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La Sindone, non solo per chi crede


L'ostensione del 1998 non è stata solo un successo organizzativo ma ha compiutamente realizzato le intenzioni che ci si era proposti: dare un segno, sobrio e forte al medesimo tempo, del significato che un fenomeno religioso può avere per la città.

Abbiamo infatti cercato, attraverso la collaborazione tra le istituzioni, di far passare il messaggio che un avvenimento squisitamente religioso può avere valenze che interpellano anche i laici; ma al tempo stesso, abbiamo cercato di mostrare come un atteggiamento laico, quale quello che compete alle istituzioni civili, è di aiuto piuttosto che di ostacolo ad un genuino evento religioso.

Il lenzuolo della Sindone - è stato autorevolmente detto - è un'icona del dolore. Mi pare che questo non voglia significare che la Sindone è un ricordo del dolore di un uomo né che essa sia la reliquia che ricorda il dolore di Gesù Cristo. Lo stesso atteggiamento della Chiesa è stato, in questi anni, molto prudente. La Chiesa ha autorizzato e ricerche scientifiche più varie, nel convincimento che nessun esito dell'indagine storico - scientifica può avere conseguenze sul terreno della fede. Così forse potrebbe essere se su quel lenzuolo - inteso appunto come un  ricordo, in un frammento fuori contesto - si volesse caricare una valenza di fede immediata.

Mi pare piuttosto vero il contrario: esiste in primo luogo l'atteggiamento di fede della Chiesa, quello dei credenti che vanno verso un oggetto misterioso e salvatosi nel corso dei secoli guardandolo già, nell'intelligenza della fede, come una testimonianza singolare. La memoria di Cristo che ciascun pellegrino reca con sè, talora magari soltanto nella forma della ricerca, è il contesto in cui un segno misterioso e inquietante può interrogare. C'è qualcosa di universale in quel volto così somigliante all'iconografia tradizionale del Cristo, che è tale da interpellare ogni uomo.

Questa memoria,  che la comunità dei credenti tiene viva, non ha bisogno per sé di appoggiarsi a nessun concreto ricordo fisico, ma certo, come accade nella vita di ogni uomo, si instaura un rapporto dialettico e fecondo tra il senso generale di una memoria e gli oggetti concreti del ricordo che quella memoria possono nutrire.

In questo modo, mi pare, nel rispetto profondo della memoria religiosa che motiva il pellegrinaggio, anche gli uomini della città, senza essere credenti, né doverlo diventare, possono farsi attraversare dalla domanda di fede di cui i cristiani sono testimoni.




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