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Pastorale della Sindone
Considerazioni di don Ghiberti dopo l'ostensione

Ostensione 1998

  1. Il contenzioso sindonico
  2. L'interesse alla scienza
  3. L'immagine sindonica
  4. Pastorale 'sindonica'
  5. Dopo l'ostensione

Pastorale 'sindonica'

Quanto è stato fin qui esposto voleva descrivere il punto iniziale del progetto di pastorale sindonica che reggeva la proposta dell'ostensione della Sindone e la sua realizzazione (9). Riconosciuta la legittimità del rapporto religioso che lega il credente all'immagine sindonica, è sentito di conseguenza l'impegno a non lasciar cadere una così grande occasione di evangelizzazione. La pastorale sindonica, pur nel pieno rispetto e interesse per la ricerca scientifica, è totalmente ed esclusivamente protesa ad aiutare questa voce di Evangelo perché possa essere udita e interpretata dal più gran numero di persone. Ciò deve accadere antecedentemente e parallelamente al cammino della scienza, non condizionatamente a esso.
Nel programmare la recente ostensione, era comunemente condivisa la convinzione che questa fosse l'unica impostazione legittima e che anche la storia, al di là delle sottolineature dei vari documenti e delle convinzioni delle singole persone, presentasse una sostanziale continuità di questa linea. Certo in passato è sempre stata prevalente e manifesta la convinzione che esistesse un rapporto diretto fra questo telo, con la sua immagine, e il corpo di Gesù crocifisso, ma, anche quando si parlava correntemente di 'reliquia', era sul messaggio dell'immagine che si portava l'attenzione principale.
Comunque ora si vedeva con chiarezza che nessun'altra impostazione poteva essere fruibile; né c'era l'intenzione di scantonare da essa. Difficile era invece convincere gli interlocutori da una parte della necessità di questa impostazione, dall'altra della sincerità di questa intenzione. Molti devoti della Sindone ritenevano - magari anche per ragioni apologetiche (10) - che si dovesse insistere sulla sua antichità e sul rapporto diretto col corpo del Signore e ritenevano che l'impostazione data fosse indebitamente rinunciataria; molti pensatori contrari all'interesse religioso per la Sindone (sia tra credenti sia tra non credenti, sia in campo cattolico sia in quello delle confessioni evangeliche italiane) affermavano che quell'atteggiamento fosse una scappatoia per evitare gli scogli di una sentenza sfavorevole pronunciata dalla ricerca scientifica (11) e che non fosse disgiunto dall'equivoco di un ammiccamento verso posizioni più 'tradizionali'.
Ai primi si rispondeva che tutti eravamo sensibili agli sforzi della ricerca scientifica e appassionati al problema dell'origine del telo sindonico (12), ma che per un verso quella ricerca non poteva offrire le certezze desiderate in un grado capace di convincere chiunque e per altro verso proprio l'immagine sindonica era lo strumento idoneo - quale 'testimone' della parola del vangelo - a suscitare un impegno di vita. Ai secondi si chiedeva di attenersi all'impostazione ufficiale della programmazione pastorale e non alle iniziative marginali, delle quali erano responsabili solo i loro autori.
Il clima nel quale si svolge la pastorale della Sindone è tra i più vari: caratterizzato a volte da entusiasmo addirittura euforico, altre volte deve sforzarsi di dare una motivazione della propria ragion d'essere e non è raro che incontri un po' di ostilità: ci sono cose più serie...! Di solito però, quando ci si accorda per un po' di attenzione all'immagine sindonica, non tarda a sorgere l'interesse.
In positivo il cammino di una pastorale sindonica ha molteplici possibilità di realizzazione (13), ma mi sembra che debba rispettare alcuni passaggi obbligati.
E' necessario un momento iniziale per la corretta conoscenza del fatto sindonico, sulla base di buoni strumenti fotografici, interpretati dalla medicina legale, e di elementari conoscenze sulla storia della crocifissione e sulla narrazione evangelica della passione di Gesù.
Occorre poi chiarire le finalità che si propone una 'devozione' alla Sindone: non deve essere un ostacolo alla fede autentica, bensì un aiuto per l'intelligenza e per il cuore. Diventerebbe ostacolo alla fede, se si assolutizzasse l'oggetto, col pericolo che diventi feticcio o idolo. La storia della diatriba protestante ha visto prolungarsi fino ai nostri giorni questa obiezione, che nasce dal rifiuto dogmatico del 'culto' alle immagini e alle reliquie e si ammodernizza nell'accusa fatta alla Chiesa cattolica di ostacolare con l'accettazione della Sindone la formazione di un cristianesimo maturo. Se è vero che un meccanismo difficile da analizzare provoca una più forte reazione di interesse e di impegno di vita là dove c'è la sensazione di una maggiore prossimità fisica tra segno e segnato (mi commuove di più il pensiero che non solo l'immagine mi parla dell'amore di Gesù sofferente, ma anche il lenzuolo stesso ha avvolto il corpo di Gesù), non dipende dalla decisione dell'uomo stabilire quel grado di conoscenza; si può anzi vedere una costante dello 'stile' della croce nell'uso di strumenti poveri, deboli, umili. Quando però la Sindone è accettata così com'è, diventa un segno estremamente espressivo, efficace, impegnativo e, come tale, deve venire presentata, affinché coloro che l'accostano possano riascoltare la parola del vangelo e farne memoria nella loro esistenza, rivivendola nella totalità delle sue conseguenze.
Le componenti fondamentali del messaggio della Sindone furono enunciate dal Papa nel suo discorso durante il recente pellegrinaggio sopra ricordato.
Parlando della Sindone come provocazione all'intelligenza, egli esorta gli scienziati a continuare nelle loro ricerche per avvicinarsi alle risposte che sono importanti per tutti. Perché la Sindone è specchio dell'Evangelo, è giusto nutrire la consapevolezza della preziosità di quest'immagine, che tutti vedono e che nessuno per ora può spiegare, e che è per ogni uomo e donna pensosi motivo di riflessioni profonde, che giungono a incidere nelle decisioni della vita. Immagine della sofferenza, la Sindone è un invito a pensare alla sofferenza del mondo, con cui la croce di Cristo fu solidale (è uno dei documenti più spaventosi della capacità dell'uomo di fare soffrire l'uomo), e in particolare alla sofferenza dell'innocente: l'immagine sindonica ci dispone ad accettare il mistero della fecondità del dolore, ci ridice che dalla sofferenza del Crocifisso proviene la nostra salvezza.
La Sindone è immagine dell'amore e immagine del peccato, invita a riscoprire le ragioni ultime di quanto è accaduto alla morte di Gesù: l'amore infinito di Dio ("Non mi potevi amare di più!") e la malvagità del peccato; e invita a credere all'amore e a fuggire il peccato. Immagine dell'impotenza, essa invita a misurarci con l'aspetto più conturbante del mistero dell'incarnazione, che ci mostra con quanta verità Dio si è fatto veramente uomo, al punto da volersi sottoporre a quell'impotenza annullante nella quale l'uomo non è più uomo. Infine immagine del silenzio, "non solo il silenzio della morte, ma anche il silenzio coraggioso e pacifico del superamento dell'effimero", a testimonianza di quanto l'uomo può attendersi dal dono totale del Dio che salva.
Naturalmente anche per questa 'pastorale' ci sono momenti di impegno ordinario e momenti di attività straordinaria. Il periodo dell'ostensione è stato straordinario sia per la possibilità di accostare la Sindone in un modo più immediato del solito (14) sia per il clima di particolare intensità d'impegno vissuto dai pellegrini e dalla chiesa locale ospitante.

 

 

L'immagine sindonica - Indice - Dopo l'ostensione



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