La cute del
tronco e del dorso presenta oltre un centinaio di ecchimosi escoriate, consistenti in
figure tondeggianti e abbinate, lunghe circa due centimetri, visibili anche sugli arti
inferiori. Sembrano lesioni provocate dal flagello, strumento romano di tortura,
costituito da un manico di legno da cui si dipartono delle corde al termine delle quali
sono fissati dei piccoli piombi a forma di manubrio affiancati a due a due. In alcuni
punti sono anche visibili i segni avvolgenti lasciati da tali corde.
Allaltezza della zona scapolare
sinistra e sovrascapolare destra si osservano delle ecchimosi a forma quadrangolare,
riferibili ai segni lasciati da un oggetto pesante e ruvido che può essere identificato
con il patibulum, lasse orizzontale della croce che a volte il condannato
portava su di sé sino al luogo dellesecuzione.
Sulla parte destra del petto spicca una
grande chiazza di sangue che fuoriesce da una ferita di forma ovoidale allaltezza
del quinto spazio intercostale destro. Le caratteristiche di questa ferita sono
importanti, in quanto mostrano che essa fu inferta dopo la morte del soggetto. Anche il
sangue che ne sgorga, la cui colatura continua sul dorso allaltezza delle reni
evidentemente per uno svuotamento della cavità toracica al momento della deposizione in
orizzontale del cadavere, si presenta circondato da un alone sieroso costellato da macchie
rossastre, come avviene per il sangue uscito da un cadavere in cui la parte sierosa si è
già separata da quella corpuscolata. |