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La Sindone "luterana"
Il Lenzuolo nel mondo scandinavo

La Sindone continua ad interessare e ad attirare l'attenzione della gente, anche in questo periodo che segue l'ostensione conclusasi ormai quattro mesi fa. E questa volta l'interesse viene da lontano e precisamente dai paesi scandinavi. Era il mese di marzo quando il Prof. Giorgio Colombo, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura dell'Ambasciata d'Italia a Helsinki, mi propose di tenere un ciclo di conferenze sulla Sindone in Finlandia. Non essendo stato possibile organizzare l'evento durante il periodo dell'Ostensione, il tutto fu rimandato a fine settembre, mentre all'iniziativa si associava anche Giuseppina Zaccarin, direttrice del corrispondente Istituto di Copenaghen.
Il fatto non ha mancato di suscitare un notevole interesse anche nell'ambiente sindonologico torinese poiché è la prima volta che un membro del Centro Internazionale di Sindonologia viene invitato nei paesi scandinavi a parlare della Sindone.
L'esperienza si è rivelata senza alcun dubbio altamente positiva: difficilmente potrò dimenticare la calda accoglienza ricevuta e la squisita ospitalità dimostratami, ma ancor più difficilmente potrò dimenticare il notevolissimo interesse mostrato dal pubblico intervenuto alle conferenze.
La sala conferenze dell'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen era affollata da un centinaio di persone e in Finlandia (a Helsinki e a Turku) la media dei partecipanti alle conferenze è stata superiore alle cinquanta unità. Ma sono state soprattutto le numerosissime e interessanti domande poste al termine degli incontri che hanno dimostrato l'alto interesse suscitato dall'argomento Sindone nella maggior parte dei partecipanti. Non bisogna dimenticare che la quasi totalità dei danesi e dei finlandesi è di confessione luterana e i cattolici rappresentano una piccola minoranza.
Naturalmente non dovrebbe stupire nessuno il fatto che all'argomento Sindone s'interessano uomini e donne non solo appartenenti a varie confessioni religiose, ma anche di religioni diverse o dichiaratamente atei. La storia, anche quella recentissima dell'ultima ostensione, è piena di tali esempi. Ma forse le difficoltà da sempre incontrate in Italia, e soprattutto a Torino, a dialogare serenamente sulla Sindone con i fratelli protestanti sono state la causa del graditissimo stupore da me provato nel vivere la bella e costruttiva esperienza scandinava. Sotto quest'aspetto la conferenza più indicativa è stata quella tenuta alla Facoltà di Teologia dell'Università di Helsinki su invito del pastore prof. Milkka Ruokanen, professore di Teologia dogmatica presso la stessa facoltà, che ha visto la partecipazione di un centinaio di giovani studenti di teologia, interessatissimi all'argomento Sindone e molto curiosi di conoscere i risultati dei più recenti studi e ricerche in ogni campo.
Sono rientrato dal mio breve viaggio con la conferma ulteriore di una convinzione che da tempo avevo in cuore, generata da numerosi fatti e incontri vissuti in prima persona o a me raccontati. La convinzione che il messaggio che trasmette l'immagine della Sindone è universale e parla a uomini e donne di ogni razza e religione. Non ho dubbi sul fatto che ogni pellegrino che nella scorsa primavera è sfilato di fronte alla Sindone è tornato a casa spiritualmente più ricco e più maturo e difficilmente dimenticherà quell'immagine inquietante che parla in modo così eloquente agli uomini che stanno per entrare nel terzo millennio. Ecco perché sono perfettamente d'accordo con Mechthild Flury-Lemberg, l'esperta svizzera di confessione luterana che prima dell'ostensione ha cucito la Sindone sul suo nuovo supporto, che in un'intervista a questo giornale ha definito l'immagine sindonica "un prezioso strumento che può favorire il dialogo ecumenico". La Sindone c'è, è lì, di fronte a tutti gli uomini, senza alcuna eccezione. A noi il compito di non sprecare il suo preziosissimo messaggio: sarà certamente questa la sfida principale dell'Ostensione del 2000.

Bruno Barberis
Centro di Sindonologia



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