I tecnici sperano di concludere i lavori in 6 anni: la Cappella della
Sindone potrebbe essere restaurata e restituita alla città entro il 2005. Il cantiere è
già finanziato, alla Soprintendenza ai beni Architettonici dovrebbero bastare i 50
miliardi che il Governo ha già messo a disposizione. Per una volta il problema non è
finanziario, ma di... idee.
«Non sappiamo ancora con esattezza come dobbiamo intervenire», spiega l'architetto
Mirella Macera, coordinatrice dei restauri. La Cappella di Guarini è un rebus, nessuno sa
con precisione come sia stata costruita e prima di iniziare i lavori bisogna scoprirlo.
L'unico dato certo: la cupola è al sicuro. Non può crollare perché è puntellata
dall'interno, ma non è detto che starebbe in piedi anche senza stampelle. Ci sono infatti
parti delledificio che hanno ceduto irrimediabilmente? Bella domanda. Dovranno
essere rimpiazzate o sostenute con qualche pilastro in più, magari di cemento armato? Gli
addetti ai lavori vorrebbero evitarlo: la Cappella, se possibile, deve tornare a reggersi
sulle sue strutture. Attraverso il Palazzo
Nel cantiere a ridosso del Duomo entriamo da una finestra di Palazzo Reale. La Cappella è
proprietà dello Stato, lo scalone che comunica con la Cattedrale è chiuso a chiave e gli
operai accedono alla cupola dal di fuori, per limpalcatura che si arrampica dal
cortile interno. Anche il corridoio al piano nobile del Palazzo è stato isolato dal resto
delledificio, ci sono porte tagliafuoco.
Il cantiere della Sindone è fermo da 4 mesi. Gli interventi di emergenza, quelli che
hanno messo al sicuro la cupola, sono terminati alla fine di agosto '98 e da allora tutto
tace perché le procedure di restauro devono ancora essere stabilite. Amedeo Di Cavio,
addetto alla Soprintendenza, si aggira fra le macerie come se fosse bruciata casa sua e in
effetti è un po così, perché abita nel palazzo di fronte, segue i lavori che
interessano il Duomo da 40 anni, è balzato giù dal letto la notte dellincendio
quando si è accorto che le sirene dei pompieri si facevano più forti sotto la sua
finestra.
In Soprintendenza Di Cavio è il braccio destro e la memoria storica, ha collaborato
allallestimento delle ultime ostensioni, era fra i pochi presenti nella sacrestia
del Duomo quando nel 1988 sono stati prelevati alcuni campioni di Sindone per la
datazione. «Se va bene - guarda verso la cupola - potrà essere recuperato e rimesso al
suo posto il 10% del materiale che è crollato giù dai muri e dalle volte»: è stato
raccolto tutto quanto, ma gran parte dei pezzi di marmo e di mattone non sono
identificabili. «Tutte le macerie - spiega Di Cavio - sono state a suo tempo prese
in esame dalla magistratura (che deve ancora chiarire le cause del disastro) e ora
sono sistemate provvisoriamente nel cortile di Palazzo Reale, sotto i portici,
allinterno di oltre 100 cassoni di legno sui quali è indicata la zona del pavimento
della Cappella nella quale sono state raccolte».
Laspetto della cupola è spettrale. Allinterno sono crollate le decorazioni di
marmo, le volte sono come scarnificate, lo straordinario gioco di linee architettoniche
non è più tutto decifrabile alla vista. Le statue e le colonne sono state mutilate dai
proiettili di materiale precipitato durante lincendio, la struttura in legno
che custodiva la Sindone affumicata e mozza, sopra l'altare del Bertola. E tutto
comera un anno e mezzo fa, ma il pavimento è stato liberato dalle macerie per
consentire la costruzione di unimmensa «torre» metallica allinterno della
Cappella: è la stampella che sostiene la cupola in attesa dei restauri.
La torre
Limponente impalcatura di metallo è un edificio nelledificio, munito di scale
e ascensore, fatto di tubi incrociati che puntellano la cupola dappertutto, fino in cima.
Tutto poggia su 3 grandi pilastri, sempre di metallo, in grado di sopportare la massa dei
tubi e della cupola danneggiata. Il peso è enorme e il pavimento della Cappella non
sarebbe in grado di reggerlo: per questo i pilastri perforano il pavimento, scendono ai
piani sottostanti, trovano appoggio nel sottosuolo.
La Cappella della Sindone è al primo piano di Palazzo Reale. Al di sotto (e cioè al
pianterreno del Palazzo e del Duomo) cè il cosiddetto «scurolo», un secondo
locale che i pilastri attraversano perforando anche questo pavimento per scendere ancor
più giù, negli scantinati. Qui i pilastri di metallo si interrompono, ma solo per
appoggiarsi su ulteriori pilastri, questa volta in cemento. Sono il vero sostegno di tutta
limpalcatura: dai sotterranei penetrano nella terra per altri 10 metri fino a
raggiungere un punto di appoggio stabile.
Prima dellincendio, per accedere al locale che sta sotto la Cappella si passava
dalla sacrestia o dal presbiterio del Duomo, ma oggi queste vie di accesso sono chiuse.
Lambiente è stato svuotato, gli armadi in legno sono stati rimossi e il corridoio
che comunicava con la sacrestia è bloccato da una porta tagliafuoco. Ogni possibilità di
passaggio dal presbiterio è preclusa dal grande scudo in metallo (con trompe loeil)
che separa il Duomo dalla Cappella. Niente luce, ovviamente, e inevitabile devastazione
per via dei pilastri che hanno sventrato pavimento e soffitto.
La torre di metallo dovrà reggere la cupola per diversi anni. Nello scurolo, uno dei
pilastri è stato dotato di strumenti idraulici per correggere linclinazione
dellimpalcatura nel caso si verificassero assestamenti. Tutta la torre è tenuta
sotto controllo. Una serie di sensori fa ogni giorno il punto della situazione per
segnalare se si è mosso qualcosa.
Lo scherzo
«Della Cappella della Sindone dobbiamo ancora capire diverse cose» ripete
larchitetto Macera, responsabile dei restauri da quando la Prefettura, con la messa
in sicurezza della cupola, ha esaurito questautunno il proprio compito di
coordinamento nel cantiere. «Un conto è aver messo al sicuro ledificio - osserva -
un conto è capire cosa si deve fare perché torni a reggersi in piedi da solo». «Ancora
non è chiaro in tutti i particolari il modo con cui è stata costruita la Cappella -
spiega - cioè come siano state sistemate le strutture che tengono in equilibrio le
diverse parti della cupola». E lo «scherzo» di Guarini: quello che si vede non è
la verità. La cupola suscita meraviglia da 300 anni perché pare sospesa nel vuoto, gli
archi e le colonne sembrano appoggiati sul nulla, ma è unillusione. Un progettista
geniale e trasgressivo ha nascosto i pilastri e gli archi veri, ma lha fatto
talmente bene che finché non si va ad indagare con attenzione non si capisce esattamente
come siano stati piazzati.
«E un limite frequente nella storia dellarchitettura - osserva la Macera - si
studiano gli aspetti estetici, ma non si indaga sulla struttura nei particolari. Di solito
gli edifici sono fatti di colonne e muri pieni e si sa come funzionano, ma qui è tutto
sfasato. E strabiliante: se guardiamo le cose da fuori sembra che tutti i pesi
vadano a scaricare in punti vuoti, ma non è così».
Nelle prossime settimane partono le procedure di assegnazione di due appalti ai centri
specializzati che dovranno far chiarezza sui segreti di Guarini: la Soprintendenza ritiene
che una volta iniziati i rilevamenti si saprà il necessario in 6 mesi. «Guarini
doveva costruire per conto dei Savoia una struttura che fosse più alta della cupola del
Duomo - continua larchitetto - e ha dovuto inventare anche per questa ragione un
congegno di archi incrociati che stanno allinterno della muratura per consentire di
alzarsi. Costruire su fondamenta così deboli, poggiando la Cappella su un edificio, era
un lavoro difficile. Mentre per la parte inferiore della costruzione (il tamburo) adesso
è abbastanza chiaro che cè un sistema di archi intrecciati, per quanto riguarda il
cestino (cioè lattacco della cupola) non cè ancora chiarezza».
I danni
I corridoi della Soprintendenza si affacciano su piazza San Giovanni e sulla piazzetta
Reale. Da un mese in piazzetta cè la grande «patinoire», affollatissima, ed
è logico che una coppia di passanti si chieda cosa capiterebbe se un altro incendio a
Palazzo dovesse scoppiare improvvisamente quest'inverno: «i pompieri riuscirebbero a
passare?».
Tre perizie su 4 presentate in dicembre alla magistratura per chiarire le cause
dell'incendio del '97 pongono il problema della sicurezza dei grandi monumenti storici. Il
giudice ha affidato l'interrogativo a 4 gruppi di esperti e la maggior parte ritiene che
le fiamme in Cappella siano divampate non per attentato ma per l'incuria di chi dimenticò
una lampada o una stufetta accesa in un cantiere di per sé poco sicuro, ricco di
materiale infiammabile e privo di sorveglianza notturna. E' una tesi che metterebbe in
difficoltà la Soprintendenza e più direttamente le imprese che stavano lavorando sotto
la cupola.
Una delle perizie consegnate al giudice propende invece per l'incendio doloso, cioè
acceso da piromani ignoti. Secondo i vigili del fuoco si giunge a questa conclusione
ricostruendo linsolito modo con cui si sono diffuse le fiamme. E una tesi che
entusiasma i mass media, ma è minoritaria e spetta alla magistratura compiere
l'accertamento finale.
Dai corridoi della Soprintendenza la Cappella è inquadrata perfettamente e mostra le sue
ferite. «Il trauma subito dalla cupola è grave - osserva larchitetto Macera -
perché le elevate temperature che sono state raggiunte allinterno durante
lincendio hanno provocato danni alla struttura e alla pietra. Ledificio è
tenuto insieme anche da un sistema di catene e perni di acciaio che il fuoco ha
danneggiato: labbiamo constatato nei giorni immediatamente successivi
lincendio e in questi mesi si è cercato di rimediare a questo problema. Le catene
servono a ricomporre le spinte degli archi e delle volte in modo che la struttura non si
apra come una botte: quelle più esposte si sono rotte e ne abbiamo sistemate quasi subito
delle altre, che ora avvolgono la costruzione dallesterno».
C'è ora da capire lorganizzazione nascosta degli archi, ma c'è anche il problema
dei marmi che rivestivano la Cappella dallinterno e che sono stati devastati dal
calore. E una questione delicata perché non si tratta solo di decorazioni andate
distrutte.
I marmi non erano soltanto «tappezzeria»: furono utilizzati da Guarini anche per
sostenere le volte. E' appurato il fatto che il progettista collocò in equilibrio fra
loro elementi di marmo, mattoni e catene di ferro. Uno tiene su laltro. Senza uno
può cadere laltro. «Dobbiamo capire quanto e come si siano degradati i marmi -
dice la responsabile dei restauri - Cè il fenomeno apparentemente drammatico della
loro esplosione nella parte superficiale, ma dobbiamo chiederci se anche gli strati più
profondi della pietra sono degradati e fino a quale profondità. Lerosione
superficiale di per sé non è drammatica perché gli elementi di pietra sono molto
spessi. Sono andati via 6 o 7 centimetri di pietra su uno spessore di 20, 30 o anche 50
centimetri. Noi speriamo che il degrado dei materiali non sia stato così penetrante da
mettere in discussione la capacità portante delle pietre (dove sono portanti), ma è
anche questo un aspetto da valutare».
I restauri
I lavori effettuati dal giorno dellincendio ad oggi per la messa in sicurezza della
Cappella e di Palazzo Reale sono costati 13 miliardi di lire. Sono stati pagati con i
fondi che fin dal primo giorno il Governo ha inviato a Torino per far fronte
allemergenza. Altri 100 miliardi sono ora a disposizione per i restauri del Palazzo
(40 miliardi), della Cappella (50 miliardi) e del Duomo (10 miliardi).
In occasione del Giubileo, la Cattedrale dovrebbe subire interventi di ripristino sulla
facciata, si parla da tempo di riqualificare i sotterranei, ma i finanziamenti serviranno
anche alla collocazione definitiva della Sindone, non più sotto la cupola ma in chiesa.
La teca chiusa dovrebbe essere sistemata nel transetto, sotto il Palco Reale, «ma una
definizione complessiva degli interventi da effettuare in questo punto della Duomo -
spiega la Macera - non c'è ancora». La Soprintendenza sarà coinvolta perché il Palco
sovrastante si affaccia in chiesa ma è un'appendice di Palazzo Reale.
«Per costruire la sua Cappella, Guarini lavorò 25 anni - osserva larchitetto
Macera - Noi ci auguriamo di restaurarla in 5 o 6 anni, a meno di incontrare intoppi. Un
problema sarà quello di capire come organizzare bene il cantiere: la Cappella è piccola,
non possiamo mettere a lavorare tante persone insieme, dovremo organizzare più squadre e
molto ben affiatate».
I risultati degli studi sulla struttura della cupola e sulla degradazione dei marmi
dovrebbero poter essere a disposizione entro la fine del 1999. Per allora potrà partire
il cantiere. «Vogliamo arrivare ad una soluzione che per quanto possibile torni a far
lavorare la struttura come fu progettata da Guarini - spiega l'architetto Macera -
Puntiamo a mettere in opera qualche supporto qua e là, ma fare in modo che le volte e i
pilastri continuino a servire per come sono stati concepiti. Se andiamo a sostituirci
troppo alle strutture (anche in modo nascosto, dentro ai muri, come la tecnologia ormai
consentirebbe molto bene) perderemmo il valore di uno straordinario documento
architettonico. Vogliamo poter continuare a dimostrare che questa struttura sta in
piedi».
Sarà possibile? «Ci sono realistiche possibilità di fare come speriamo. Anche se
qualche aiuto lo si dovrà dare: il sistema di catene provvisorio dovrà essere
probabilmente pensato in maniera definitiva, ad esempio, perché le catene interne si sono
rotte».
Le soluzioni verranno fuori dal lavoro di tante teste e saranno frutto di tante
valutazioni, riscontri complementari. Il Soprintendente ai Beni Architettonici, Bruno
Malara, annuncia lintenzione di aprire un dibattito tra esperti, professori
universitari e studiosi dellIstituto centrale del Restauro. Ad essi saranno proposte
diverse soluzioni per ricevere pareri e non si tratta solo di capire come consolidare la
Cappella. Un capitolo importante riguarda il «significato culturale» del restauro, al di
là dei problemi tecnici. Devono essere cancellate tutte le ferite della Cappella oppure
no? Devono essere ripristinate tutte le decorazioni? Cè il rischio di realizzare un
falso?
Il nuovo volto
A nessuno verrebbe in mente di sistemare sulle Torri Palatine il marmo bianco che le
rivestiva anticamente. Nessuno pensa di ricostruire lanfiteatro romano oggi che è
raso al suolo, ma limprovvisa rovina della Cappella della Sindone è una storia
diversa. «Non ci viene in mente di ricostruire le Torri - spiega larchitetto
Macera - perché sono il documento di unepoca trascorsa e testimoniano il passaggio
di 2000 anni; la Cappella di Guarini si è ridotta così invece solo per un evento
disastroso, che nessuno ha voluto e che non documenta nessun evento storico o
sociale».
«Quello che può fare pendere dalla parte della conservazione dei danni - continua - è
piuttosto una valutazione sullautenticità di quello che si va a fare. Cè una
scuola di pensiero che dice che se noi andiamo ad integrare le ferite con le tecnologie
più raffinate e con i materiali più belli avremo qualcosa di molto diverso e lontano da
quello che fece Guarini con i mezzi del suo tempo. Larchitettura in effetti non è
solo quello che si vede, ma è documento di un lavoro, cè stato un architetto che
stava dietro alle cose e diceva: 'tu questa pietra tagliala così, questaltra
sistemala così'. Tutto con attrezzature che oggi sono sostituite da tecnologie moderne».
«Il discorso però ha unaltra faccia - prosegue Malara - Una seconda scuola di
pensiero sottolinea che la Cappella è stata progettata da un architetto, che lha
pensata nelle sue minime parti ed questa è la parte del suo lavoro che resterà. Oggi noi
possiamo riprendere insieme la funzione dellarchitetto: si riprogettano gli elementi
che devono essere reintegrati per eseguire una seconda volta il progetto, come se fossimo
agli ordini di Guarini».
«La decisione su questo punto è difficile e dovrà essere condivisa - avverte la Macera
- non può piacere ad un gruppo di studiosi ma non essere appoggiata dalla collettività.
Da un punto di vista strettamente teorico credo che lasciare la situazione del tutto
comè, così ferita, sarebbe una scelta drammatica».
Come Guarini
L'architetto Macera preferirebbe non sbilanciarsi. «Se proprio devo dire la mia, credo
che i restauri debbano fare in modo di integrare quanto meno i principali elementi
dellarchitettura originale: non possiamo lasciare un edificio con le colonne del
tamburo smozzicate, con gli spigoli rotti, con le cornici mancanti, perché sennò
lidea che ispira lopera non si legge più. I rivestimenti dei pilastri del
livello più basso sono ad esempio esplosi e danno limpressione visiva che le
colonne non ci siano più: ma se guardiamo lopera a partire dal basso verso
lalto cosa vediamo? Partire da una zona vuota, senza punti dappoggio, non ha
senso. La struttura del Guarini creava meraviglia ma stava su, mentre adesso non capisci
più niente, è rudere e basta. Le colonne in pietra del tamburo alto mancano tutte, per
esempio. Non possiamo lasciare incompiuto un arco che dovrebbe appoggiare visivamente su
un mensola sporgente e invece sembra appoggiato su di un muro piatto».
Secondo la Macera si può discutere sui particolari: una buona parte delle decorazioni
sarebbero da ricomporre (in particolare quelle del tamburo tronco conico, dove
cerano gli esagoni e le stelle), ma bisognerà ragionarci con attenzione. «Non si
può aggiustare una parte e lasciare in malora tutto il resto - osserva - Si può però
intervenire con gradazioni diverse, in modo progressivo. Bisognerà essere abbastanza
bravi da far tornare la struttura a parlare senza integrarla al punto da farne un falso».
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