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In occasione della ostensione della Santa Sindone
sento il bisogno di rivolgermi alla diocesi per
partecipare alcune riflessioni che mi sembrano utili nel
vivere l'avvenimento che vuol essere essenzialmente
religioso ed ecclesiale. Tutti sanno che questa
ostensione è legata al quarto centenario dell'arrivo a
Torino della Sindone, circostanza che la Chiesa torinese
intende ricordare non solo come fedeltà alla sua storia,
ma soprattutto come stimolo per un rinnovato impegno
cristiano nella realtà del nostro tempo. Guardiamo alla
Sindone come a un "segno" di Cristo e
della sua presenza. La forza evocatrice e sconvolgente
dell'immagine straziata può diventare, se accolta con
spirito semplice e retto, sussidio di una fede rinnovata
nel mistero salvifico della passione e della morte del
Signore Risorto, mistero che è scandalo per chi non
crede, ma sapienza per i cristiani. Il mistero della
Croce è ancora vivo perché la passione del Signore
aspetta un compimento nella nostra carne, nel nostro
spirito e nella nostra storia; non per nulla Gesù ha
detto: "Chi vuol venire dietro a me prenda la sua
croce ogni giorno ...".
Le visioni edonistiche della vita, le civiltà dello
"star bene", le abitudini goderecce dei
costumi sono infastidite dalla evocazione di un Cristo
crocifisso, ma il cristiano è provocato ad un esame di
coscienza fatto in umiltà e pazienza e nello stesso
tempo, suscitatore di coraggio e di speranza. Un amore
più grande e più vivo per Cristo, che ha dato la vita
per noi, può accenderci il cuore trasformando la nostra
esistenza. Ma è necessario che la visione di
"quell'Uomo"
straziato diventi per noi visione dell'umanità
crocifissa. Le sofferenze senza fine di tanti fratelli
crocifissi nella carne e nello spirito, il cumulo di
odii, di ingiustizie, di egoismi, di sopraffazioni, di
violenze, di delitti e di iniquità, che avvelenano la
convivenza umana, sfigurandone il volto e martoriandone
l'esistenza, attraverso il "Corpo della Sindone"
ci interpellano e ci domandano conto del Vangelo, in cui
diciamo di credere e a cui dobbiamo rendere
testimonianza.
La nostra comunità ecclesiale torinese, che si prepara a
vivere il suo convegno diocesano su "Evangelizzazione
e promozione umana" può e deve essere stimolata
dall'avvenimento religioso dell'ostensione ad una più
profonda sensibilità veramente evangelica, che apra la
coscienza di tutti ai problemi reali del nostro tempo e
della nostra diocesi come comunità umana e cristiana;
sicché dal doloroso travaglio, che stimo vivendo,
emergano - per la viva presenza di Cristo - i motivi
della speranza e gli impegni concreti della vita e
dell'azione futura. E' veramente necessario che
l'ostensione della Sindone non resti soltanto un fatto
devozionale, ma diventi esperienza cristiana di una
comunità ecclesiale, che ne esce rinnovata nel fervore
della fede e nella coerenza al Vangelo.
Un'ultima riflessione mi sembra opportuna. Tutti sanno
che in questo tempo Torino sarà meta di molti pellegrini
da ogni parte del mondo, tanto da permetterci di dire che
l'ostensione non è avvenimento diocesano, ma avvenimento
di tutta la Chiesa. Sarà così occasione di incontro tra
la nostra Chiesa locale e tante diocesi sorelle. Mi
sembra quindi opportuno sottolineare come tutti noi
abbiamo il dovere dell'edificazione e dell'accoglienza
verso quanti saranno nostri ospiti, ma soprattutto nostri
fratelli nella fede. La partecipazione ai vari
pellegrinaggi zonali, opportunamente preparati e
fervorosamente vissuti, sarà un motivo rilevante di
edificazione e di testimonianza, che avremo cura di
offrire a quanti da ogni parte saranno pellegrini con
noi. Ma l'edificazione più preziosa sarà quella che
sapremo dare con un impegno di accoglienza cortese e
generosa verso tutti. Così dovrà essere nelle nostre
Chiese, nelle nostre comunità, nelle nostre case, negli
incontri di ogni genere anche quelli occasionali per le
nostre strade. Torino ha sempre goduto fama di essere
città cortese e sarà preziosa testimonianza evangelica
se i credenti, in questa occasione singolare, sapranno
non solo confermare tale fama, ma accrescerla col calore
della fraternità cristiana.
In nome della diocesi dò il benvenuto più cordiale a
tutti i pellegrini del mondo con l'augurio che il "Volto
della Sindone" sia per tutti una visione che
aiuta ad incontrare veramente Gesù Cristo e ad esserne
affascinati per la vita. E il Signore custodisca e
benedica questi giorni come i giorni della sua pace e
della nostra speranza.
Anastasio A. Ballestrero, arcivescovo
Dalla "Rivista Diocesana Torinese"
N. 7-8 / 1978 Pagg. 309-310
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