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Malati e giovani in Duomo per l'Ostensione del 30 marzo   versione testuale


Malati e disabili

Oggi nel duomo di Torino sono circa 300 tra disabili, malati e accompagnatori: oltre 70 le carrozzine. Provengono da 20 realtà che nella diocesi di Torino operano accanto a chi soffre.

Ci saranno, tra gli altri, preti anziani e ammalati ospiti delle Case del Clero, bambini assistiti dall’Ugi, disabili che vivono al Cottolengo; rappresentate anche: CVS, Gruppo Zero, Aisl, Aviph, Amar. Tra le congregazioni religiose: Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, suore Minime del Suffragio (Faà di Bruno), Figlie di Maria Ausiliatrice, suore di S. Anna, Figlie della Carità di S. Vincenzo de' Paoli. E ancora: malati accompagnati dai volontari dell’Unitalsi, dell'Associazione S. Maria e dello Smom (Sovrano Militare Ordine di Malta), adulti seguiti dal Sermig e dalla Comunità di Sant’Egidio, dagli Amici di Porta Palatina, dall’Apri.

Presenti anche alcuni ospiti di «Casa Bordino», servizio promosso dalla Confraternita del S. Sudario che si occupa di disagio psichico (la Confraternita, nata nel 1598, ha mantenuto tra gli impegni statutari quello dell'impegno a favore delle persone svantaggiate).

Giovani 
Il 18 novembre 2012, nel duomo di Torino, i giovani della diocesi iniziavano ufficialmente il cammino del Sinodo che li vedrà coinvolti sino al 2014.
 
Si vuole «rileggere» i vari ambiti che interessano l’universo giovanile, dal mondo del lavoro a quello della famiglia, dagli affetti alla partecipazione politica, alla luce della fede cristiana. Un gruppo di giovani che stanno vivendo il cammino sinodale si ritrova ancora in cattedrale, la vigilia di Pasqua, per pregare di fronte al Telo e testimoniare così a nome dei coetanei l’impegno a essere nel mondo giovanile, segnato spesso da sfiducia e disorientamento «Come tralci di vita». 
 
«La Chiesa di Torino – aveva sottolineato l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia annunciando l’ostensione televisiva - intende custodire la Sindone non solo come una preziosa reliquia, ma come un continuo stimolo a impostare la sua vita sulla fede in Cristo riconosciuto e accolto in tutti coloro che soffrono e sono in difficoltà: dalle famiglie che hanno perso il lavoro o la casa, ai giovani confusi da messaggi accattivanti di evasione e disimpegno e bisognosi invece di avere una luce chiara che li guidi sulla via del futuro fatto non di sogni e promesse vane ma da progetti di responsabilità assunti in prima persona e insieme sia per quanto attiene la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata o al matrimonio, sia per un orientamento serio e motivato sugli studi in vista di una futura professione, sia sul piano del volontariato educativo e sociale».