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Giubileo e Sindone
sintesi del testo
Copertina del libro: 2000 - Sindone e giubileo

"La Sindone, come il Giubileo, contiene un invito alla vera riforma del cuore, a uscire da sé e a dare attenzione alle cose grandi, non facili da accettare e da vivere, alle quali la vita "normale" bada troppo poco. La Sindone è testimonianza del disastro prodotto sull’uomo dal rifiuto del fratello, inscindibile dal rifiuto di Dio". Al centro del sussidio "2000 - Sindone e Giubileo", c'è la necessità "pastorale" di stabilire un collegamento tra l'evento "mondiale" dell'Anno Santo e l'ostensione della Sindone a Torino. Il testo è stato preparato su incarico del cardinale Saldarini da un gruppo di lavoro di cui fanno parte membri della Commissione diocesana per l’Anno Santo e della Commissione per l’ostensione della Sindone. Edito dalla San Massimo, il testo base è stato redatto da Franco Ardusso, Paola Rinetti e Gian Maria Zaccone; è organizzato in modo da rimandare alle 18 schede di approfondimento (7 sulla storia del Giubileo e della Sindone, le altre su argomenti di vita di fede). La pubblicazione termina con la "Disposizione per l’acquisto dell’indulgenza giubilare" e l’elenco delle chiese giubilari dell’arcidiocesi di Torino.

Quale collegamento tra Giubileo e Sindone? E' la figura stessa di Gesù, dalla sua Incarnazione e dalle riflessioni sulla sofferenza ed il dolore nel mondo.

Il Giubileo (l’anno in cui, per gli Ebrei, si concludono i cicli dei debiti, si sottolinea e si celebra l’appartenenza dell’uomo e di ogni cosa a Dio) per il cristiano acquista significato in relazione alla figura di Gesù di Nazareth: Egli si pone al centro della Storia come causa e via per la liberazione ed il riscatto umano. "La nascita di Gesù a Betlemme - scrive Giovanni Paolo II nella Bolla di indizione del Giubileo – non è un fatto che si possa relegare nel passato. Dinanzi a Lui, infatti, si pone l’intera storia umana: il nostro oggi ed il futuro del mondo sono illuminati dalla sua presenza. Egli è "colui che è, che era e che viene" (Apoc 1,4)".

A partire dalla centralità della figura di Gesù nella fede cristiana e nella celebrazione del Giubileo, il testo base propone alcune riflessioni sul mistero dell’Incarnazione: per prima cosa, si dichiara il realismo dell’Incarnazione, messa in dubbio in passato da concezioni gnostiche e docetistiche. Il realismo di "Dio fatto uomo" è evidente anche nell’immagine della Sindone, nei segni visibili delle torture e della crocifissione.

In secondo luogo l’Incarnazione abbraccia tutto quanto l’arco dell’esistenza terrena di Gesù, svoltasi in Palestina. Per questo motivo il Papa ha disposto che il Giubileo sia celebrato sia a Roma che in Terra Santa.

Altro spunto di riflessione: l’Incarnazione di Gesù è un’Incarnazione redentrice. Da ciò discendono alcune conseguenze: l’Incarnazione redentrice avviene attraverso tutte le azioni della vita terrena di Cristo; l’Incarnazione redentrice è un mistero d’amore; è un mistero di umiliazione e di esaltazione, di morte e di risurrezione; l’Incarnazione redentrice produrrà la pienezza dei suoi frutti solo al termine della storia. Quest’ultimo aspetto porta a capire l’importanza del pellegrinaggio (connesso con la celebrazione del Giubileo) che indica il carattere itinerante della vita cristiana verso il compimento finale. E anche l’importanza della Croce, del dolore attraverso il quale occorre passare per giungere alla Salvezza.

Il mistero dell’Incarnazione ricorda anche l’originalità, lo scandalo, del Cristianesimo: Gesù è unito al Padre che lo invia e allo Spirito Santo che è da Lui inviato. Ciò costituisce l’unicità della religione cristiana: in Gesù Cristo sono presenti la vera umanità e la divinità; Egli, innocente, prende su di sé tutti i peccati del mondo per riscattare gli uomini.

Il Giubileo, occasione per riscoprire l’originalità del Cristianesimo, ci indirizza al centro e all’essenziale della vita cristiana; il Giubileo è un momento di confronto nella nostra storia con la centralità di Cristo Crocifisso e Risorto. Questa è una riflessione interiore ma ha bisogno di verifiche e segni esterni come il pellegrinaggio, le indulgenze, la carità e l’impegno sociale, la purificazione della memoria, i gesti di riconciliazione.

La seconda parte del testo base è incentrata sul rapporto tra l’immagine sindonica e la celebrazione del Giubileo.

La Sindone è l’immagine del dolore, della sofferenza; la sua visione invita a riflettere sul significato della propria e dell’altrui esistenza, sulla vanità delle cose del mondo.

La Sindone rimanda direttamente alla Passione del Signore, come ha ricordato anche Giovanni Paolo II: "La Sindone è lo specchio del Vangelo. In effetti, se si riflette sul sacro Lino non si può prescindere dalla considerazione che l’immagine in esso presente ha un rapporto così profondo con quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e commosso nel contemplarla" (Giovanni Paolo II).

Ma in che modo la Sindone può essere interpretata e in che maniera può essere connessa con il discorso del Giubileo? Prima di tutto, secondo le parole di Giovanni Paolo II durante la sua visita a Torino il 24 maggio 1998, occorre distinguere il piano della ricerca scientifica e storica da quello del significato che la Sindone ha per il credente. E su quest’ultimo livello la Sindone è vista come un segno che rimanda ad alcuni punti fondamentali della fede cristiana. In primo luogo l’immagine sindonica rappresenta direttamente i fatti che vengono narrati dai Vangeli. Il sangue trovato sulla figura dell’Uomo della Sindone indica il cuore della Passione di Cristo, è il simbolo del più grande amore di Gesù e di tutti i testimoni della fede che hanno dato la loro vita con il martirio. E anche il Giubileo ricorda i martiri come "segno perenne, ma oggi particolarmente eloquente, della verità dell’amore cristiano" (Bolla d’indizione).

La Sindone, inoltre, è il simbolo dell’impotenza dell’uomo di fronte alla morte, dell’annientamento dell’uomo di fronte ad una forza superiore, destino condiviso anche da Cristo. Ma il Telo è anche l’immagine di un uomo che nonostante la sofferenza non è disperato, è sereno. E’ un invito al perdono totale e completo che costituisce uno dei richiami del Papa nel prossimo Giubileo.

In conclusione la Sindone è segno del passaggio dalla morte alla vita, dalla disperazione alla gioia. E’ segno della Resurrezione del Signore e della gioia pasquale. Il Lenzuolo, in definitiva, è un segno forte che può far riflettere e meditare durante l’anno giubilare.

Esiste una pastorale della Sindone, le cui linee fondamentali sono state tracciate dal Papa durante la sua visita a Torino e che vengono riassunte nell’ultima parte del testo base. La Sindone, "specchio del Vangelo", reca in sé un profondissimo messaggio d’amore di Dio verso gli uomini. L’amore di Dio e verso Dio porta alla conversione (uno dei temi dominanti del Giubileo).

La Sindone, inoltre, è simbolo della carità fattiva perché invita a riflettere sulla sofferenza di tutti i tempi e "ci spinge ad uscire dal nostro egoismo". Anche la carità è uno dei punti fondamentali e degli impegni che siamo invitati ad assumere nel corso del Giubileo.

sintesi delle schede



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