Symposium
Torino (Italy)
2/3/2000 - 6/3/2000


Ricognizione dell'Arcivescovo
Questa mattina l’Arcivescovo di Torino e Custode della Sindone mons. Severino Poletto ha compiuto una ricognizione sul Telo, conservato nel recinto del Duomo di Torino. Insieme con l'Arcivescovo erano presenti studiosi di tutto il mondo riuniti a Torino per il Simposio internazionale di studi. L’esame sul Lenzuolo ha confermato le eccellenti condizioni di conservazione.
 
Mons. Poletto ha ringraziato gli studiosi e ha rivolto un invito a proseguire le ricerche, "con umiltà e rispetto" e anche "con grande serenità, abbandonando le polemiche con chi ha opinioni diverse dalle proprie".
 
Il Custode della Sindone ha proseguito la sua riflessione presentando il suo atteggiamento di credente nei confronti del Telo che reca così evidenti le tracce di una Passione e di una morte che richiamano direttamente quelle di Gesù Cristo così come sono testimoniate dai Vangeli. "Io non posso affermare con certezza – ha detto mons. Poletto – che questa sia l’immagine di Gesù Cristo crocifisso e risorto nel quale io credo profondamente; però, partendo da questa immagine, la mia fede compie un percorso che mi rimanda al Cristo dei Vangeli; e dal Cristo ai fratelli".
 
Alla ricognizione hanno partecipato i 39 studiosi (20 stranieri e 19 italiani) impegnati nel Simposio, i cui lavori sono iniziati nel pomeriggio di giovedì a Villa Gualino. Il Simposio, presieduto dai proff. Silvano Scannerini e Piero Savarino dell’Università di Torino, è dedicato a fare il punto sullo stato degli studi sindonologici nelle varie discipline.
 
I lavori della prima sessione sono stati aperti, nel pomeriggio di ieri, da mons. Giuseppe Ghiberti, vicepresidente della Commissione diocesana per l’ostensione della Sindone. La prof. Mechthild Flury Lemberg, esperta di tessuti, direttrice emerita del museo Abegg di Berna, che già da anni fa parte della Commissione diocesana per la conservazione, ha tenuto la prima relazione sul tema "La struttura del Lino". Secondo la studiosa il tessuto della Sindone è stato realizzato secondo tecniche di manifattura conosciute già nel I secolo dopo Cristo, e con un tessuto di lino particolarmente pregiato, probabilmente importato dall’Egitto. La prof. Flury Lemberg ha confrontato i risultati dell’indagine sulla Sindone con quelli compiuti su un tessuto analogo, del I secolo dopo Cristo, rivenuto a Masada. "Rimane l’enigma della formazione dell’immagine – ha detto la prof. Flury Lemberg – ma tutte le indagini finora compiute ci confermano che non si può trattare né di un disegno né di una pittura o di una stampa".
 
Anche il prof. Alan Adler (docente emerito di Chimica nell’Università del Connecticut) ha ricordato che, per quanto riguarda le indagini sulle caratteristiche fisiche e chimiche, tutti gli elementi confermano che l’immagine sindonica non può essere stata in alcun modo "dipinta" e che ha avvolto il corpo di un uomo. "Di quale uomo si tratti è materia che riguarda la fede e non la scienza".
 
A confermare la tesi che non si tratta di un dipinto, il prof. Adler ha ricordato che il livello di colorazione sul tessuto è uguale per tutte le fibre analizzate (l’esame è stato compiuto con un densitometro). Per quanto riguarda la conservazione anche il prof. Adler, come già la dr. Flury Lemberg, ha sottolineato che il problema di una corretta conservazione (ritardando al massimo il processo di ossidazione) deve essere la preoccupazione fondamentale per chi si occupa della Sindone: infatti se il tessuto, seguendo i normali processi di ossidazione, continua ad "invecchiare", inevitabilmente l’immagine "scomparirà".
 
La terza relazione è stata tenuta dal prof. Ron Jenkins sul tema "Radiografia e fluorescenza ai raggi X della Sindone". Fino ad ora è stata accertata la presenza di calcio e stronzio e di ferro nel sangue delle macchie sindoniche; non sono stati rilevati pigmenti applicati (confermando una volta di più che non si tratta di un dipinto), né la presenza di vermiglione. Lo studioso ha anche sottolineato come strumenti più moderni quali la diffrazione a raggi X possano rilevare la presenza di ossido di ferro ma non di sangue e come si possano individuare pieghe antiche studiando la curva delle fibre.