Homepage


L'INCENDIO

    1. Una notte di angoscia
    2. Lettera alla città
    3. La ricognizione dopo l'incendio

      2. Lettera alla città

      Subito dopo l’incendio che ha distrutto la cappella del Guarini e dopo il salvataggio della Sindone il cardinal Giovanni Saldarini, Custode Pontificio della stessa Sindone ha scritto ai cittadini di Torino questa lettera.
      Le fiamme
      Il card.Saldarini segue con preoccupazione
      le fasi dello spegnimento dell'incendio

      Carissimi,
      viviamo giorni in cui la nostra città è stata toccata, messa alla prova nelle sue realtà profonde. L'incendio che ha gravemente danneggiato la cappella della Sindone e un'ala del Palazzo Reale ha provocato ingenti danni, ma ha pure sollevato l'attenzione e l'emozione di tantissimi, a Torino e in tutto il mondo, anche tra i meno vicini alla vita della Chiesa e alla realtà della fede.
      L'ispezione compiuta lunedì scorso sulla Sindone ha confermato che essa non ha subito nessun danno di alcun genere. Ma proprio il drammatico incendio ha confermato l'assoluta necessità di mettere a punto un progetto ampio e complessivo sulla conservazione. Alcuni passi significativi e importanti sono stati compiuti proprio in questi giorni in tale direzione. La conservazione della Sindone e del complesso architettonico che la ospita, ha un significato che va al di là del valore religioso, scientifico, storico della reliquia: diventa anche, in qualche misura, una "scommessa civile" che coinvolge tutti, come la drammaticità degli avvenimenti di questi giorni ha dimostrato.
      Il fatto è che la Sindone, "icona mirabile della Passione", come la definì Paolo VI, attira a Gesù Cristo, è una realtà che inevitabilmente richiama quella della passione e della morte del Signore. È in questo nodo profondo, in questo mistero di fede nella risurrezione proprio in presenza della morte, che sta la prima e più vera "preziosità" della Sindone di Torino. Nel mistero di fede: non nella sua "verità" scientifica; e mi sia concesso di dirlo ancora una volta e per tutte, non nelle teorie e nei proclami che, da più parti e in contesti diversi, vengono rilanciate e amplificate: teorie e proclami che ben poco hanno a che vedere con la ricerca scientifica, e nulla con la visione di fede.
      Il disastro dell'incendio ha ferito gravemente la città. Al nostro patrimonio storico, artistico, culturale è stato inferto un colpo durissimo. In questo momento voglio ribadire il mio più caldo ringraziamento a quanti si sono prodigati per combattere le fiamme e salvare la Sindone; e insieme auspico che procedano rapidamente le inchieste per giungere a chiarire la verità dei fatti, e le eventuali responsabilità. Un ringraziamento particolare va anche alle autorità di governo, nazionali, regionali e locali, per i provvedimenti che sono stati promessi, affinché sia possibile intraprendere al più presto le opere di ricostruzione. E un "grazie", ancora, a quanti, associazioni e privati cittadini, hanno voluto dimostrare il proprio interesse e la propria solidarietà concreta telefonando, scrivendo, partecipando alle sottoscrizioni aperte da diversi organismi.
      In questi giorni si sono sollevate polemiche, com'era prevedibile e forse inevitabile; ma questa situazione ha anche fatto riscoprire a tutti, torinesi e non, alcune cose importanti.
      Innanzitutto l'attaccamento dei torinesi alla propria Cattedrale, oltre che alla Sindone. Al di là della curiosità, prima dello sdegno per un patrimonio andato in fumo, viene il pellegrinaggio ininterrotto di persone, torinesi e provenienti anche da lontano, che in piazza San Giovanni si sono fermate a guardare e a pregare; di quanti domenica scorsa, nel santuario della Consolata come in tante altre chiese della diocesi, hanno pregato per la Sindone, per la Cattedrale, per questa nostra Chiesa messa alla prova.
      Tante volte si dice che il Duomo è il "cuore di Torino": in qualche modo, se pure drammaticamente, l'incendio della notte scorsa ha confermato quanto questo sia vero, e sentito.
      Il tremendo confronto con il fuoco ha costituito, e già l'ho detto, un richiamo e una prova, per tutti noi. Una prova della nostra fede, e insieme della nostra capacità di non rinnegare le nostre radici: i "valori" del patrimonio storico e artistico sono tali non solo in quanto opere d'arte insigni e testimonianze del nostro passato: lo sono, prima e più, in quanto testimonianza di una "storia sacra", la storia della nostra fede, che prosegue ininterrotta da venti secoli. La bellezza dell'arte testimonia l'ingegno degli uomini, e l'ispirazione di fede che gli uomini delle epoche passate seppero realizzare.
      Proprio questa continuità pone noi, contemporanei del Terzo Millennio, nel dovere di conservare e valorizzare questi patrimoni. L'incendio è una ferita aperta anche perché, come è stato fatto da più parti rilevare, ci interpella sulla cura del nostro amplissimo patrimonio artistico e storico. Come non auspicare che ogni sforzo possibile venga compiuto affinché episodi simili, se originati dall'incuria e non dal dolo, non debbano più ripetersi? C'è un lavoro di "educazione" dei cittadini e delle istituzioni, che è ancora in gran parte da compiere, ma che è sempre più urgente.
      I monumenti, mi pare, non sono conservati soltanto per i posteri o per i benefici turistici che garantiscono: vanno conservati prima di tutto per noi cittadini, perché ci alimentiamo della nostra storia e sappiamo arricchircene tramandandola. La prossima ostensione della Sindone nel 1998 diventa allora - anche a causa dell'incendio - un'occasione ancor più preziosa di accoglienza e di conoscenza reciproca, con i pellegrini che verranno da ogni parte del mondo. In questi mesi il lavoro di preparazione all'ostensione era già entrato nel vivo: con molto lavoro, molto "darsi da fare" per organizzare... Il fuoco ci ha richiamato, brutalmente, all'essenziale.
      Ringraziando ancora una volta tutti quelli che si sono mossi nelle ore dell'incendio e in questi giorni, con gesti concreti e con testimonianze di solidarietà, a cominciare da Sua Santità Giovanni Paolo II, credo mio dovere ricordare, ai torinesi prima di tutto, che il "segno" della Sindone, il mistero di quest'Uomo dei Dolori, deve essere per tutti noi uno stimolo a camminare nella direzione di una maggiore solidarietà, per costruire una fraternità profonda tra di noi e con tutti gli uomini.

      + Giovanni Card. Saldarini

      Quinto paragrafo/parte 1 dell'InformaSINDONE/2 index.htm Quinto paragrafo/parte 3 dell'InformaSINDONE/2

      Itinerario ostensione - Ostensione 2000 - Bilancio 1998 - Album delle ostensioni - Rassegna stampa - L'incendio - Filmati - Home page