Annuncio
dell'Arcivescovo M. Pellegrino ai diocesani per
l'ostensione
televisiva della Sindone di venerdì
23 novembre sul primo canale alle ore 21.15.  Nell'omelia di domenica
scorsa, concludendo nel Santuario dedicato a
Santa Teresa di Gesù Bambino le celebrazioni
centenarie della nascita della Santa, auguravo
che esse non restassero solo un caro ricordo, ma
ci aiutassero a camminare nella via da lei
tracciata.
Non sembri strano che questo pensiero mi sia
ritornato riflettendo su quanto è avvenuto il 4
ottobre davanti alla Santa Sindone esposta per le
prove necessarie in preparazione alla progettata
ostensione televisiva.
S. Teresa di Lisieux, che dal gennaio 1889
cominciò a firmarsi, aggiungendo al nome preso
nella vestizione: "Soeur Thérése de
l'Enfant Jésus", queste cinque brevi
parole: "et de la Saint Face",
amava richiamarsi al capitolo 53 di Isaia - la
"passione secondo Isaia" -:
Cristo "non ha apparenza né bellezza per
attirare i nostri sguardi". Ma essa
citava pure un testo della liturgia in uso nel
suo monastero: "Il suo volto ispira
l'amore, e la sua faccia piegata su me mi spinge
a rendergli amore per amore".
L'immagine viva di questo "volto che
ispira l'amore" noi torinesi abbiamo il
privilegio di custodirla nella Santa Sindone.
E' legittimo il desiderio di contemplare questa
immagine che richiama con un'eloquenza
insuperabile il mistero della nostra salvezza.
"E' la croce del Signore che ha portato
la salvezza al genere umano... La sua passione è
il prezzo del nostro riscatto, la morte di lui è
la nostra vita". Così il nostro s.
Massimo.
Se, come spiega Monsignor Cottino, l'ostensione
nella forma tradizionale porta con sé gravi
inconvenienti, oggi siamo in grado di soddisfare,
non la curiosità, ma la pietà sincera di chi
scorge in questa veneranda reliquia il segno più
evidente e commovente dell'Amore crocifisso. Il
mezzo ci è offerto dalla televisione, a cui ci
siamo rivolti per realizzare il desiderio di
milioni di credenti.
"Cristo fu appeso alla croce per liberare
tutto il genere umano dal naufragio universale".
L'energica espressione di s. Massimo è un invito
a guardare con senso di fede, di adorazione e di
gratitudine immensa a Cristo crocifisso. Per
questo ci è di aiuto contemplare la sua immagine
nel lenzuolo in cui Giuseppe d'Arimatea avvolse
il corpo santissimo del Salvatore.
Invito i diocesani a disporsi con questo spirito
all'avvenimento atteso con desiderio da tanti e
tanti fratelli. Sarà anche questo uno stimolo
efficace a rinnovarci interiormente, per renderci
conformi all'immagine del Figlio di Dio, a
lasciarci riconciliare con Dio, secondo il monito
di Paolo, in virtù di Cristo morto per noi, e in
tal modo operare alla riconciliazione degli
uomini nella giustizia e nell'amore.
+ Card. Michele Pellegrino, Arcivescovo
di Torino
Dalla "Rivista
Diocesana Torinese"
N. 10 / 1973 Pagg. 377-378
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