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Celebrazione di apertura dell'Ostensione della Sindone
Premessa
- "Il tuo volto, Signore, io cerco"
- "Ecco l'uomo"
Come arrivare all'incontro con Gesù
- Conclusione
Premessa
Con questa solenne celebrazione eucaristica diamo inizio ufficiale alla straordinaria Ostensione della Sindone, che il Santo Padre Giovanni Paolo II° ha voluto che si ripetesse a soli due anni di distanza dalla precedente, per sottolineare lo stretto legame che c'è tra il messaggio dell'immagine sindonica e i contenuti spirituali del grande Giubileo del 2000.
La Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato ci aiuta ad entrare in quel clima interiore di fede e di preghiera che, favorito dalla contemplazione dell'immagine dell'uomo della Sindone, ci consente di realizzare una profonda sintonia col Signore Gesù, crocifisso e risorto. Guardando infatti questo lino prezioso ci sentiamo stimolati a sostare in silenzio per meglio comprendere l'abisso misterioso dell'amore di Dio per noi. Qui possiamo riconoscere i segni delle grandi sofferenze che Gesù ha affrontato nella sua passione e nella morte in croce di cui i Vangeli soprattutto, ma anche altre pagine della Scrittura ci danno dettagliate informazioni.
Desidero sottolineare come, davanti a questa immagine, se restiamo col cuore aperto alla preghiera, acquistino una risonanza particolare dentro di noi le parole del profeta Isaia: "Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori… È stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità… per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is 53, 4-5). Anche le parole di San Paolo ai Filippesi sono un toccante messaggio di amore: "Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma… apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" ( Fil 2, 5-8).
La nostra risposta ad un amore così grande non può essere diversa da quanto ci suggerisce Giovanni nel suo Vangelo quando, dopo averci narrato l'episodio del colpo di lancia sul costato di Gesù, ormai morto, ci ricorda che dobbiamo dare compimento alle parole della Scrittura che dice: "Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto" (Gv 19, 37).
Noi ora siamo qui a contemplare un uomo crocifisso la cui immagine è impressa sulla Sindone, e ci sentiamo profondamente commossi nel constatare un impressionante e perfetto riscontro tra questa immagine e quanto i Vangeli ci narrano della passione e morte di Gesù.
1. "Il tuo volto, Signore, io cerco" (Sal 27, 8).
Un anelito profondo ha sempre accompagnato gli uomini che in tutti i tempi si sono posti il problema di Dio: trovare una prova convincente non solo della sua esistenza ma anche di un suo legame di amore per noi. Questa prova Dio stesso ce l'ha offerta col mistero dell'Incarnazione del suo Figlio. Dice infatti San Giovanni nel suo Vangelo: "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18).
Anche noi oggi ci sentiamo stimolati a metterci in questa importante ricerca del volto di Dio. "Il tuo volto, Signore, io cerco!" (Sal 27, 8). È il motto che ho voluto scegliere per questa Ostensione della Sindone al fine di sottolineare il grande desiderio che tutti abbiamo di incontrare il Signore per sentirci veramente convinti che il suo amore ci sostiene, ci avvolge nella sua tenerezza quando siamo nella fatica e ci garantisce l'incontro definitivo con Lui dopo questo pellegrinaggio terreno.
Ma dove trovare questo volto? Dove incontrare la persona di Gesù? Come convincermi che Egli è venuto veramente tra noi, ha sofferto, è morto ed è risuscitato perché io avessi la certezza di un suo dono totale di salvezza per la mia persona?
Non è la Sindone che risponde a queste domande, ma il Vangelo. È lì che la mia fede trova il suo fondamento e il suo conforto. Il percorso spirituale che normalmente proponiamo ai pellegrini che vengono a venerare la Sindone è di saper andare oltre all'immagine sindonica per risalire al Gesù dei Vangeli. È una proposta legittima e normalmente ricca di frutti. Ritengo però che potrebbe essere spiritualmente più efficace anche il tentativo di fare il percorso inverso: prima leggere e meditare attentamente quanto i Vangeli ci narrano della passione e morte di Gesù e rinfrancare così la nostra fede su quelle fonti storiche e poi venire in silenziosa preghiera davanti alla Sindone.
Solo così, sapendo già con fede certa ciò che Gesù ha sofferto per noi, si può lasciar libero il cuore non solo per vivere un sentimento di stupore per l'impressionante rassomiglianza tra quanto qui si vede e quanto ci racconta il Vangelo, ma anche perché ci si senta inondati dall'amore infinito di Gesù Cristo. In questo modo la Sindone, segno silenzioso ed affascinate della sofferenza del Signore, diventa un aiuto alla fede, nella quale si radica e si alimenta un dialogo intimo di preghiera come risposta di amore a Colui che per noi non ha esitato a consegnarsi alla morte.
Mi piace immaginare che la Sindone, questo dono prezioso che Gesù ha voluto fare alla sua chiesa e all'umanità, e che per singolare privilegio Torino ha la fortuna di custodire, voglia oggi farsi nostra compagna di viaggio in questa ricerca del volto del Signore. "Io ti posso aiutare - sembra dirci - nella tua meditazione, nella tua preghiera e nella tua sete di fede con cui cerchi Colui al quale io ti rimando. Io sono solo "segno", non fermarti a me, cerca di andare oltre per raggiungere quella realtà che io ti indico e che è la persona di Gesù".
Questo è l'autentico significato spirituale e pastorale dell'Ostensione. Noi mostriamo la Sindone a tutti coloro che vengono qui affinché il suo drammatico e commovente messaggio favorisca un più serio e convinto orientamento sulla persona di Cristo.
2. "Ecco l'uomo" (Gv 19,5)
A tutti noi che sostiamo ora devotamente davanti all'immagine sindonica, a coloro che da casa sono in preghiera con noi attraverso la televisione e a quanti verranno qui pellegrini nelle prossime settimane vorrei ricordare le parole con le quali Pilato, durante il processo, ha presentato Gesù al popolo: "Ecce homo, ecco l'uomo!" (Gv 19, 5). A tutti voi che guardate la Sindone oggi io dico: "Ecco l'uomo!".
La Sindone ci aiuta a fissare lo sguardo sull'uomo, su ogni uomo:
- innanzitutto sull'uomo per eccellenza, che è Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è fatto uno di noi, "provato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Ebr 4, 15). In questo uomo, nel quale il Padre ha posto tutta la sua compiacenza, perché è il suo Figlio unigenito, noi tutti ci riconosciamo, ci specchiamo come sul vero nostro modello, l'uomo definitivo, e ci sentiamo da lui accolti, amati e salvati.
- inoltre su ogni essere umano per riuscire a riconoscere i tantissimi e drammatici segni della passione di Cristo che molti fratelli e sorelle vivono nel loro corpo e nel loro spirito. Non solo riconoscere ma anche saperci fare carico delle sofferenze di persone, vicino o lontane, che attendono la nostra concreta solidarietà.
- infine su ciascuno di noi, perché noi pure siamo segnati dalla croce, dalla prova della sofferenza o della lotta spirituale che si deve affrontare nel nostro cammino di conversione e di santità. Anche noi, come San Paolo, talvolta constatiamo di avere nella nostra persona i segni (le stigmate) di una sofferenza che ci avvicina a Gesù (cfr. Gal 6, 17). Tutto questo, anziché allontanarci, ci avvicina maggiormente al nostro salvatore fino a dire anche noi con l'apostolo: "Quanto a me non ci sia altro vanto se non nella croce del Signor nostro Gesù Cristo" (Gal 6, 14).
3. Come arrivare all'incontro con Gesù.
Questa celebrazione non è la sede opportuna per affrontare le note questioni che storici e scienziati si pongono nei confronti della Sindone. Siamo rispettosi della scienza, la quale deve fare il suo cammino e le sue verifiche oneste. Già il Santo Padre diceva proprio qui, davanti alla Sindone, il 24 Maggio 1998: "Non trattandosi di una materia di fede la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni" (n. 2).
Il mio compito nei riguardi della Sindone non è scientifico ma pastorale. Sento perciò il dovere di offrire un incoraggiamento spirituale ai pellegrini che verranno a Torino affinché si accostino alla Sindone con occhi limpidi e con cuore aperto sul mistero dell'amore di Gesù, al quale la Sindone rimanda. Bisogna saper fare questo passaggio fondamentale: non fermarsi all'immagine ma riuscire ad arrivare alla persona di Cristo.
Per capire meglio come si possa realizzare tutto questo ci viene in aiuto un testo di San Bonaventura nel quale questo grande Dottore della Chiesa ci parla del possibile e doveroso incontro dell'uomo con Dio: "Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò interroga la grazia non la scienza, il desiderio non l'intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l'uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l'essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti" ("Itinerario della mente in Dio", Padova 1985, 169).
Conclusione
Ostensione della Sindone e Anno santo del Grande Giubileo del 2000: una in funzione dell'altro. La Sindone ci aiuta perciò a realizzare quanto il Santo Padre ci dice all'inizio della Bolla Incarnationis Mysterium: "Con lo sguardo fisso al mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio, la Chiesa si appresta a varcare la soglia del terzo millennio" (n. 1).
Camminiamo con lo sguardo fisso su Gesù, sapendo di averlo già incontrato, ma convinti che abbiamo sempre bisogno di cercarlo ancora.
Per questo dobbiamo perseverare nella nostra implorazione: "Il tuo volto, Signore, io cerco".
+ Severino card. Poletto
Arcivescovo di Torino
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