Il rapporto della Sindone con la Bibbia ha una doppia origine: dalla sua problematica storica e dalla sua natura religiosa.
«Sindone» è appellativo diffuso tra noi, da secoli, a partire dai vangeli, quando essi parlano dei panni funebri impiegati nella sepoltura di Gesù. Sorge spontanea la domanda se questa applicazione del nome sia stata legittima o meno. Per la risposta viene chiamata in causa l’esegesi neotestamentaria, perché dia un’interpretazione soddisfacente dei racconti della passione di Gesù, della sua sepoltura e del rinvenimento del sepolcro vuoto.
La Sindone offre a ogni uomo stimolo alla riflessione sui problemi dell’esistenza umana e in particolare al credente una provocazione per la sua fede. Da tutta la Bibbia è possibile trarre spunti di risposta, che devono essere interpretati organicamente nell’ambito di una riflessione teologica globale.
Mons. Giuseppe Ghiberti
Documenti
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«Cercate il mio volto» (Salmo 27,8 TM) - C’è un uomo, nell’antica terra d’Israele, che si dibatte tra i morsi della paura e del disorientamento. Ha grande fiducia nel Dio che salva, ma la sua vita è giunta a un momento di difficoltà drammatica. Alle prese con l’angoscia, dà inizio a una preghiera dai toni più disparati...
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La tomba vuota - Un mattino presto, d’inizio settimana, una donna d’Israele si recava a una tomba, posta appena fuori dell’abitato cittadino. Accadeva quasi duemila anni fa e l’episodio aveva come protagonista un personaggio poco conosciuto, proveniente da Magdala.
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I Vangeli e la Sindone - La corrispondenza più esterna è quella del nome, sindón che, passando attraverso il latino giunge fino al nostro "sindone". È il termine usato dai sinottici, e solo da essi, per indicare il panno in cui fu deposto il corpo di Gesù.
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«Dalle cose che patì» - La citazione del titolo, per essere comprensibile, deve essere completata: «Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì». Ma anche così le difficoltà non sono scomparse. La Lettera agli Ebrei sta parlando di Cristo, sommo sacerdote, e sta dicendo che egli sa compatire ogni nostra debolezza, perché egli stesso ne ha fatto esperienza; questo sommo sacerdote è Gesù ed è il Figlio di Dio.
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