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Bilancio Ostensione 2000

A metà del suo svolgimento, l’ostensione del Giubileo comincia a definire le caratteristiche sue proprie (Ogni ostensione ne ha una, si direbbe: il 1978 fu la volta della riscoperta del Telo, e della sfida silenziosa a una città che viveva assediata dal terrorismo; il 1998 segnò la «mondializzazione» della Sindone, con una grande affluenza di pellegrini e una risonanza mediatica in tutto il mondo, a causa anche dell’incendio che nel ’97 aveva ferito così profondamente la Cappella e il Duomo).

E l’ostensione 2000? L’informazione locale e italiana sembra vedere soprattutto sul confronto numerico: i pellegrini sono meno numerosi di due anni. E’ verissimo, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. A noi pare che altri siano i tratti specifici di questa ostensione. Si diceva prima della «mondializzazione» che l’ostensione del 1998 ha determinato: di quel fenomeno si raccolgono oggi i frutti, con una presenza di stranieri che già ora, a metà cammino, è superiore al totale del ’98. E, più che i «turisti» dei paesi ricchi, crescono le presenze dei «poveri»: i pellegrini dell’Est europeo, come quelli dell’Africa o dell’estrema Asia. Sono esperienze di accoglienza e fraternità molto significative, anche perché gran parte di essi vengono accolti dalle comunità cristiane torinesi, e dal pellegrinaggio alla Sindone nascono occasioni di confronto e conoscenza reciproca. Vengono, e parlano della Sindone come specchio delle sofferenze che i popoli del Terzo mondo vivono ogni giorno sul loro corpo.

Questo tipo di presenza è una novità assoluta, che aiuta però a comprendere meglio il senso «universale» della Chiesa; e aggiunge nuovi possibili significati a quel «segno di contraddizione» che la Sindone è.

La caratteristica principale di questa ostensione rimane tuttavia il suo carattere giubilare, cioè l’essere celebrata, per esplicita volontà del Papa, nell’ambito di quel «grande evento» che è il Terzo millennio cristiano. E poi, in stretto collegamento al tema giubilare, la presenza dei giovani delle GMG, che ha caratterizzato in modo indelebile l’apertura dell’ostensione: una ventata di novità, per Torino prima ancora che per la Chiesa. Per molti («intellettuali laici», e non solo) risulta difficile capire che cosa vengano a cercare a i giovani, a Roma come a Torino di fronte al Telo; eppure è così evidente quanta «domanda di senso» ci sia dentro di noi, in questi tempi segnati soprattutto dal denaro, così opulenti e così ingiusti. La Sindone del 2000 non risponde direttamente alla domanda di senso (ci mancherebbe altro): ma caso mai la rende esplicita, aiuta ciascuno di noi a farla propria, a capire che è il senso delle nostre vite ad essere in gioco. Il confronto con quell’immagine è una via per il confronto con la nostra coscienza, con il nostro essere qui ora.

Anche per questa domanda profonda si caratterizza l’ostensione giubilare; la spia del «successo» del pellegrinaggio Sindone (se serve cercare il successo) si trova fuori dall’ostensione, in quella cappella dell’adorazione al Santissimo affollata per tutto il giorno; nelle centinaia di persone che si accostano alla confessione.

Questa dimensione è la più forte, e la più importante: perché ricollega direttamente il pellegrinaggio alla Sindone alla vita della Chiesa. E anche perché aiuta a capire il vero, profondo, cambiamento, la caratteristica centrale dell’ostensione del Giubileo: è cambiato - in questi venti anni - l’«approccio» alla Sindone, il modo di guardarla. Le polemiche sulla datazione, il «primato» della scienza, l’enfasi eccessiva che il «positivismo» si è conquistata sul Telo: tutto questo decade, e lascia il posto alla contemplazione di un’immagine sconvolgente e bella, al pellegrinaggio come esperienza di fede (di fede provata, o di fede che si cerca), alle domande che vengono dalla coscienza di ciascuno e nella coscienza di ciascuno - prima che in ogni altro luogo - risuonano.

Marco BONATTI
 

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