... Là,
dietro quella vetrata, in una cappella ove la
pietà dei torinesi ha voluto esprimersi in una
delle più belle creazioni artistiche dell'epoca,
si conserva e si venera un cimelio che ci
richiama, nel modo più vivo e commovente, Cristo
che sparge il suo sangue per noi.
Ci richiama il Re che ha fatto d'un patibolo il
suo trono, che ha conquistato il suo regno, non
con la forza delle armi, ma "sacrificando
se stesso immacolata vittima di pace sull'altare
della croce", come diremo nel prefazio.
....
All'alba di quest'anno santo, la festa di
Cristo Re, all'indomani dell'ostensione della
Sindone che ci ricorda la sua immolazione sulla
croce, ci chiama a realizzare i grandi obiettivi
di questo tempo di grazia: il rinnovamento
interiore nella conversione e la riconciliazione
con Dio e con i fratelli.
Se Cristo, perché ci ama, "ci ha
liberato dai nostri peccati con il suo sangue"
e "ha fatto di noi un regno di sacerdoti
per il suo Dio e Padre", se il suo è
"un regno di santità e di grazia",
dev'essere nostro impegno convertirci dal peccato
e rinnovarci interiormente per poter discernere e
seguire la volontà di Dio. Dobbiamo comportarci
in modo tale da riprodurre in noi il volto di
Cristo, quel volto che contempliamo nella sacra
Sindone ci è invito alla riconoscenza e
all'amore, ma che deve rivelarsi nella persona
d'ogni cristiano, chiamato ad essere, come il
Salvatore, "testimone fedele" di
fronte ai fratelli.
+ Michele Card. Pellegrino,
arcivescovo
Dalla "Rivista Diocesana
Torinese"
N. 12 / 1973 Pagg. 468-470
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