Tutto questo non giustifica
affatto un'eventuale tendenza al disinteresse per il lavoro scientifico (4). Non è possibile ignorare che comunemente chi si
accosta alla Sindone è sensibile e interessato alla ricerca scientifica che la riguarda.
Il reperto è troppo misterioso e interessante per non seguire le domande sulle modalità
della sua origine e sul segreto della natura dell'immagine. E poi la posta in gioco è
troppo grande, perché si possa rimanere indifferenti di fronte ad essa. Si tratta della
possibilità che un testimone immediato, anche se muto, delle sofferenze e della morte di
Gesù di Nazaret sia giunto fino a noi, si trovi nelle nostre mani. E Gesù resta pur
sempre l'uomo più amato della storia, il suo destino la vicenda più struggente e
conturbante. Lo stesso pensiero che quell'oggetto possa avere toccato il corpo di Gesù,
se non riesce a rendere presente quel corpo o - tanto meno - la persona stessa di Gesù,
lo rende caro al nostro affetto e stimola in noi l'interesse a sapere quanto sia probabile
quella possibilità.
La ricerca scientifica deve quindi essere perseguita, sia per la dignità
dell'intelligenza umana, che è chiamata a penetrare negli ambiti di problematicità di
cui fa esperienza, sia per le esigenze del cuore umano, che si interessa di tutto ciò che
parla di una persona cara.
Ma la ricerca oggi non è affatto terminata (verrà il giorno in cui lo sarà?); intanto
che essa è in atto, come si qualifica il rapporto dell'uomo d'oggi verso la Sindone?
Prima ancora, come si qualificava quello dell'uomo del tempo precedente all'inizio delle
ricerche moderne? Prima della fotografia del Pia, che ha costituito in qualche modo il
punto di partenza della 'sindonologia' (5), era possibile
un rapporto autentico verso la Sindone? Chi è convinto che un rapporto consapevole esige
necessariamente una preparazione 'scientifica' ed è condizionato ai risultati di questa
ricerca deve concludere che prima del nostro secolo non era possibile un rapporto
legittimo con la Sindone e che anche nel nostro tempo la maggior parte delle persone non
è in grado di coltivarlo.
Per quanto aberrante possa essere questa conclusione, alcune tendenze, nella polemica
odierna, sembrano condividerla: sia chi afferma che la Sindone deve essere allontanata dai
campi d'interesse dell'uomo d'oggi, anche del credente, sia qualcuno fra quanti affermano,
al contrario, che la Sindone ha tutti i numeri per proporsi all'attenzione dell'uomo
contemporaneo appoggiano la loro affermazione sui risultati della ricerca scientifica.
Accade così di sentir dire, da una parte, che la scienza ha dimostrato che la Sindone non
è dell'epoca di Gesù e non ne ha avvolto il cadavere, e quindi non è lecito coltivare
nei suoi confronti un rapporto religioso; dall'altra si afferma che la scienza ha
dimostrato il contrario (salvo l'onere di dimostrarlo e l'affanno che esso ingenera) e che
perciò quel rapporto è non solo lecito ma anche raccomandabile. Poiché ambedue le
posizioni giocano il tutto per tutto in base ai referti della scienza (chi altri infatti
può pronunciarsi su data e modo di origine della Sindone?), è comprensibile che ci sia
chi voglia sottrarsi alla polemica semplicemente ignorando che ci sia la ricerca
scientifica. Si ricorre allora normalmente all'intuizione o al sentimento: checché ne
dica la scienza, io 'sento' che la Sindone è 'vera', che è la forma abbreviata per dire
che è il lenzuolo funebre che ha avvolto Gesù.
Affermare che nessuna di quelle posizioni è corretta può sembrare presuntuoso, eppure è
inevitabile. Se anche fosse vero che la scienza ha dimostrato che la Sindone è tardiva,
non ne segue che essa non possa essere fatta oggetto di un rapporto religioso e che non
possa essere un aiuto alla fede. Se anche è vero che la Sindone ha tutti i numeri per
proporsi come interlocutore nella vita del credente, questo non nasce dal fatto che la
scienza ne abbia eventualmente dimostrato l'antichità protocristiana. Infine, se anche ha
un senso quanto mi dice la mia intuizione, questo non significa che io abbia il diritto di
non cercarle un fondamento più solido e quindi di confrontarmi con quanto propone la
ricerca scientifica. |