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Il tuo volto, Signore, io cerco

Carissimi,

ho scelto come «motto» della prossima Ostensione della Sindone il versetto di un Salmo «Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27,8). Mi pare che in queste parole sia racchiuso ed espresso in modo essenziale l'anelito interiore che animerà il cammino verso Torino dei pellegrini della Sindone. Io stesso sento vivo e forte in me questo desiderio. Chi voglio infatti cercare quando mi fermerò in riflessione e preghiera davanti alla Sindone? Un volto, quel volto dolce e affascinante che traspare da quel lino e che nel silenzio di un evidente dramma di violenza e di morte mi rimanda in modo impressionante al Gesù dei Vangeli. Nessuno di noi oggi può dire con certezza che quello sia il volto autentico di Gesù di Nazareth, ma nello stesso tempo non possiamo evitare che il fascino di quel volto, «immagine intensa e struggente di uno strazio inenarrabile», come ha detto il Papa nella sua visita a Torino nel '98, ci spinga a riflettere con serietà e coinvolgimento di affetto e sequela alle sofferenze della passione e della morte del Signore, così come ci sono narrate dai Vangeli.

«La Sindone specchio del Vangelo», ha detto ancora il Santo Padre. Perciò il volto dell'uomo della Sindone è specchio del volto di Cristo perché l'immagine sindonica ha un rapporto così profondo con quanto i Vangeli raccontano della passione e morte di Gesù che ogni uomo sensibile si sente interiormente toccato e commosso nel contemplarla. Non è nostro compito risolvere questioni che competono agli scienziati, ma è mia responsabilità aiutare tutti coloro che verranno a venerare la Sindone e tutti noi, che abbiamo il dono di custodirla nella nostra Cattedrale, a percorrere quell'itinerario interiore di fede, di preghiera, di conversione e di desiderio di vita nuova che l'immagine contemplata ci chiede di fare. Si tratta cioè di risalire dall'immagine, dall'icona alla Persona cui l'icona rimanda e che è la Persona di Gesù, Figlio di Dio, che per noi uomini e per la nostra salvezza si è incarnato, divenendo uno di noi, si è sottoposto alla passione e alla morte di croce, è risorto ed ora è glorificato, anche con la sua umanità, alla destra del Padre.

Questo è un percorso che molti cristiani sono riusciti a fare lungo i secoli della storia della Chiesa, per cui, toccati da un messaggio interiore che nasceva da un'immagine sacra, hanno saputo dirigere la loro attenzione alla Persona di Cristo.

Spesso queste esperienze hanno determinato eventi di straordinarie conversioni e svolte di eccezionali cammini di santità. Quanto più, quindi, questo può e deve accadere davanti all'immagine della Sindone che in modo così impressionante corrisponde a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù e sulla quale finora nessuna ricerca scientifica, che deve proseguire ed essere incoraggiata secondo leggi proprie e senza pregiudizi, è riuscita a dare una spiegazione soddisfacente. La Sindone resta un enigma, un mistero ancora irrisolto per le scienze umane, ma deve diventare per noi credenti un grande «segno» di richiamo all'evento centrale della vita di Gesù.

  + Severino Poletto
arcivescovo di Torino
Custode pontificio della Sindone




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