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Il brano che segue presenta la leggenda dell'icona di Edessa, riportata da Evagrio (VII sec.) nella Storia Ecclesiastica (Patrologia Greca 86,2,2748). Già nella metà del IV secolo Niceforo Calistas raccontava che la prima icona di Cristo fu inviata dallo stesso Gesù al re Abgar Ukkama, principe di Osroeme.

Nel 1978 lo studioso francese Ian Wilson pubblica "Le Suarie de Turin": egli ipotizza che il mandylion altro non sia che la Sindone. Indipendentemente dalla dimostrabilità della sua tesi, riteniamo che il Volto dell'uomo della Sindone evochi nella fede l'icona del Volto di Cristo che il pellegrino contempla.

(Da Daniel Rousseau, L'ICONA, SPLENDORE DEL TUO VOLTO, Paoline, Cinisello Balsamo, 1990. Pag.211-216)




Il re di Edessa Abgar V Ukkama, principe dell'Osroene, era lebbroso. Egli mandò il suo archivista Hannan a cercare Gesù perché lo guarisse.



Poiché Gesù non poteva venire, Hannan cercò di fare il suo ritratto ma non fu possibile "a causa della gloria indicibile del suo volto che cambiava nella grazia".


Allora Cristo prese lui stesso un panno che applicò sul volto e i suoi tratti si fissarono sul panno, mandyllon, fazzoletto. Alla vista del VOLTO fissato sul mandyllon il re guarì e si convertì.


Quando il figlio di Agbar tornò al paganesimo il vescovo di Edessa fece murare il "Santo Volto".


L'imperatore Costantino, dopo le vittorie di Giovanni Kurkuas in Oriente, nella primavera del 943 aveva acquistato il Santo volto al prezzo di 200 prigionieri saraceni e 12.000 denari d'argento. Il 16 agosto 944   celebrò la festa della traslazione del Santo Volto a Costantinopoli. Oggi è festa del Volto Santo.



Così fu conosciuto il mandyllon in tutta Europa. Da qui partì la moda delle icone del Santo Volto (Laon, il velo di Veronica).



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