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Per preparare e vivere il pellegrinaggioPerché il messaggio che l'immagine sindonica porta all'uomo d'oggi giunga nel modo più efficace, occorre attivare la linea della conoscenza, quella della consapevolezza di fede, l'impegno della preghiera, ivi compresa l'attenzione alla dimensione mariana, e poi quella sconfinata zona di vita che vede realizzarsi nella solidarietà dell'amore. Ecco, dunque, alcuni suggerimenti per preparare e vivere il pellegrinaggio. Conoscere quel che si guarda
La conoscenza è necessaria perché si stabilisca un rapporto umano, personale, tra il (potenziale) pellegrino e la Sindone.
È in preparazione un programma di "prelettura" al momento del pellegrinaggio preceduta da un'offerta di piccole pubblicazioni, mirate a singoli temi.
Il mistero della Passione riletto nella SindoneLa consapevolezza di fede suscitata dal contatto con la Sindone parte dal mistero a cui rimanda direttamente l'immagine, la passione dolorosissima di Gesù. La divozione sindonica per natura sua deve puntare alla riscoperta della realtà storica, umanisssima e straziante, della passione di Gesù per salire subito alle motivazioni che sottostanno a questa scelta divina. Si apre allora il discorso sull'amore infinito del Figlio inviato dal Padre per la salvezza del mondo e contemporaneamente sulla situazione dell'uomo bisognoso di redenzione, nella sua condizione di peccatore. È una riscoperta dell'intero deposito della fede, nel taglio speciale dell'esperienza del divenire dell'atto redentivo nel suo aspetto più conturbante. Non bisogna avere paura nell'avviare una catechesi, che passerà forse per un cammino anomalo ma che non sarà per questo meno efficace. Preghiera e contemplazione anima del pellegrinaggio
L'impegno nella preghiera è lo sbocco naturale e la verifica dell'autenticità del cammino di fede.
La preghiera del pellegrinaggio avrà un impegno particolare e vorremmo offrire momenti e possibilità di preghiera non solo nel Duomo di Torino ma anche nelle chiese vicine, insistendo in particolare sugli orari articolati delle "viae crucis" e sulla possibilità delle confessioni.
Sarà di grande aiuto mostrare la capacità della cosiddetta "pietà sindonica" di inserirsi nella globalità della pietà cristiana, coinvolgendo e sfruttando riferimenti a tanti altri aspetti.
Richiamo solo l'aspetto eucaristico e quello mariano: il primo per il riferimento tra il corpo sofferente di Gesù nella passione e quello del Crocifisso Risorto che si offre al Padre e agli uomini nel sacrificio misticamente rinnovato e nel cibo che dà forza; il secondo per il richiamo spontaneo alla Mamma del Sofferente, Vergine dolorosa che ci mostra il Figlio e ci sprona alla conversione, proprio mentre il Figlio al momento della morte offre a tutti i discepoli la funzione materna di Maria nella Chiesa.
La solidarietà, segno di carità vissutaLa realizzazione della solidarietà dell'amore è risposta al muto invito da parte di colui che s'è fatto povero perché noi acquistassimo la sua ricchezza. Da sempre la divozione sindonica è fiorita in questa intuizione e s'è sentita coinvolta in questa participazione concreta. Quello che è parzialmente noto dalla storia della confraternita del SS. Sudario, a Torino, varrebbe la pena allargarlo alla storia della devozione dei santi non solo nell'area più vicina alla presenza sindonica. Penso in questo momento per esempio a S. Carlo Borromeo, ma probabilmente anche fra i santi veneti, specialmente i più recenti, è possibile raccogliere insegnamenti in proposito. Mi pare che tra i frutti che ogni pellegrinaggio sindonico dovrebbe proporsi bisognerebbe sempre programmare un'opera in favore di fratelli nella necessità, sia qui vicino a noi sia in terre lontane. Lo stesso vale per ogni organizzazione o iniziativa sindonica fuori dell'ostensioné e del pellegrinaggio vero e proprio. Attraverso questi impegni dalla dimensione del "miniprogetto" si sentirà il bisogno di una verifica ben più radicale sulla qualità del nostro impegno in un mondo che è certamente destinato a "passare", ma intanto ci è dato perché vi facciamo risuonare l'evangelo attraverso la nostra vita. Giuseppe GHIBERTI
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