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Omelia di Mons. Nosiglia nella Messa della Sindone   versione testuale
4 maggio 2015

Cari amici,
     siamo davanti alla Sindone e celebriamo con commozione la Messa che ogni anno in questo giorno la nostra Chiesa ha dedicato al sacro Telo che custodisce  nella sua cattedrale e nel suo cuore e che quest'anno viene offerto alla contemplazione pubblica di tanti fedeli.
 
      I mass media sono attenti ai personaggi autorevoli che vengono alla Sindone e non si accorgono di quanto sarebbe arricchente e nuovo il messaggio che sta caratterizzando queste prime settimane di ostensione. Si tratta di un fatto che mi ha stupito e sta stupendo tanti volontari: quello di vedere le molte famiglie con i loro bambini e ragazzi, percorrono il tragitto della Sindone.
 
     Nel silenzio che si crea davanti alla Sindone è bello vedere le braccia dei genitori e nonni che si alzano per mostrare ai loro figli e nipoti i particolari dell'immagine, mentre sussurrano alle orecchie nel silenzio preghiere e dolci parole a chi ascolta con attenzione. Avevo avvertito che non si doveva allontanare i bambini anche piccoli dalla Sindone e i genitori e nonni hanno accolto l'invito, sorpresi anche loro per come i piccoli reagiscono a questa forte esperienza. Sembra quasi che la Sindone li attragga in modo misterioso ma bello confermando l'invito di Gesù: "lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite perché chi è come loro avrà in premio il Regno dei cieli".
 
     Le famiglie sono in questo momento le vere protagoniste della ostensione insieme a tanti ragazzi e tanti giovani che restano come affascinati dall'impatto del sacro Telo per molti,una esperienza per molti totalmente nuova. Debbo aggiungere che diversi vescovi mi scrivono per ringraziare a nome dei loro fedeli per aver potuto vivere nel pellegrinaggio esperienze forti di preghiera, di silenzio meditativo, insieme a una accoglienza dei volontari ricca di amicizia, di gioia e di affetto, che ha colpito tutti per l'ambiente che riesce a creare e per lo stile semplice e amicale con cui i pellegrini vengono accolti e accompagnati nel percorso..
 
     Mi auguro che l'esempio di questi primi pellegrini e la loro riconoscenza e gioia susciti nel cuore di tanti il desiderio di imitarli per accogliere il forte annuncio di vita e di speranza che la Sindone offre a tutti. In questo tempo di grave crisi e difficoltà che attraversa il nostro Paese e il mondo, non bastano eclatanti proclami di ottimismo propagandistico, a scuotere l'animo di chi si trova a dover lottare ogni giorno per affrontare prove dure sia sul piano del lavoro che della casa e del futuro dei propri figli,tutte realtà che abbattono l'animo e sembrano tarpare le ali al futuro.
 
     La Sindone appare un segno fragile e forse anche difficile da accettare come antidoto a queste prove e preoccupazioni: che cosa può fare per noi chi è senza vita e appare sconfitto dal male e dalla ingiustizia degli uomini? La nipote di Santa Benedetta della Croce (Edith Stein) domandava a sua zia Edith: "Che cosa ti ha condotto ad adorare l'Ebreo crocifisso". Ma è proprio da quella condizione di massima impotenza che appare nel crocifisso, che egli ci tende la mano e ci salva come ci ricorda il profeta Isaia: "Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire... egli si è caricato delle nostre sofferenze si è addossato i nostri dolori.. trafitto per le nostre colpe e schiacciato per le nostre iniquità... per le sue piaghe siamo stati guariti".
 
     Sono i controsensi e le sfide della Sindone, specchio della massima impotenza e testimone del massimo beneficio, dell'Amore più grande che vince ogni male e persino la morte. Certo un messaggio si leva da quel sepolcro, che noi non dobbiamo trascurare, espresso con semplicità in una poesia piemontese: "Guardate in che misero stato le vostre colpe mi hanno ridotto". Non dobbiamo prendere alla leggera un amore pagato a così caro prezzo. E non dobbiamo lasciarci sconcertare dall'atteggiamento indifferente di un mondo che in realtà nasconde tante potenzialità di bene. Il seminatore non è meno generoso oggi che in passato e proprio nell'inadeguatezza della nostra collaborazione, mostra la gratuità onnipotente del suo amore sovrano.

     Lasciamoci ispirare dalla testimonianza di fede presente nella grande opera artistica di un pittore illuminato dalla santità e dall'arte, opportunamente esposta in questi giorni nel Museo diocesano: il Compianto del Beato Angelico su Gesù appena deposto dalla croce, contemplato con volti affranti ma non scomposti, che rispecchiano la dolorosa meraviglia per la misteriosa volontà che viene accolta con tanta pena. Il movimento della piccola folla è quasi sospeso, come in attesa di qualcosa di ignoto e che pur deve avvenire. Anche alla Sindone appartiene il silenzio: di attesa, destinata a maturare nel frutto stupendo della risurrezione
 
Signore salvaci".
     Di fronte alla Sindone ripetiamo dunque questa invocazione nel profondo del cuore, con fede e amore, perché dobbiamo essere salvati ogni giorno:
- dai nostri peccati, che ci abbattono ed impediscono di credere in Cristo e nel Vangelo della sua croce;
- dalla nostra presunzione di gestire al meglio la nostra vita ignorando che solo con l’aiuto di Dio e del suo Amore possiamo affrontare serenamente anche le nostre prove e difficoltà familiari sociali, trovando comunque la forza di offrirle a Lui;
- dallo scoraggiamento che ci prende il cuore e la vita quando la vediamo sfuggire a causa di una malattia o di una sofferenza anche estrema;
- dalla malattia più tremenda che è la mancanza di speranza e del senso del vivere e del soffrire come colui che ha vissuto queste esperienze ed assume anche le nostre per aiutarci a lottare con forza per la vita sempre e comunque, a qualsiasi costo;
- dalla tentazione di percorrere vie di morte e non di vita, anche quando la vita sembra inutile, finita, irrimediabilmente perduta e la sofferenza del corpo estrema e devastante.

     Davanti alla Sindone, sentiamo scendere in noi una grande pace e serenità, perché sappiamo che il Signore ha sofferto e patito come noi: è il Dio vicino, buono e provvidente, amico e compagno di strada, che comprende la nostra sorte e se ne fa carico. Per questo apriamo il nostro animo a colui che dalla Sindone ci guarda e  ci chiama a sé per riempire la nostra vita di gioia, quella vera ed intima che ti prende dentro il cuore.
 
È la gioia delle donne che recatesi al sepolcro lo hanno trovato vuoto e hanno accolto il primo annuncio della sua risurrezione. Sì la Sindone non è solo l'icona del venerdì santo ma anche del sabato della Risurrezione che apre orizzonti nuovi di fede e di vita per chiunque l'accoglie e la testimonia con la stessa intensità di Amore che essa ci rivela,l'Amore appunto più grande che è quello di dare vita a chi non ha vita, amicizia a chi è solo e scartato, perdono a chi ci ha offeso,conforto e coraggio a chi vive nella prova e nel dolore. Questa è la nostra certezza; questa è la nostra vittoria, perché l'Amore che viene da Dio non passa con noi, e mai avrà fine.