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Per preparare e vivere il pellegrinaggio

    Perché il messaggio che l'immagine sindonica porta all'uomo d'oggi giunga nel modo più efficace, occorre attivare la linea della conoscenza, quella della consapevolezza di fede, l'impegno della preghiera, ivi compresa l'attenzione alla dimensione mariana, e poi quella sconfinata zona di vita che vede realizzarsi nella solidarietà dell'amore. Ecco, dunque, alcuni suggerimenti per preparare e vivere il pellegrinaggio.

    Conoscere quel che si guarda

    Pellegrini
    Pellegrini di fronte ad una riproduzione del volto della Sindone esposta nella prelettura dell'Ostensione del 1978

    La conoscenza è necessaria perché si stabilisca un rapporto umano, personale, tra il (potenziale) pellegrino e la Sindone. È in preparazione un programma di "prelettura" al momento del pellegrinaggio preceduta da un'offerta di piccole pubblicazioni, mirate a singoli temi.
    Si deve conoscere quanto basta per poter vedere quando si guarda e per poter capire quel che si vede. La materialità, l'orientamento e le caratteristiche dell'immagine sono indispensabili; poi occorre subito riferire queste immagini ai racconti evangelici.
    I problemi della ricerca scientifica sono anche interessanti per molti e di fatto sono assai "gettonati", in questo periodo di avvicinamento all'ostensione. Sono certamente uno dei motivi dell'interesse per il "telo" sindonico ed è comunque formativo che si possa giungere a una informazione di minima, che dia una certa sensibilità sul taglio e gli orientamenti della discussione odierna. Tutto il di più appartiene al carisma che Dio concede a ogni suo figlio. Nell'impegno per la diffusione di questa conoscenza si cercherà di evitare ogni presentazione impropria dei problemi, senza banalizzare e senza drammatizzare. E intanto ricorderemo che, se Gesù è la verità, il grande omaggio che gli possiamo rendere sarà sempre quello di ricercare con impegno e di non dire mai - né ad altri né a noi stessi - nulla di più di quanto ci risulta veramente dimostrato e di qualificare sempre con precisione le affermazioni che facciamo: il certo, il probabile e il possibile sono tra loro distinti e diversi.

    Il mistero della Passione riletto nella Sindone

    La consapevolezza di fede suscitata dal contatto con la Sindone parte dal mistero a cui rimanda direttamente l'immagine, la passione dolorosissima di Gesù. La divozione sindonica per natura sua deve puntare alla riscoperta della realtà storica, umanisssima e straziante, della passione di Gesù per salire subito alle motivazioni che sottostanno a questa scelta divina. Si apre allora il discorso sull'amore infinito del Figlio inviato dal Padre per la salvezza del mondo e contemporaneamente sulla situazione dell'uomo bisognoso di redenzione, nella sua condizione di peccatore. È una riscoperta dell'intero deposito della fede, nel taglio speciale dell'esperienza del divenire dell'atto redentivo nel suo aspetto più conturbante. Non bisogna avere paura nell'avviare una catechesi, che passerà forse per un cammino anomalo ma che non sarà per questo meno efficace.

    Preghiera e contemplazione anima del pellegrinaggio

    Ostensione 1978
    Ostensione 1978

    L'impegno nella preghiera è lo sbocco naturale e la verifica dell'autenticità del cammino di fede. La preghiera del pellegrinaggio avrà un impegno particolare e vorremmo offrire momenti e possibilità di preghiera non solo nel Duomo di Torino ma anche nelle chiese vicine, insistendo in particolare sugli orari articolati delle "viae crucis" e sulla possibilità delle confessioni. Sarà di grande aiuto mostrare la capacità della cosiddetta "pietà sindonica" di inserirsi nella globalità della pietà cristiana, coinvolgendo e sfruttando riferimenti a tanti altri aspetti. Richiamo solo l'aspetto eucaristico e quello mariano: il primo per il riferimento tra il corpo sofferente di Gesù nella passione e quello del Crocifisso Risorto che si offre al Padre e agli uomini nel sacrificio misticamente rinnovato e nel cibo che dà forza; il secondo per il richiamo spontaneo alla Mamma del Sofferente, Vergine dolorosa che ci mostra il Figlio e ci sprona alla conversione, proprio mentre il Figlio al momento della morte offre a tutti i discepoli la funzione materna di Maria nella Chiesa.
    Potremmo ancora domandarci se la divozione sindonica abbia una sua caratteristica specifica. Mi pare che la Sindone appartenga all'economia del sepolcro e che ci inviti a metterci nella situazione e atteggiamento di Gesù, giunto al punto del totale annullamento quando giace cadavere, preda del regno della morte. Nel vangelo di Giovanni c'è un rimando fra un uso iniziale di un verbo che significa "prendere, accettare, accogliere" (1,11) e un uso finale dello stesso verbo (19,40). Nel primo caso, durante il prologo, si tratta di quanti accettano Gesù nella fede, nel secondo di quanti, dopo la deposizione dalla croce, prendono Gesù cadavere e lo "legano" nei teli funebri. Sembra la spiegazione del significato del credere che dà il potere di diventare figli di Dio: credere è accettare Gesù nella condizione della totale perdita della dignità umana, in quel momento così annullante che sembra rendere impensabile il riscatto glorioso della risurrezione. La Sindone è il testimone di quel momento e diventa addirittura strumento di quel trionfo della morte, fino a quando non sarà Gesù-vita a sconfiggere la morte e a riportare il suo trionfo. Forse nelle considerazioni sulla imitazione di Cristo omettiamo troppo facilmente questo momento, che non comprendiamo e che ci ripugna, e che invece sembra essere stato vissuto nell'esperienza di tutti gli amici di Dio. Dove Gesù non è più uomo è però ancora Dio! E questo suggerisce la Sindone anche a noi, perché, se questa condizione di Gesù ci diventa familiare, anche nei momenti in cui la nostra umanità sarà sottoposta alla prova della perdita di ogni dignità potremo ancora abbandonarci nelle braccia del Dio che non abbandona. E sapremo stimare l'esperienza del silenzio che proviene da quel sepolcro, pensando che nulla è tanto fecondo quanto quel silenzio di morte.

    La solidarietà, segno di carità vissuta

    La realizzazione della solidarietà dell'amore è risposta al muto invito da parte di colui che s'è fatto povero perché noi acquistassimo la sua ricchezza. Da sempre la divozione sindonica è fiorita in questa intuizione e s'è sentita coinvolta in questa participazione concreta. Quello che è parzialmente noto dalla storia della confraternita del SS. Sudario, a Torino, varrebbe la pena allargarlo alla storia della devozione dei santi non solo nell'area più vicina alla presenza sindonica. Penso in questo momento per esempio a S. Carlo Borromeo, ma probabilmente anche fra i santi veneti, specialmente i più recenti, è possibile raccogliere insegnamenti in proposito. Mi pare che tra i frutti che ogni pellegrinaggio sindonico dovrebbe proporsi bisognerebbe sempre programmare un'opera in favore di fratelli nella necessità, sia qui vicino a noi sia in terre lontane. Lo stesso vale per ogni organizzazione o iniziativa sindonica fuori dell'ostensioné e del pellegrinaggio vero e proprio. Attraverso questi impegni dalla dimensione del "miniprogetto" si sentirà il bisogno di una verifica ben più radicale sulla qualità del nostro impegno in un mondo che è certamente destinato a "passare", ma intanto ci è dato perché vi facciamo risuonare l'evangelo attraverso la nostra vita.

    Giuseppe GHIBERTI

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