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30 mila malati davanti alla Sindone con i volontari del Servizio disabili   versione testuale
Nell'ultima giornata dei 9 mercoledì dedicati ai malati un bilancio delle visite all'Ostensione 2015




Sono stati oltre 30 mila i malati che in quest’ostensione hanno potuto contemplare la Sindone. Disabili in carrozzella, ipovedenti, sordi, ma anche persone in gravi condizioni per le quali è stato predisposto un trasporto in barella. Ma altri malati, naturalmente, hanno visitato la Sindone lungo l’intera ostensione, tutti i giorni, seguendo il normale percorso di pellegrinaggio.

A garantire il servizio, nei 9 mercoledì pomeriggio destinati ai disabili circa 500 dei 4.662 volontari della Sindone che si sono dedicati a questo servizio. Persone specializzate, grazie a corsi specifici seguiti in vista dell’Ostensione, ma anche per attività svolte in associazioni di Torino, del Piemonte e non solo. A coordinare il tutto, Giovanni Federici, in linguaggio tecnico disability manager, cioè responsabile dei disabili. «Mi aiuta anche un team trasversale di persone con esperienza di ostensioni e che vivono dal canto loro sulla propria pelle la disabilità – informa lui stesso - Il loro apporto è prezioso per capire come risolvere i problemi, anzi come prevenirli».

Il lavoro è stato ingente. «E’ come se spingendo le nostre carrozzelle avessimo compiuto da nord a sud e da est a ovest, sul diametro terrestre, un giro lungo tutto il globo, con oltre 24 mila chilometri percorsi - calcola Giovanni Federici, coordinatore del servizio - Abbiamo in servizio 25 volontari per turno per un totale di 4 turni giornalieri. Ciascuno di loro compie almeno due giri e per ogni giro si percorrono 2 chilometri: in tutto sono 200 giri e 400 chilometri al giorno, che moltiplicati per i giorni dell’Ostensione eguagliano pressappoco il giro del mondo.

Considerando poi i lunghi tratti in salita – quelli che inevitabilmente bisogna affrontare nelle giornate ordinarie - è come se avessimo scalato 12 volte l’Everest». Ma non è solo questione di fatica fisica. E’ anche una questione di competenze e di disponibilità.
«La maggior parte dei volontari fa già parte di associazioni. Si tratta di persone esperte e sensibili, capaci di rivolgersi ai sofferenti con la giusta delicatezza e considerazione. In questi casi un sorriso o un carezza valgono oro».

Tante tra le persone in carrozzella sono anziani, «ma abbiamo anche accompagnato, con la Lega del Filo d’oro, gruppi di sordo-muti e ciechi, poi abbiamo avuto un signora che vive costantemente prona in barella e poi i malati di SLA».
Grazie alla collaborazione dei volontari dei Servizi sanitari del Medical Services, hanno potuto accostarsi alla Sindone anche alcuni malati affetti da sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Tutti si sono avvalsi del supporto della «clinica mobile SLA», il camper dell’associazione «Una voce per Michele» lungo 11 metri e completamente attrezzato per trasportare persone affette che per 4 mercoledì ha sostato davanti al Duomo. A bordo è sempre stato presente Michele Riva, il presidente dell’associazione, da 15 anni malato di SLA e da 10 totalmente immobilizzato e costretto a comunicare servendosi di un computer che traduce in parole i movimenti dei suoi occhi.

Oggi, ultimo giorno dedicato ai malati, altri 1300 sofferenti hanno imboccato il percorso: circa 200 sono arrivati dal Cottolengo, 4 pullman, per complessivi 250 disabili, sono invece giunti da istituti lombardi. Un altro gruppo di anziani è approdato addirittura dall’Oregon, 5 gli ipovedenti e 5 anche gli affetti da SLA.

A missione quasi conclusa, il pool dei volontari sta ora meditando di non disperdere il patrimonio di competenze acquisite. «L’idea è quella di creare un gruppo di interesse – spiega Federici – che possa intervenire anche solo a titolo di consulenza, sui problemi della città». In caso di eventi in piazza, raduni o anche solo nella quotidianità sono innumerevoli le barriere architettoniche che un disabile di trova ad affrontare. «Questo perché non solo i normali cittadini, ma anche i progettisti, gli architetti e gli ingegneri, non ci badano assolutamente. Non ha senso la critica sterile a cose fatte – osserva Federici – molto meglio intervenire prima, così da evitare disguidi e imbarazzi».


 
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