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Lettera di S. Eminenza il Cardinale Arcivescovo al Clero e al Popolo della Città e Diocesi

Duomo di Torino - Ostensione 1931


Venerati Fratelli e figli dilettissimi,

Scrivo queste poche righe mentre negli occhi è ancora viva la visione del grandioso spettacolo della funzione di chiusura dell'ostensione della S. Sindone, mentre la memoria è piena dei dolci ricordi di queste belle giornate passate in preghiera dinanzi alla preziosa reliquia, mentre il cuore ribocca di tante soavi emozioni. Abbiamo davvero motivo di ringraziare il Signore per le molte grazie che ci ha elargito in questo periodo dell'ostensione.

Fin dal primo annuncio del grande e straordinario avvenimento dicevamo che questa ostensione, a ricordo del XIX Centenario dell'umana Redenzione, doveva svolgersi in un devoto raccoglimento di preghiera. E così fu: tutti hanno notato uno spirito di pietà assai accentuato in quanti passarono o si soffermarono dinanzi alla S. Sindone. Pareva che la figura del Divin Redentore delineata sul S. Lino parlasse a tutti dei dolori sofferti per noi, delle umiliazioni cui volontariamente si era sottoposto per essere il Redentore delle povere anime nostre e insieme il nostro modello. Ben settantamila furono le Comunioni distribuite in quei giorni soltanto nella Metropolitana, senza contare quelle amministrate specialmente alla Consolata e nella Basilica di Maria Ausiliatrice, dove gli altari furono sempre affollati. Indizio questo della buona disposizione a fruire dell'indulgenza plenaria accordata ai visitatori dalla bontà del S. Padre. Vorremmo però che questo risveglio di Fede suscitato dalla recente ostensione non avesse ad affievolirsi, epperò rinnoviamo il nostro invito già altre volte fatto di una maggiore frequenza di devoti alla S. Sindone specie nei venerdì di quaresima. Per venerare l'insigne Reliquia abbiamo visto sfilare dinanzi ad essa decine e decine di migliaia di pellegrini venuti non solo dal Piemonte ma da tutte le regioni d'Italia e da molti paesi esteri. Mai come in questa ostensione si sono visti gruppi tanto numerosi di francesi, spagnoli, tedeschi e inglesi: i più hanno atteso ad acquistare in Roma il giubileo dell'Anno Santo per poter insieme venerare la S. Sindone, la Reliquia più insigne della Passione di N.S. Sarebbe dunque ben doloroso che mentre gli altri ci invidiano un tanto tesoro, e affrontano i disagi di un lungo viaggio per poter venerare l'immagine del Salvatore, i Torinesi si mostrassero indifferenti solo perché la S. Sindone non è più esposta al nostro sguardo, ma custodita nel suo altare. Ricordiamo che, se la Croce è stato il mezzo per cui la Redenzione si è compiuta, il S. Lino, che Torino ha la gloria di possedere, sarà sempre per tutti sorgente di grazie celesti.

È pur mio dovere esprimere pubblicamente i miei vivi ringraziamenti a tutte le Autorità che così efficacemente hanno cooperato alla felice riuscita di questa manifestazione religiosa; ai signori Membri del Comitato che non hanno risparmiato alcuna fatica perché anche nelle giornate di straordinario concorso tutto si svolgesse nel più perfetto ordine; e soprattutto a S. E. Mons. Pinardi, l'esperimentato Presidente, che non ebbe un momento di riposo, presente sempre dove era necessaria una mente direttiva. Né posso dimenticare i Rev. Parroci, che accogliendo il mio invito hanno portato anche con disagio personale le loro popolazioni ai piedi della S. Sindone, i Rev. Sacerdoti instancabili nello spiegare ai devoti pellegrini le particolarità della figura del Redentore e nell'invitarli a pie meditazioni, la Croce Rossa che prestò un'inappuntabile servizio di assistenza nel lungo periodo, le Guardie Municipali e i Reali Carabinieri che sentirono il peso di arginare la folla. A tutti, che in qualunque modo ci diedero la loro cooperazione, il Signore sia largo delle sue benedizioni.

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Torino, 15 ottobre 1933

M. Card. FOSSATI, Arcivescovo

Dagli "Atti Arcivescovili", pagg.258-260

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