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Cento anni di ricerca
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La storia della ricerca scientifica sulla Sindone ha inizio solo nel 1898, dopo che la prima fotografia, scattata da Secondo Pia, ha consentito un esame dettagliato dell'immagine.
I medici (cominciando dal francese Pierre Barbet, 1932) per primi misero in evidenza le numerosissime ferite presenti sul corpo dell'uomo della Sindone che provano trattarsi dell'immagine lasciata dal cadavere di un uomo dapprima flagellato e poi crocifisso.
Sulle modalità di formazione dell'immagine (normalmente un cadavere non lascia alcuna traccia su un lenzuolo) numerose sono le ipotesi proposte.
In nessun caso però i risultati sperimentali risultano veramente soddisfacenti (cioè strettamente comparabili con l'immagine della Sindone) e alcune caratteristiche appaiono fino ad oggi irriproducibili.
Il cammino scientifico è stato caratterizzato dal sorgere di centri e gruppi di ricerca, tra i quali particolare rilievo hanno il Centro Internazionale di Sindonologia (fondato a Torino nel 1959) che, oltre a svolgere un'ampia attività di coordinamento e di sviluppo della ricerca e degli studi sulla Sindone, pubblica la rivista Sindon e gli atti di numerosi congressi nazionali ed internazionali che lo stesso organizza, e lo "Sturp", un'associazione di scienziati statunitensi che nel 1978 ha avuto un ruolo di rilievo, quando, al termine dell'ostensione che vide l'afflusso a Torino di oltre tre milioni di persone, un équipe internazionale di scienziati effettuò una serie di esami e di prelievi sulla Sindone per un totale di 120 ore.
In tempi più recenti gli studi e le ricerche si sono spostati anche in altri campi come quello biologico, informatico e chimico-fisico.
Nel 1973 (e nuovamente nel 1978) il biologo e criminologo svizzero Max Frei Sulzer del Centro Internazionale di Sindonologia effettua sulla Sindone alcuni prelievi di microtracce, rinvenendo granuli di polline di piante fiorifere, la cui identificazione ha consentito di provare la permanenza prolungata della Sindone, oltre che in Europa, anche nelle regioni palestinese ed anatolica.
Nel 1977 alcuni scienziati statunitensi sottopongono ad elaborazione elettronica l'immagine della Sindone, scoprendo che essa contiene in sé caratteristiche tridimensionali non possedute né da dipinti né da normali fotografie.
Nel 1978 il torinese Giovanni Tamburelli ottiene, indipendentemente, immagini tridimensionali ad alta definizione tali da mettere in evidenza numerosi particolari altrimenti non visibili, come, ad esempio, le tracce sulla palpebra destra (già intraviste sul negativo fotografico da Francis L. Filas nel 1954) lasciate da un oggetto molto probabilmente identificabile, in base alla presenza di ben precisi caratteri, con una moneta romana coniata nella prima metà del primo secolo d.C.
Infine l'elaborazione elettronica in parallelo del volto dell'uomo della Sindone e delle principali icone del volto di Gesù risalenti al primo millennio dell'era cristiana (Giovanni Tamburelli e Nello Balossino, 1989) evidenzia un altissimo numero di punti di congruenza, tali da far ritenere molto probabile l'ipotesi che il volto dell'uomo della Sindone sia stato il prototipo dell'iconografia cristiana (almeno a partire dal VI secolo).
In seguito agli esami effettuati nel 1978, Pierluigi Baima Bollone (attuale direttore del Centro Internazionale di Sindonologia) individua su alcuni fili prelevati dalle cosiddette "zone ematiche" della Sindone dapprima la presenza di tracce di sangue, poi la natura umana di questo e successivamente ne determina anche il gruppo che risulta essere AB; inoltre tra le varie microtracce da lui individuate alcune risultano possedere le caratteristiche di globuli rossi e di residui di mirra e di aloe.
Gli scienziati dello Sturp confermano la presenza di tracce di sangue e, mediante una complessa serie di esami (spettroscopia sia in luce riflessa sia in fluorescenza a raggi X e ai raggi ultravioletti termografia, radiografia, ecc.), accertano l'assoluta mancanza sul lenzuolo di pigmenti e coloranti, dimostrando inoltre che l'immagine corporea è assente al di sotto delle macchie ematiche (e dunque si è formata successivamente ad esse) e che è dovuta a un'ossidazione disidratante della cellulosa delle fibre superficiali del tessuto avvenuta tramite un processo di formazione ancora ignoto e certamente non dovuto all'uso di mezzi artificiali.
Nel 1988 da una zona marginale della Sindone vengono prelevati tre campioni di tessuto per essere sottoposti alla datazione con il metodo del radiocarbonio.
I risultati ottenuti dai tre laboratori incaricati dell'esame (Oxford, Tucson e Zurigo) assegnano al tessuto della Sindone una data compresa nell'intervallo 1260-1390 d.C.
Gli anni successivi sono caratterizzati da vivaci polemiche e da un ampio e articolato dibattito tra gli studiosi sull'attendibilità dell'intera operazione di datazione e del relativo risultato ed in particolare sull'uso del metodo del radiocarbonio per datare un oggetto con caratteristiche storiche e chimico-fisiche così peculiari come la Sindone.
Recenti studi (Leoncio A. Garza Valdes, 1993; Dimitri A. Kouznetsov, 1993) hanno ulteriormente riaperto il dibattito scientifico sulla datazione del tessuto, fornendo risultati sperimentali che proverebbero che inquinamenti di tipo biologico e chimico sono in grado di alterare considerevolmente l'età radiocarbonica di un tessuto.
Poiché la Sindone è certamente stata sottoposta a inquinamentl di tipo biologico (lo provano le microtracce ritrovate su di essa) e chimico (in conseguenza dell'incendio patito a Chambéry), i suddetti risultati sperimentali meritano di essere attentamente studiati e verificati. Infatti, se definitivamente confermati, fornirebbero un volto del tutto nuovo al problema della datazione della Sindone.
La maggior parte degli studiosi auspica quindi un ulteriore ampio programma di ricerche e di nuovi esami inserito in un contesto multidisciplinare che coinvolga più équipe di scienziati.
Tale programma dovrà necessariamente seguire più direttrici, tra le quali spiccano lo studio del meccanismo di formazione dell'immagine e la verifica dell'operazione di datazione con il radiocarbonio, anche attraverso un esame comparato dei risultati ottenibili con tutti i metodi di datazione oggi conosciuti e applicabili al tessuto della Sindone.
Bruno BARBERIS
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