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Il Saluto del Custode   versione testuale

Carissimo visitatore, 
 
benvenuto sul sito ufficiale della S. Sindone, il Telo che con tanta forza richiama e rende evidenti i segni della Passione del Signore. Dal 1983 la Sindone, per volontà testamentaria di Umberto di Savoia, è di proprietà della S. Sede. E il Papa ha nominato l’Arcivescovo di Torino “Custode Pontificio della S. Sindone” incaricandolo di curarne la conservazione e promuoverne la venerazione.
 
Da secoli la Chiesa riserva una così grande attenzione e devozione a questo telo perché la Sindone parla di Gesù in maniera assolutamente singolare.
Anche a occhio nudo, prima di qualsiasi indagine scientifica chiunque può riconoscere sulla Sindone la figura di un uomo che ha subito il terribile supplizio della crocifissione. E questa immagine corrisponde in maniera impressionante a quanto i Vangeli ci raccontano di Gesù e della sua passione e morte. Inoltre questo Telo parla di Gesù anche per un altro motivo: su di esso vediamo i tratti di un uomo colpito e umiliato, vittima della violenza e della ingiustizia, tratti di una umanità con cui Gesù stesso ha voluto identificarsi: “l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
 
Ecco perché la Chiesa custodisce con venerazione questo prezioso tesoro, “icona scritta col sangue” come ebbe a chiamarla papa Benedetto XVI nella sua visita a Torino in occasione della Ostensione della Sindone nel 2010.
 
Certo, la nostra fede non poggia su questa immagine ma sulla solida roccia della testimonianza degli apostoli affidata ai Vangeli e vivificata dal dono dello Spirito Santo; tuttavia, come disse il venerato Giovanni Paolo II nel 1998, questo “prezioso Lino può esserci d'aiuto per meglio capire il mistero dell'amore del Figlio di Dio per noi”.
 
Infatti è solo nella grazia della fede che possiamo leggere fino in fondo la parola custodita in quella immagine: quando contempliamo il volto che traspare dalla Sindone e quel corpo carico di ferite, dovremmo sempre ricordarci che il Signore Gesù ha aperto la via della vita eterna a chiunque lo riconosce Re e Signore e accoglie il mistero della sua passione e morte come fonte di amore che redime e salva l’umanità intera.
 
La Sindone ci parla di Gesù Cristo e questa è la cosa più importante. Il racconto che il Telo ci propone, dal suo silenzio, è una grande occasione di catechesi. 
Rifletti e contempla dunque caro amico, con occhi di fede e cuore aperto all’amore di Cristo,quel volto e quel corpo insanguinato e fa risuonare in te le parole del Vangelo di Giovanni: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Sì, la Sindone susciti sentimenti di pentimento per i propri peccati e speranza certa di vittoria sulla morte. Nel suo silenzio ci parla di vita e di luce che dona forza ai deboli, serenità agli sfiduciati, gioia di risurrezione per sempre. 
 
 
+ Mons. Cesare Nosiglia
Arcivescovo metropolita di Torino