Il volto contemplato nella S.Sindone deve rivelarsi in ogni cristiano

Stralci dall'omelia pronunciata domenica 25 novembre 1973 dal cardinale M. Pellegrino in occasione dell'apertura dell'Anno Santo

...Là, dietro quella vetrata, in una cappella ove la pietà dei torinesi ha voluto esprimersi in una delle più belle creazioni artistiche dell'epoca, si conserva e si venera un cimelio che ci richiama, nel modo più vivo e commovente, Cristo che sparge il suo sangue per noi.
Ci richiama il Re che ha fatto d'un patibolo il suo trono, che ha conquistato il suo regno, non con la forza delle armi, ma "sacrificando se stesso immacolata vittima di pace sull'altare della croce", come diremo nel prefazio.

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All'alba di quest'anno santo, la festa di Cristo Re, all'indomani dell'ostensione della Sindone che ci ricorda la sua immolazione sulla croce, ci chiama a realizzare i grandi obiettivi di questo tempo di grazia: il rinnovamento interiore nella conversione e la riconciliazione con Dio e con i fratelli.
Se Cristo, perché ci ama, "ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue" e "ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre", se il suo è "un regno di santità e di grazia", dev'essere nostro impegno convertirci dal peccato e rinnovarci interiormente per poter discernere e seguire la volontà di Dio. Dobbiamo comportarci in modo tale da riprodurre in noi il volto di Cristo, quel volto che contempliamo nella sacra Sindone ci è invito alla riconoscenza e all'amore, ma che deve rivelarsi nella persona d'ogni cristiano, chiamato ad essere, come il Salvatore, "testimone fedele" di fronte ai fratelli.

+ Michele Card. Pellegrino, arcivescovo

Dalla "Rivista Diocesana Torinese"
N. 12 / 1973 Pagg. 468-470

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