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Pastorale della Sindone
Considerazioni di don Ghiberti dopo l'ostensione

- Il contenzioso sindonico
- L'interesse alla scienza
- L'immagine sindonica
- Pastorale 'sindonica'
- Dopo l'ostensione
Pastorale 'sindonica'
Quanto è stato fin qui esposto voleva descrivere il punto iniziale del
progetto di pastorale sindonica che reggeva la proposta dell'ostensione della Sindone e la
sua realizzazione (9). Riconosciuta la
legittimità del rapporto religioso che lega il credente all'immagine sindonica, è
sentito di conseguenza l'impegno a non lasciar cadere una così grande occasione di
evangelizzazione. La pastorale sindonica, pur nel pieno rispetto e interesse per la
ricerca scientifica, è totalmente ed esclusivamente protesa ad aiutare questa voce di
Evangelo perché possa essere udita e interpretata dal più gran numero di persone. Ciò
deve accadere antecedentemente e parallelamente al cammino della scienza, non
condizionatamente a esso.
Nel programmare la recente ostensione, era comunemente condivisa la convinzione che questa
fosse l'unica impostazione legittima e che anche la storia, al di là delle sottolineature
dei vari documenti e delle convinzioni delle singole persone, presentasse una sostanziale
continuità di questa linea. Certo in passato è sempre stata prevalente e manifesta la
convinzione che esistesse un rapporto diretto fra questo telo, con la sua immagine, e il
corpo di Gesù crocifisso, ma, anche quando si parlava correntemente di 'reliquia', era
sul messaggio dell'immagine che si portava l'attenzione principale.
Comunque ora si vedeva con chiarezza che nessun'altra impostazione poteva essere fruibile;
né c'era l'intenzione di scantonare da essa. Difficile era invece convincere gli
interlocutori da una parte della necessità di questa impostazione, dall'altra della
sincerità di questa intenzione. Molti devoti della Sindone ritenevano - magari anche per
ragioni apologetiche (10) - che si
dovesse insistere sulla sua antichità e sul rapporto diretto col corpo del Signore e
ritenevano che l'impostazione data fosse indebitamente rinunciataria; molti pensatori
contrari all'interesse religioso per la Sindone (sia tra credenti sia tra non credenti,
sia in campo cattolico sia in quello delle confessioni evangeliche italiane) affermavano
che quell'atteggiamento fosse una scappatoia per evitare gli scogli di una sentenza
sfavorevole pronunciata dalla ricerca scientifica (11)
e che non fosse disgiunto dall'equivoco di un ammiccamento verso posizioni più
'tradizionali'.
Ai primi si rispondeva che tutti eravamo sensibili agli sforzi della ricerca scientifica e
appassionati al problema dell'origine del telo sindonico (12),
ma che per un verso quella ricerca non poteva offrire le certezze desiderate in un grado
capace di convincere chiunque e per altro verso proprio l'immagine sindonica era lo
strumento idoneo - quale 'testimone' della parola del vangelo - a suscitare un impegno di
vita. Ai secondi si chiedeva di attenersi all'impostazione ufficiale della programmazione
pastorale e non alle iniziative marginali, delle quali erano responsabili solo i loro
autori.
Il clima nel quale si svolge la pastorale della Sindone è tra i più vari: caratterizzato
a volte da entusiasmo addirittura euforico, altre volte deve sforzarsi di dare una
motivazione della propria ragion d'essere e non è raro che incontri un po' di ostilità:
ci sono cose più serie...! Di solito però, quando ci si accorda per un po' di attenzione
all'immagine sindonica, non tarda a sorgere l'interesse.
In positivo il cammino di una pastorale sindonica ha molteplici possibilità di
realizzazione (13), ma mi sembra
che debba rispettare alcuni passaggi obbligati.
E' necessario un momento iniziale per la corretta conoscenza del fatto
sindonico, sulla base di buoni strumenti fotografici, interpretati dalla medicina legale,
e di elementari conoscenze sulla storia della crocifissione e sulla narrazione evangelica
della passione di Gesù.
Occorre poi chiarire le finalità che si propone una 'devozione' alla Sindone: non
deve essere un ostacolo alla fede autentica, bensì un aiuto per l'intelligenza e per il
cuore. Diventerebbe ostacolo alla fede, se si assolutizzasse l'oggetto, col pericolo che
diventi feticcio o idolo. La storia della diatriba protestante ha visto prolungarsi fino
ai nostri giorni questa obiezione, che nasce dal rifiuto dogmatico del 'culto' alle
immagini e alle reliquie e si ammodernizza nell'accusa fatta alla Chiesa cattolica di
ostacolare con l'accettazione della Sindone la formazione di un cristianesimo maturo. Se
è vero che un meccanismo difficile da analizzare provoca una più forte reazione di
interesse e di impegno di vita là dove c'è la sensazione di una maggiore prossimità
fisica tra segno e segnato (mi commuove di più il pensiero che non solo l'immagine mi
parla dell'amore di Gesù sofferente, ma anche il lenzuolo stesso ha avvolto il corpo di
Gesù), non dipende dalla decisione dell'uomo stabilire quel grado di conoscenza; si può
anzi vedere una costante dello 'stile' della croce nell'uso di strumenti poveri, deboli,
umili. Quando però la Sindone è accettata così com'è, diventa un segno estremamente
espressivo, efficace, impegnativo e, come tale, deve venire presentata, affinché coloro
che l'accostano possano riascoltare la parola del vangelo e farne memoria nella loro
esistenza, rivivendola nella totalità delle sue conseguenze.
Le componenti fondamentali del messaggio della Sindone furono enunciate dal Papa
nel suo discorso durante il recente pellegrinaggio sopra ricordato.
Parlando della Sindone come provocazione all'intelligenza, egli esorta gli
scienziati a continuare nelle loro ricerche per avvicinarsi alle risposte che sono
importanti per tutti. Perché la Sindone è specchio dell'Evangelo, è giusto
nutrire la consapevolezza della preziosità di quest'immagine, che tutti vedono e che
nessuno per ora può spiegare, e che è per ogni uomo e donna pensosi motivo di
riflessioni profonde, che giungono a incidere nelle decisioni della vita. Immagine
della sofferenza, la Sindone è un invito a pensare alla sofferenza del mondo, con cui
la croce di Cristo fu solidale (è uno dei documenti più spaventosi della capacità
dell'uomo di fare soffrire l'uomo), e in particolare alla sofferenza dell'innocente:
l'immagine sindonica ci dispone ad accettare il mistero della fecondità del dolore, ci
ridice che dalla sofferenza del Crocifisso proviene la nostra salvezza.
La Sindone è immagine dell'amore e immagine del peccato, invita a riscoprire le
ragioni ultime di quanto è accaduto alla morte di Gesù: l'amore infinito di Dio
("Non mi potevi amare di più!") e la malvagità del peccato; e invita a credere
all'amore e a fuggire il peccato. Immagine dell'impotenza, essa invita a misurarci
con l'aspetto più conturbante del mistero dell'incarnazione, che ci mostra con quanta
verità Dio si è fatto veramente uomo, al punto da volersi sottoporre a quell'impotenza
annullante nella quale l'uomo non è più uomo. Infine immagine del silenzio,
"non solo il silenzio della morte, ma anche il silenzio coraggioso e pacifico del
superamento dell'effimero", a testimonianza di quanto l'uomo può attendersi dal dono
totale del Dio che salva.
Naturalmente anche per questa 'pastorale' ci sono momenti di impegno ordinario e momenti
di attività straordinaria. Il periodo dell'ostensione è stato straordinario sia per la
possibilità di accostare la Sindone in un modo più immediato del solito (14) sia per il clima di particolare intensità d'impegno
vissuto dai pellegrini e dalla chiesa locale ospitante.
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