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Ostensione della S. Sindone 1978

I giorni della sua pace e della nostra speranza

Cardinal A. Ballestrero

Alla vigilia dell'ostensione l'arcivescovo padre A. Ballestrero ha rivolto un particolare saluto ai torinesi e ai pellegrini

In occasione della ostensione della Santa Sindone sento il bisogno di rivolgermi alla diocesi per partecipare alcune riflessioni che mi sembrano utili nel vivere l'avvenimento che vuol essere essenzialmente religioso ed ecclesiale. Tutti sanno che questa ostensione è legata al quarto centenario dell'arrivo a Torino della Sindone, circostanza che la Chiesa torinese intende ricordare non solo come fedeltà alla sua storia, ma soprattutto come stimolo per un rinnovato impegno cristiano nella realtà del nostro tempo. Guardiamo alla Sindone come a un "segno" di Cristo e della sua presenza. La forza evocatrice e sconvolgente dell'immagine straziata può diventare, se accolta con spirito semplice e retto, sussidio di una fede rinnovata nel mistero salvifico della passione e della morte del Signore Risorto, mistero che è scandalo per chi non crede, ma sapienza per i cristiani. Il mistero della Croce è ancora vivo perché la passione del Signore aspetta un compimento nella nostra carne, nel nostro spirito e nella nostra storia; non per nulla Gesù ha detto: "Chi vuol venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno ...".
Le visioni edonistiche della vita, le civiltà dello "star bene", le abitudini goderecce dei costumi sono infastidite dalla evocazione di un Cristo crocifisso, ma il cristiano è provocato ad un esame di coscienza fatto in umiltà e pazienza e nello stesso tempo, suscitatore di coraggio e di speranza. Un amore più grande e più vivo per Cristo, che ha dato la vita per noi, può accenderci il cuore trasformando la nostra esistenza. Ma è necessario che la visione di "quell'Uomo" straziato diventi per noi visione dell'umanità crocifissa. Le sofferenze senza fine di tanti fratelli crocifissi nella carne e nello spirito, il cumulo di odii, di ingiustizie, di egoismi, di sopraffazioni, di violenze, di delitti e di iniquità, che avvelenano la convivenza umana, sfigurandone il volto e martoriandone l'esistenza, attraverso il "Corpo della Sindone" ci interpellano e ci domandano conto del Vangelo, in cui diciamo di credere e a cui dobbiamo rendere testimonianza.
La nostra comunità ecclesiale torinese, che si prepara a vivere il suo convegno diocesano su "Evangelizzazione e promozione umana" può e deve essere stimolata dall'avvenimento religioso dell'ostensione ad una più profonda sensibilità veramente evangelica, che apra la coscienza di tutti ai problemi reali del nostro tempo e della nostra diocesi come comunità umana e cristiana; sicché dal doloroso travaglio, che stimo vivendo, emergano - per la viva presenza di Cristo - i motivi della speranza e gli impegni concreti della vita e dell'azione futura. E' veramente necessario che l'ostensione della Sindone non resti soltanto un fatto devozionale, ma diventi esperienza cristiana di una comunità ecclesiale, che ne esce rinnovata nel fervore della fede e nella coerenza al Vangelo.
Un'ultima riflessione mi sembra opportuna. Tutti sanno che in questo tempo Torino sarà meta di molti pellegrini da ogni parte del mondo, tanto da permetterci di dire che l'ostensione non è avvenimento diocesano, ma avvenimento di tutta la Chiesa. Sarà così occasione di incontro tra la nostra Chiesa locale e tante diocesi sorelle. Mi sembra quindi opportuno sottolineare come tutti noi abbiamo il dovere dell'edificazione e dell'accoglienza verso quanti saranno nostri ospiti, ma soprattutto nostri fratelli nella fede. La partecipazione ai vari pellegrinaggi zonali, opportunamente preparati e fervorosamente vissuti, sarà un motivo rilevante di edificazione e di testimonianza, che avremo cura di offrire a quanti da ogni parte saranno pellegrini con noi. Ma l'edificazione più preziosa sarà quella che sapremo dare con un impegno di accoglienza cortese e generosa verso tutti. Così dovrà essere nelle nostre Chiese, nelle nostre comunità, nelle nostre case, negli incontri di ogni genere anche quelli occasionali per le nostre strade. Torino ha sempre goduto fama di essere città cortese e sarà preziosa testimonianza evangelica se i credenti, in questa occasione singolare, sapranno non solo confermare tale fama, ma accrescerla col calore della fraternità cristiana.

In nome della diocesi dò il benvenuto più cordiale a tutti i pellegrini del mondo con l'augurio che il "Volto della Sindone" sia per tutti una visione che aiuta ad incontrare veramente Gesù Cristo e ad esserne affascinati per la vita. E il Signore custodisca e benedica questi giorni come i giorni della sua pace e della nostra speranza.

Anastasio A. Ballestrero, arcivescovo

Dalla "Rivista Diocesana Torinese"
N. 7-8 / 1978 Pagg. 309-310

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