in condizione di sofferenza e di malattia fisica. E vuole dedicare un’attenzione tutta particolare ai giovani: perché sono il nostro futuro e la nostra speranza; e anche perché oggi sono i più esposti alle tentazioni di una cultura che si ferma alla tecnologia, all’individualismo e al divertimento fine a se stesso. Sappiamo bene, invece, che le vere domande dei giovani sono altre, e che abbisognano di risposte autentiche, profonde, che vadano a toccare il cuore della loro vita.
 
Da stasera [venerdì] saranno decine di migliaia i giovani ospiti di Torino: parteciperanno alla processione della Consolata, patrona della diocesi; domani [sabato] andranno a venerare la Sindone e a Valdocco. Ci saranno, con loro e per loro, momenti di festa e di preghiera, di catechesi, di musica e fraternità, che avranno il loro culmine la sera di sabato con la veglia nel parco del Santo Volto, lungo la Dora. Poi, domenica saranno col Papa in piazza Vittorio a Messa e, nel pomeriggio, a Valdocco, il primo oratorio di Don Bosco, e infine ancora in Piazza Vittorio, per un grande incontro speciale a loro dedicato.

Altri giovani incontreranno il Papa, domenica a pranzo: alcuni detenuti del «Ferrante Aporti», il carcere minorile di Torino. È un collegamento forte con Don Bosco, che da quella prigione iniziò il suo lavoro educativo. Con i ragazzi, al tavolo del Papa, ci saranno una famiglia nomade, alcuni senza fissa dimora e immigrati. Francesco incontrerà anche un gruppo di rifugiati. Non sono passaggi di routine, ma rispondono alla necessità di non emarginare nessuno. Il Papa vedrà il popolo delle parrocchie, diaconi, preti, vescovi e cardinali, religiose e religiosi e persone consacrate, famiglie e associazioni, le autorità, il mondo del lavoro e i suoi rappresentanti, i membri autorevoli di altre confessioni cristiane e delle diverse religioni presenti nella città; saluterà uno a uno i tanti malati del Cottolengo (ma molti malati saranno già presenti a Messa e in prima fila, poi il pomeriggio con i giovani) ed è suo desiderio poter ascoltare i più poveri, quelli senza lavoro o in difficoltà per la casa o la disabilità, i più indifesi. Ci sarà tempo, lunedì, anche per l’incontro familiare di Francesco con i parenti Bergoglio, ancora ben presenti a Torino e nei paesi dell’Astigiano da cui la famiglia del Papa proviene.

Infine, l’ultimo saluto prima di partire il Papa lo rivolgerà ai ragazzi delle parrocchie e delle scuole che lo accompagneranno sulla strada verso l’aeroporto.
C’è un segno straordinario, in questa visita, ed è la Sindone. In queste settimane abbiamo accompagnato in Duomo centinaia di migliaia di persone. E da loro abbiamo imparato moltissimo in termini di ascolto, di silenzio, di preghiera, di gioia. Il pellegrinaggio alla Sindone, che il Papa viene a concludere, è davvero un momento di grazia e di speranza per la Chiesa come per la città. Quell’Amore più grande scelto come motto per l’ostensione è anche la benedizione che invochiamo per la nostra vita e sulla nostra città. La visita di Papa Francesco andrà dunque ben al di là di un evento confessionale, perché stimolerà e si rivolgerà a tutte le componenti, anche laiche e istituzionali, e al mondo del volontariato e soprattutto all’intera popolazione.
 
L'attesa
C’è grande attesa, nelle comunità parrocchiali e, mi sembra, in tutta la città. Anche da lontano sappiamo che molti arriveranno per vedere il Papa, almeno per qualche minuto lungo il percorso.
C’è una stanza in Arcivescovado che si è riempita di regali per Francesco: oggetti confezionati apposta per lui, omaggi di singoli, associazioni, famiglie. Tutti vorrebbero incontrarlo, perché la carica umana del Papa è qualcosa che tutti percepiscono, e tutti vorrebbero farsi coinvolgere.
È stata raccolta una cifra molto importante, che avrò l’onore di consegnare al Papa al termine della Messa. È il frutto delle elemosine dei pellegrini alla Sindone e delle collette di domenica 7 giugno nelle chiese di Torino. Credo che abbia un duplice significato: esprime l’attenzione, la simpatia per Francesco, il ringraziamento per aver promosso l’ostensione; ma dice anche la generosità della gente, la capacità di mobilitarsi e di essere solidale.
Lo vediamo ora per il dono al Papa: ma nel passato la stessa gente si è mossa per contribuire a favore di popolazioni sottoposte a calamità ed emergenze sia locali, sia nazionali come i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia, delle alluvioni a Genova e delle tragedie internazionali come di recente quella nel Nepal. Per non parlare anche oggi dei tanti impegni concreti per i senza dimora, i carcerati, le famiglie in difficoltà per il lavoro o la casa, le disabilità gravi, l’accoglienza degli immigrati e dei rifugiati: una serie innumerevole di ruscelli che diventano, messi insieme, un grande fiume e un mare sempre più esteso di solidarietà concreta ed efficace che inonda d’amore la nostra realtà cittadina e diocesana.
 
Dopo la visita
Credo che al termine della visita, mettendo insieme i vari interventi e le testimonianze del Papa, potremo trarre una Lettera pastorale alla città e territorio che offrirà linee concrete di un cammino da fare insieme sul piano spirituale e religioso e su quello culturale e sociale. Testo che potrà costituire un vademecum operativo su cui lavorare per il bene della nostra città e territorio.
Sì, abbiamo bisogno di una scossa salutare di fiducia e di speranza e anche di trovare le modalità più efficaci per non disperdere le forze in campo, ma unirle nel perseguire quegli obiettivi di crescita morale e sociale di cui sentiamo tutti la necessità.
 
Mi limito a dire una parola sulle persone che interloquiranno con il Papa.
 
Tre del mondo del lavoro (in piazzetta Reale):
  • un’operaia che ha passato diverso tempo in cassa integrazione e ora lavora (ma il marito è disoccupato);
  • un imprenditore che ha attraversato la crisi promuovendo con i suoi dipendenti un cammino condiviso di solidarietà reciproca, ha rifiutato proposte allettanti da parte di Stati Esteri per portare le sue fabbriche al di fuori dell’Italia e non le ha accolte per non «buttare sul lastrico tante famiglie dei lavoratori» (sono sue parole);
  • un giovane agricoltore che ha fatto la scelta di mantenere viva l’azienda di famiglia, malgrado tante difficoltà e possibilità di andare a lavorare in fabbrica (questo intervento risulta oggi importante alla luce della recente Enciclica di papa Francesco Laudato si’ mio Signore).
In Piazza Vittorio durante la Messa:
  • Preghiera dei fedeli: un pensionato; una giovane che partecipa all’Happening dei giovani con il Papa; un rifugiato (proveniente dalla Liberia); una donna in difficoltà di salute; una suora salesiana; un volontario della Sindone;
  • porteranno all’altare il pane e il vino: una famiglia italiana (papà, mamma e tre figli); una famiglia proveniente dal Congo (papà, mamma e tre figli).
A Valdocco, nel saluto agli animatori degli Oratori d’Italia, parlerà solo il Papa (è la prima volta che un pontefice affronterà il tema degli Oratori).
Al Cottolengo ci saranno 12 malati di Sla, essendo il 21 giugno tra l’altro la Giornata mondiale dei malati di Sla.

Alla sera alle 18 in Piazza Vittorio:
  • il saluto di un animatore responsabile di un oratorio di una parrocchia diocesana;
  • una ragazza di Azione Cattolica;
  • le tre domande che tre giovani rivolgono al Papa: una studentessa impegnata nell’esame di maturità affetta da disabilità; una giovane disoccupata; un giovane universitario al Politecnico.
Il mio ringraziamento al Papa al termine dell’Angelus.
 
+ Cesare Nosiglia,
Arcivescovo di Torino
Custode pontificio della Sindone
 
 
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