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Santa Messa in chiusura dell'Ostensione
1998
C'è in tutti
noi oggi,
fratelli e sorelle, un insieme di sentimenti forti e belli, mentre
celebriamo questa
Eucarestia, che conclude l'Ostensione della Sindone dell'anno 1998.
Certamente il primo è la gratitudine a Dio, per un dono
così incisivo
nella nostra pietà cristiana; poi la consolazione del molto bene che qui
s'è avverato,
nel pellegrinaggio incessante dei fedeli; poi lo stupore d'aver constatato
ancora una
volta il fascino che questo sacro Lino esercita su tanti, e il
rallegramento per il vasto
interesse della scienza attorno a questo appassionante e inconfondibile
segno; infine
anche un poco di rimpianto, perché finisce un periodo eccezionale, che ha
richiesto a
molti fatica generosa ma ci ha largamente ripagati con la ricchezza della
sua grazia.
Vorremmo fare un bilancio, ma non possiamo entrare nel
segreto di Dio e
delle coscienze. Tuttavia un ricordo vivo delle ore trascorse qui è
possibile, al fine di
magnificare Dio con tutto il cuore: è proprio un rendimento di grazie, che
propongo a me
e a voi oggi, guardando ancora una volta la Sindone nella luce della parola
di Dio.
Il Vangelo in primo luogo ci aiuta in questo. Marco
narra scene in cui
molte persone si muovono con fretta, coraggio, ansia, amore, intorno a Gesù
morto e
deposto nel sepolcro. Giuseppe di Arimatèa, Maria Maddalena, Maria di
Giacomo, Salòme
sembrano i personaggi centrali, che fanno ancora ciò che loro è possibile
per Gesù,
inerte e senza vita. Ma noi sappiamo che è proprio il Signore invece, più
che mai, il
personaggio centrale di queste ore tragiche.
I suoi amici si muovono, lui giace morto, eppure è lui
che li chiama
di nuovo vicini a sé; lo visitano per dargli sepoltura, ma è lui che visita
loro con
misteriosa chiamata, il suo silenzio è più potente di tutte le loro parole,
la
immobilità della sua morte è più efficace che tutti i loro gesti.
Proprio questo è accaduto anche a noi, in questo periodo
benedetto.
Abbiamo visitato Gesù nel segno della Sindone, ma in
realtà siamo
stati visitati noi stessi dal suo mistero. Abbiamo guardato la sua effigie,
ma molto di
più ne siamo stati guardati. Siamo venuti, perché ci ha chiamati. E questa
visita così
silenziosa che ha resi pellegrini seri, attenti, pieni di preghiera, ci ha
confermati
nella verità della nostra esperienza di fede, perché ci ha avvolti nella
atmosfera di
una presenza diversa, solenne, e tanto eloquente. Gesù ci ha detto
qualcosa, con ciascuno
di noi ha stabilito un incontro personale, e se noi abbiamo percorso anche
molti
chilometri per venire qui, egli ha fatto il suo cammino ancora più grande
in noi, perché
ci ha fatto superare la distanza che corre tra la vita quotidiana e la
contemplazione dei
misteri di Dio, la superficialità delle molte cose e il momento della
conversione, la
distrazione della mente e la vera compunzione del cuore.
Quanto dobbiamo ringraziarlo di questo dono! La Sindone
è stata per
moltissimi un vero invito di Gesù, più forte, con la sua morte, di tutta la
nostra vita.
E noi, fratelli, siamo venuti sapendo che ci aspettava
qui, davanti
alla Sindone, una grande catechesi, capace di fare vibrare la nostra
coscienza e di
accendervi un rinnovato amore per Dio e per i fratelli. Abbiamo guardato
direttamente
l'Uomo sfigurato di cui parlò il profeta Isaia. Abbiamo dovuto superare la
pietà e forse
anche lo spavento per fissare l'Immagine di questo torturato, crocifisso e
ucciso.
Sapevamo che non avremmo trovato qui apparenza né bellezza, e che niente di
umano avrebbe
attirato i nostri sguardi: eppure i nostri sguardi sono stati attratti,
quasi catturati,
da quest'uomo trafitto.
La fede ci ha sostenuto, per capire e imparare a dire
"grazie"
con sincerità sempre più grande: noi, cari fratelli, nelle piaghe che la
Sindone ci
documenta abbiamo visto la nostra guarigione, la Salvezza dal peccato;
abbiamo potuto
misurare l'amore con cui siamo stati amati; abbiamo riconosciuto con umiltà
di cuore che
questo Gesù è stato trafitto per i nostri delitti.
Questa lezione non la potremo dimenticare mai.
Dio è entrato nel male senza commettere il male, ma solo
per
caricarsene il peso e liberarci dalla morte che il male procura. E questa
entrata di Dio
negli abissi dell'annullamento resta il suo gesto insuperabile; la Sindone
ci ha ripetuto
che più cercati così da Lui non potevamo essere, che dunque la misericordia
si è
riversata su di noi, su tutto il mondo degli uomini.
Questi e tanti altri pensieri noi abbiamo avuto, in
questo Dono muto
eppure eloquente come nessun altro.
Per questa ragione noi oggi concludiamo un tempo di
Ostensione, ma
sicuramente non il tempo della fedeltà. Infatti questa Immagine non ci è
soltanto
passata davanti e nel cuore per un momento di seria commozione. La Sindone
ci ha ricordato
che nessuno di noi può essere spettatore davanti a lei, perché tutti siamo
stati
battezzati nel Sangue di Gesù crocifisso. Anche per noi è vero cioè che
l'acqua del
battesimo ha portato con sé il lavacro del Sangue e il dono divino dello
Spirito. Questa
Figura ci ha ricordato non solo chi è stato Gesù Cristo per noi, ma anche
chi siamo noi
per Gesù Cristo.
Perciò la Sindone, testimonianza di ciò che Gesù ha
fatto per noi,
ci invita a essere a nostra volta testimoni: Dio ci ha dato in Gesù Cristo
suo Figlio la
vita eterna, e chi ha il Figlio ha la vita.
Ebbene, noi abbiamo il Figlio: siamo venuti a
contemplarlo qui proprio
in forza della nostra fede in Lui; e se abbiamo il Figlio abbiamo la vita
Sua, che
trasforma la nostra. Noi oggi ci impegniamo, fratelli e sorelle, a vivere
la Vita di
questo Gesù crocifisso: la fedeltà al Padre, senza paure e compromessi,
morendo al
peccato con la forza dello Spirito Santo; la fedeltà ai fratelli, senza i
freni
dell'egoismo, curando la società e i suoi problemi, la fame e sete di
giustizia nelle
più svariate situazioni, la solidarietà nei problemi della vita; e ancora
l'impegno di
dire Gesù Cristo, di propagare il Vangelo, di crescere nella
missionarietà... Questo ci
dice di fare la Sindone, che raccoglie in sé precisamente l'intera storia
di Gesù, uomo
della carità fraterna che ci ha amati fino alla fine.
Noi concludiamo l'Ostensione come l'abbiamo aperta, con
la solenne
celebrazione dell'Eucarestia. Oggi la Chiesa festeggia il Corpo e il Sangue
del Signore:
non c'è occasione più adatta di questa, per guardare la Sindone perché
diventi per noi
segno di vita. Ringraziamo dunque insieme il Signore Gesù dicendogli:
Sii benedetto, Signore,
perché ci hai donato nella Sindone
il segno del tuo amore.
Sii benedetto perché
ci hai chiamato a venerarla.
Noi ci impegniamo
a ricambiare il tuo amore
nella fedeltà al Padre
e ai nostri fratelli,
e ci affidiamo per questo a Maria
tua madre
che ti guardò crocifisso
mentre una spada le trafiggeva l'anima
e ora ti contempla nel Regno
luminoso della gloria
a cui noi pure speriamo di giungere.
Amen.
Cattedrale di Torino - 14 Giugno 1998
Card. Giovanni
Saldarini
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