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Bartolomé Esteban Murillo
(Siviglia, 1617 - 1682)
Ecce homo
, 1668-70 circa; olio su tela; Madrid, Museo del Prado; cm. 52 x 41
Pittore famoso in vita e nei due secoli seguenti soprattutto per le sue opere sacre (fu da più parti chiamato il "pittore dell'Immacolata Concezione"), sa interpretare con discrezione e solennità la religiosità del popolo di Siviglia.
E così l'Ecce homo (che fu dipinto in pendant con una Vergine addolorata anch'essa al Prado) ben esprime la religiosità intima, profonda, venata di un misto di misticismo e rassegnazione che caratterizza tutto il secolo XVII in Spagna.
La stessa posizione con cui viene mostrato Cristo induce lo spettatore a meditare sul male e il peccato che hanno provocato al Salvatore tanta sofferenza e tanto dolore: ha il capo reclinato (che sarà la posizione della morte sulla croce), gli occhi che guardano in basso, il rosso del mantello annodato che contrasta col pallore di quel volto sfigurato dalla cattiveria degli uomini.
"Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca" (Isaia 53,7)
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