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Torino, 6 giugno 1998

 

CONGRESSO INTERNAZIONALE DI SINDONOLOGIA

Modello probabilistico, teoria della radiazione, elaborazioni al computer, studi spettroscopici, teoria dei campi elettromagnetici e altre sofisticate tecniche di indagine non riescono ancora a spiegare come si è formata l'immagine sul telo sindonico.

Al termine della seconda giornata del congresso internazionale di Sindonologia, che si svolge all'Unione industriale di Torino, si profila l'opportunità di svolgere ulteriori studi per approfondire anche dal punto di vista scientifico lo stato delle conoscenze.

La formazione dell'immagine è il tema dibattuto nella sezione informatica presieduta dal professor Nello Balossino del Dipartimento di informatica dell'Università di Torino, che ha elaborato al computer l'immagine tridimensionale della Sindone. "La mia ricerca - ha detto - va nella direzione di separare i segnali del corpo dal rumore, ossia dagli effetti di disturbo (struttura del telo e segni delle ferite) che possono indurre al vedere sul Lenzuolo forme che non esistono".

Studi spettroscopici sembrerebbero escludere l'ipotesi che la Sindone sia un manufatto. Applicando spettri infrarossi il professor Alan Adler, docente di chimica e fisica all'Università del Connecticut, ha differenziato con chiarezza le tracce di sangue, bruciature, aloni d'acqua e altri segni presenti sul telo. L'analisi chimica consentirebbe quindi di concludere che l'immagine non sia un dipinto e non si sia formata per effetto di un riscaldamento.

"Se la Sindone è l'impronta di un cadavere - ha dichiarato il professor Pierluigi Baima Bollone, direttore del Centro internazionale di Sindonologia - la medicina ha una parte non indifferente nella ricerca scientifica. Tra gli interventi della sezione medica segnalo quello di Sebastiano Rodante, sindonologo classico, che ha riprodotto sperimentalmente il tessuto sindonico, forando una foto e proiettando dei raggi luminosi su un tessuto sottostante imbevuto di aloe, che in questo modo è ingiallito".

Fortemente contestata la relazione di Leonsio Garza Valdes (che ha riferito sulle tracce di oggetti rilevabili sul telo) in quanto i suoi studi sono stati realizzati su prelievi non autorizzati. Monsignor Giuseppe Ghiberti, vice presidente del Comitato Ostensione Sindone, ha ricordato la dichiarazione del Custode pontificio, cardinal Saldarini, rilasciata nel settembre 1995 in cui si ribadisce che "nessun nuovo prelievo di materiale è avvenuto sulla Sindone dopo il 21 aprile 1988 e alla Custodia della Sindone non consta che possa esserci materiale residuo di quel prelievo in mano a terzi".

Prove a favore della provenienza dalla Palestina della Sindone sono venute dall'intervento di Avinoam Danin, botanico dell'Università ebraica di Gerusalemme impegnato nella ricerca sui pollini presenti sulla Sindone. In particolare vi sono alcune specie di piante che crescono insieme solo nella zona di Gerusalemme, tra cui il Cistus craeticus, la Gundelia turnefortii e lo Zygophyllum dumosum.

Per quanto riguarda gli studi storici, una nuova sfida è stata lanciata da Mechthild Flury Lemberg, esperta della conservazione di tessuti antichi. "Cucendo la Sindone per l'ostensione di quest'anno - ha spiegato - mi sono accorta che le bagnature del Lenzuolo si trovano anche sulla tela d'Olanda. Questo fa escludere che risalgano all'incendio di Chambery, come si è pensato fino ad oggi, perché la tela d'Olanda fu cucita nel 1534 dalle Clarisse che rammendarono il Lenzuolo". La professoressa Flury Lemberg non ritiene comunque di grande importanza questa scoperta perché non riguarda l'autenticità della Sindone, bensì la storia.

Il congresso si concluderà domani con le sezioni archeologica, storica, religiosa e datazione.

Ricordiamo ai colleghi giornalisti che è aperta la sala stampa in via XX Settembre 83, dalle 13 alle 20.

 

Ufficio Stampa Comitato per l’Ostensione della Sindone

Via XX Settembre 83 – Torino

Tel. 011-436.03.70 Fax 011-521.64.49

Indirizzo E/MAIL: press.sindone@torino.chiesacattolica.it

 


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