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Messaggio dell'Arcivescovo alla Notte Bianca della Fede - 24 aprile 2015   versione testuale
L'Amore cresce attraverso l'amore

Cari amici, siamo entrati nella notte che attraverseremo con questa veglia ricca di esperienza di fraternità e amicizia e di tanta gioia e riconoscenza nel cuore. Ma questa notte non è buia e triste, perché è illuminata dalla luce della Pasqua del Signore, ed è ricca di quell'Amore più grande di Gesù che ci ha amati come amici e che ci viene svelato in modo così vero e forte dalla Sindone e da Don Bosco il Santo dei giovani.
 
Nessuno può vivere senza amore. Eppure quanta gente persegue la via di un amore che non dà vera gioia ed è fonte di delusione, se non addirittura di sofferenza! L'amore cresce solo attraverso l'Amore più grande del Signore: e questo significa che solo chi ama in lui e come lui, può gustare fino in fondo il vero amore. Gesù lo ha insegnato, vissuto e testimoniato in tutta la sua vita.
 
Il suo amore è divino, ed è capace di trasformare anche il nostro in "divino", unendoci a Dio, che è l'Amore. Quando Gesù ci invita ad amare come Lui ci ha amato, indica l'unica strada che rende felice l'amore e lo riscatta dall'egoismo e dalla ricerca del possesso: è l'amore che si dona senza chiedere niente in cambio.
 
Si carissimi non lasciamoci irretire da esperienze e proposte di amori passeggeri, parziali e alla lunga privi di quella felicità che cerchiamo nell'esperienza dell'amore. Basta accogliere con convinzione l'invito di Gesù: rimanete nel mio amore. Perché lui ama per primo, ci ha amato da sempre, e continuerà ad amarci anche se noi non lo amassimo più.
 
Ma come si fa ad amare Gesù e gli altri con la sua stessa passione?
 
Amare una persona significa non poter fare a meno di lei, desiderarla e investire su di lei la propria vita e il proprio futuro. Niente è più possessivo e coinvolgente dell'amore. Così è anche nei confronti di Gesù. Lui va continuamente cercato, e chiede di permeare la mente, il cuore, i pensieri e la vita di ogni giorno. Il suo amore è esigente e non può essere vissuto nella mediocrità e provvisorietà.
 
Penso che molti giovani danno per scontato di credere in Cristo e di amarlo, e stemperano la ricerca appassionata e continua della sua persona per accontentarsi di qualche sprazzo di esperienza esteriore e deludente dell'incontro con Lui.
 
Egli si colloca nella loro vita come lo sfondo in un teatro, che è virtuale rispetto a quanto si sta svolgendo sulla scena della vita reale, che costruisce la trama dei loro giorni, a casa, a scuola o all'Università, al lavoro e con gli amici nel tempo libero.
 
Attribuisco questo fatto alla mancanza di una passione amorosa per Cristo e a una fede che non mette al centro la Sua Persona da conoscere, desiderare e frequentare. Si parla di tante cose, si discute di tanti problemi quando ci si incontra, si fanno esperienze anche belle insieme, ma Lui non c'è, o è considerato un presente-assente.
 
Ritorna allora la domanda che lui stesso ha rivolto ai suoi amici: «Chi sono io per voi?» (cfr Mc.8,29). E' facile infatti costruirsi il proprio Gesù secondo i gusti del momento, quasi fosse un idolo da trasportare qua e là, adatto per tutte le stagioni.
 
Il confronto con il Gesù dei Vangeli è arduo e difficile. Lo è stato anche per i suoi contemporanei che, messi di fronte al suo mistero, lo hanno rifiutato ed abbandonato, giudicando le sue pretese chi troppo divine, chi troppo umane. Oggi avviene lo stesso.
 
Il Gesù della Chiesa, nella quale sono nati i vangeli, e si fa memoria viva di Lui nei sacramenti, ci appare troppo esigente, e forse lo è anche per gli stessi credenti, che si sentono dire: «volete andarvene anche voi?». Ma l'Amore più grande va oltre la comunità di amici e discepoli con cui camminiamo insieme e allarga l'orizzonte della missione verso tutti senza preclusioni ma con spirito di accoglienza rispetto e cura. Così ha fatto Gesù, portando a tutti, anche a coloro che erano considerati lontani da Dio ed emarginati dalla comunità, la sua parola ed il suo amore. Così ha fatto don Bosco che a ogni giovane che andava a cercare nelle carceri o per le strade diceva : ti amo perché sei giovane. Non perché sei buono, bravo, intelligente: mi basta che tu sia giovane per darti il mio cuore.
 
Cari amici, siamo riconoscenti al Signore di poter vivere insieme questa notte e questi giorni, per gustare e contemplare il suo Amore più grande ed eleviamo a lui la nostra preghiera, chiedendogli di fidarci di questo Amore e di viverlo verso tutti con la stessa intensità e fedeltà con cui lui ci ama.
 
+ mons. Cesare Nosiglia,
Arcivescovo di Torino
Custode pontificio della Sindone